Tre casi di variante Delta la scorsa settimana in Ticino

verso la normalità

La situazione epidemiologica nel nostro cantone è attualmente positiva, ma «il virus non va in vacanza» e le autorità guardano già all’autunno, ha spiegato Giorgio Merlani – I check-point vengono chiusi, riaperto anche il pronto soccorso dell’Ospedale Italiano di Lugano

Tre casi di variante Delta la scorsa settimana in Ticino
© CdT/ Gabriele Putzu

Tre casi di variante Delta la scorsa settimana in Ticino

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Nuova conferenza stampa dalla sala stampa di Palazzo delle Orsoline a Bellinzona per aggiornare la popolazione sull’andamento epidemiologico in Ticino. Relatori dell’incontro il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa, il medico cantonale Giorgio Merlani e il vice capo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) Mattia Lepori.

LA DIRETTA

Il primo a prendere la parola è stato Raffaele De Rosa: «La situazione epidemiologica è nettamente migliorata. Siamo entrati in una nuova fase della pandemia e ci saranno degli adattamenti. In primis la campagna di sensibilizzazione, che passa dall’arancione al blu». Il Consiglio di Stato ha nel frattempo risposto a Berna, dicendosi d’accordo con gli allentamenti proposti dal Consiglio federale. «Ci siamo espressi pure sulle nuove norme per l’entrata in Svizzera, chiedendo di tenere alta l’attenzione nei confronti di chi proviene da aree in cui le varianti sono ancora importanti». Il direttore del DSS ha ricordato che «non è ancora finita» e bisogna restare vigili sui quattro pilastri: limitare i rischi, testare, farsi testare al minimo sintomo, proteggere sé stessi e gli altri, vaccinare.

Oggi abbiamo superato le 120.000 persone vaccinate con le due dosi in Ticino. Attualmente ci sono 15.000 persone in lista d’attesa. «L’obiettivo è vaccinare il prima possibile quanti lo desiderano». Ecco perché ieri è stato mandato un SMS a chi è iscritto a Giubiasco invitandolo a spostarsi, se lo desidera, a Biasca. Considerato l’andamento dei contagi, i check-point vengono ora chiusi.

«Il virus non va in vacanza - ha aggiunto De Rosa - e anche noi abbiamo già lo sguardo rivolto all’autunno. Abbiamo imparato molto e, se necessario, ci faremo trovare pronti».

Attenti alla variante indiana

Ha poi preso la parola Giorgio Merlani. «La situazione attualmente è positiva. Il Ticino è il cantone con l’incidenza più bassa. Quello che invece dà un po’ meno segnali positivi è la costante incertezza sulle varianti. Sappiamo che esistono due tipo principali, quella «preoccupante» e quella «interessante». La ex variante inglese, ora variante Alfa, è attualmente la variante dominante. Abbiamo poi la variante Beta, l’ex sudafricana (in Ticino ci sono stati dei casi già in dicembre ma non ha poi mai preso il sopravvento). La variante Gamma, quella brasiliana, ci ha toccati con pochi casi (due settimana scorsa, dopo un soggiorno in Brasile). La variante Delta (indiana) deve essere tenuta sotto controllo. Settimana scorsa abbiamo avuto tre casi».

Il medico cantonale si è concentrato sulla «nota positiva»: le vaccinazioni. «Un cittadino al mondo su cinque ha ricevuto almeno una dose. Ovviamente ci sono enormi disparità tra zone geografiche. Ma sappiamo che da questa crisi usciremo tutti insieme». A livello locale, in Svizzera attualmente vengono utilizzati solo i vaccini a mRna, «i cui dati sono piuttosto incoraggianti anche contro le varianti».

Il 23 giugno la conferma: 12 mesi di protezione con il vaccino

C’è inoltre attesa del 23 giugno per la conferma definitiva sul fatto che la protezione del vaccino abbia una durata di 12 mesi. Per chi è guarito dalla COVID-19, invece, la durata di «protezione» dovrebbe restare di sei mesi.

Merlani informa la popolazione che a partire da domani il Cantone (e di conseguenza i media) non fornirà i dati dei contagi sabato e domenica. Le cifre del lunedì mattina riguarderanno pertanto l’intero weekend. Il medico cantonale parla di «ottimismo, ma cauto ottimismo» e invita a «non abbassare la guardia» e a «non rinunciare a farsi vaccinare».

Stop all’ospedale unico COVID, pazienti in tutte le strutture

Mattia Lepori, vice capo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale, ha fornito i numeri degli ospedali: attualmente ci sono tre pazienti COVID ricoverati, tutti in reparto. «La situazione è tranquilla». Anche il settore ospedaliero ha intrapreso un cammino per una «nuova normalità». A partire dal 5 luglio i pazienti COVID verranno accolti in tutte le quattro sedi ospedaliere del cantone, e non saranno più concentrate in un’unica struttura, mantenendo la collaborazione con la Clinica Luganese Moncucco.

«Nel tempo abbiamo acquisito molte conoscenze ed è un bene considerato che dovremo convivere con questa malattia forse per anni - ha aggiunto Lepori -. La strategia di centralizzare i casi è stata molto onerosa per i pazienti che non hanno potuto essere curati in strutture di prossimità, per il personale che ha dovuto essere trasferito a Locarno, è stato necessario trasferire materiale tecno-medico, tutto questo ha avuto un’influenza estremamente importante nell’attività non-COVID. La pianificazione per il futuro viene portata avanti da tempo. Le attività posticipate sono state recuperate e si sta tornando all’offerta pre-pandemica. Lunedì prossimo verrà riaperto anche il pronto soccorso dell’ospedale Italiano di Lugano (nelle fasce diurne). L’unica struttura che rimane necessaria è il piccolo reparto di pediatria degente a La Carità».

Le domande dei giornalisti

Considerato che i residenti delle case anziani sono stati i primi a essere vaccinati e che negli anziani «la risposta immunitaria degli ospiti può non essere così solida», ha spiegato il dottor Merlani, è possibile che lì si tornerà a vaccinare le persone vulnerabili «a novembre o dicembre».

Il medico cantonale ha detto che «il virus tornerà». È probabile che sarà come «il ciclo dell’influenza», ma «non credo che produrrà un impatto come avvenuto durante la prima ondata», quando la patologia non era conosciuta e il 100% della popolazione era vulnerabile.

«Per me è importante far capire ai cittadini che, anche sulla base dello studio dell’Università di Edimburgo, il 70% dei nuovi positivi non era vaccinato. Questo dimostra che, anche a fronte del rischio delle nuove varianti, il vaccino permette di proteggere, magari non per forza dalla malattia ma dai decorsi gravi».

Attualmente ci sono 40 studi medici che posso accogliere pazienti per la vaccinazione «di prossimità». Anche se non è così semplice vaccinare con queste modalità ed è meglio preferire i centri cantonali.

In vista delle vacanze, il medico cantonale incoraggia la popolazione a «informarsi bene sulle regole dei Paesi» e a valutare l’incidenza e i rischi che si corrono. «Bisogna tenere sott’occhio dove si va, soprattutto i paesi con le varianti».

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