Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

I discorsi

A Chiasso da una parte Cassis parla di coesione nazionale e dall’altra Marina Carobbio di opportunità nella diversità - Gobbi trova una metafora ideale a Melide, mentre Vitta nel film Ritorno al futuro

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean
(Foto Keystone)

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

(Foto Keystone)

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

Tra bandiere, ponti e viaggi con la DeLorean

«Nord sud ovest est, starò cercando lei o forse me», cantavano gli 883. Diversi gli oratori che ieri hanno citato – secondo le versioni scritte dei discorsi, trasmesse alla nostra redazione – i quattro punti cardinali, sovrapponendoli a una Svizzera variegata e unita. Ignazio Cassis ha visitato le quattro regioni linguistiche. Il consigliere federale è stato a Krauchtal, nelle colline dell’Emmental bernese, poi sull’alpeggio dell’Etivaz e a Chiasso. E oggi sarà a Zuoz, per festeggiare i cent’anni della Lia Rumantscha. Nel discorso chiassese: «La coesione nazionale non è un proclama politico; è un fatto che ci contraddistingue. Non è una banalità; è una condizione eccezionale (...) Al momento della mia elezione in Consiglio federale, ormai quasi due anni fa, mi sono posto un obiettivo: contribuire a unire il nostro Paese e le sue diverse culture». Sulla frontiera: «La frontiera è al contempo una ricchezza e una sfida costante. Voi delineate la Svizzera. La Svizzera non sarebbe tale senza di voi. La Svizzera ha bisogno dei suoi punti cardinali». Sulla bandiera: «Questa croce bianca su sfondo rosso non cambierà, così come non cambierà la simmetria perfetta tra l’asse orizzontale e quello verticale. Questo equilibrio è il collante che ci tiene assieme. Rappresenta l’integrazione delle diverse culture di questo Paese. Ci ricorda la nostra appartenenza a un progetto che dura da sette secoli: il progetto Svizzera».

Di unione – e divisione – ha parlato anche il consigliere di Stato, Norman Gobbi, a Melide, dove ha concentrato parte del suo discorso sull’accordo quadro con l’Unione europea. È partito dal ponte diga: «Una diga che divide due rami del lago. Un ponte che unisce due territori, così da creare quel collegamento più diretto tra nord e sud che ha rappresentato e rappresenta una grande opportunità per il nostro Cantone nel contesto nazionale e internazionale (...) Occorre saper dividere, come fa questo sbarramento tra Melide e Bissone, ciò che porta giovamento alla causa elvetica, da ciò che invece comporta un rischio, un pericolo. E poi, come fa il ponte, unire gli sforzi per giungere a un risultato positivo. Fuor di metafora: mi preoccupa molto quanto sta facendo il nostro Consiglio federale con l’accordo istituzionale con l’Unione europea». Anche il suo collega di governo Christian Vitta a Ghirone ha parlato di connessioni, con il film Ritorno al futuro quale spunto di partenza. Il direttore del DFE vorrebbe tornare al 1291: «Sarebbe interessante raccontare alle persone di quel tempo come, da una collaborazione tra i futuri cantoni, siamo arrivati a uno Stato federale, indipendente, neutrale, unito nella sua diversità e rispettoso delle minoranze». Vitta, sulla sua DeLorean, si concentra su lungimiranza e progettualità elvetiche. E cita un altro ponte. «Pensiamo al Ticino e al ponte sempre più solido che ci lega, anche grazie all’epocale evento dell’apertura di AlpTransit, all’area metropolitana di Zurigo. Una connessione che occorre sfruttare e promuovere con progetti concreti».

Claudio Franscella, presidente del Gran consiglio, a Massagno ha parlato di sfide. «Tante sfide che dovremo saper affrontare in virtù della nostra indipendenza, della nostra capacità di promuovere lo scambio di idee e della capacità di costruire ponti tra le diverse culture. Anche il Ticino se non si fosse dato da fare per aprirsi al sud e al nord, sarebbe ancora una terra povera e di emigrazione (...) Quest’identità di popolo variegato ci ha insegnato a non escludere ma ad incontrarci piuttosto che a scontrarci. Continuiamo quindi a rimanere uniti ma pure aperti». La consigliera nazionale Roberta Pantani, a Riva, ha chiesto invece una chiusura, quella notturna dei valichi secondari. «Siamo solo una popolazione che chiede in modo più che legittimo una maggiore sicurezza a tutela dei propri confini (...) Oltre che dalla citata chiusura notturna, la richiesta di maggiore sicurezza va pretesa anche con un presidio costante di tutti i valichi. Seppure efficaci, i controlli nelle retrovie non sono sufficienti per prevenire l’attività dei criminali. Non dobbiamo permettere che chiunque possa venire da noi a fare quello che vuole, imporci leggi e dirci cosa ci è consentito e cosa no». Chiaro il destinatario. A Bruxelles si è rivolto anche Giovanni Merlini, da Locarno. «È giunta l’ora che finalmente Bruxelles modifichi il suo atteggiamento rigido e discriminante nei confronti del nostro Paese». Interessante la citazione di Merlini: «Un personaggio politico bleniese di nome Brenno Bertoni definì il modello svizzero come il più magnifico fenomeno sociale del mondo (...) Siamo infatti riusciti, senza materie prime, a sviluppare un’economia competitiva e ben integrata a livello internazionale (...) Siamo un Paese aperto che intrattiene scambi di varia natura con il resto del mondo, senza i quali non saremmo ciò che siamo». Marco Romano, a Melano, ha spiegato: «A chi desidera dividerci, sia dall’esterno sia dall’interno fomentando paure e contrapposizioni, spero che la comunità dia una risposta fatta di responsabilità e unità, fatta di azione. Questo deve portare a unirci, a stare insieme e a compattarci. La Svizzera è la sua comunità: concittadine e concittadini che fanno e agiscono quotidianamente. Non esistono quelli autentici o non autentici, i buoni o i cattivi: c’è chi fa e chi non fa». È andata oltre, sempre a Chiasso – chiudiamo così il giro del nostro cantone –, Marina Carobbio, presidente del Consiglio nazionale, che ha ricordato figure come Henry Dunant, Iris von Roten, con il suo femminimso moderno, e Paul Grüninger, ma anche Sohail Ajab Khan, ideatore del progetto Education for Integration: «Io, voi e molti altri non qui presenti oggi portiamo avanti l’idea e la speranza di una Svizzera diversa, capace di continuare il lavoro di Dunant, Von Roten e Grüninger, ma anche di dare voce e opportunità a persone come Sohail Ajab Khan e di non lasciare “indietro” chi è in difficoltà. Una Svizzera solidale, multiculturale, aperta, umanitaria e giusta».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1

    Sfitto su e affitti giù? Sì, però...

    L’ANALISI

    A Lugano l’aumento dellle abitazioni vuote alimenta la speranza di trovare una sistemazione a canoni più favorevoli - Gli affitti negli ultimi quattro anni sono calati, ma prima erano cresciuti

  • 2
  • 3

    Lombardia verso la zona arancione: cosa cambia

    Pandemia

    Nella Regione di confine il tasso di positività scende al 12% e l’assessore Gallera annuncia: «Presto allentamento delle misure» - Gli spostamenti oltre confine solo per motivi di lavoro, studio e salute

  • 4

    Radicalismo in Ticino, ombre e casi mai chiariti

    Aggressione alla Manor

    Il nostro cantone è stato crocevia di varie vicende sospette: dai giovani partiti come foreign fighters ai presunti finanziamenti dal Qatar, fino agli scontri legali tra l’imam di Viganello e gli 007 elvetici, che lo accusavano di sostenere la jihad

  • 5

    «Bellinzona, in sé, è già un’idea forte»

    Territorio

    Il paesaggista Andreas Kipar, che ha accompagnato il Municipio cittadino nella stesura del Programma d’azione comunale, risponde alle critiche degli architetti del Seminario di progettazione: «Bisogna pensare prima al corpo, poi all’anima e solo alla fine al vestito: la riflessione deve partire dalla campagna»

  • 1
  • 1