«Un aiuto per rafforzare pluralità e democrazia»

Alle urne

Manuele Bertoli sul pacchetto di misure in favore dei media in votazione il 13 febbraio: «Un sistema d’informazione ben funzionante è assolutamente vitale, specialmente nella Svizzera italiana»

«Un aiuto per rafforzare pluralità e democrazia»
© CdT/Gabriele Putzu

«Un aiuto per rafforzare pluralità e democrazia»

© CdT/Gabriele Putzu

È un sì convinto quello espresso dal Consiglio di Stato ticinese in favore del pacchetto di aiuti ai media, tema in votazione il prossimo 13 febbraio su scala nazionale.

In una presa di posizione, il Governo ha infatti invitato la popolazione a sostenere il pacchetto di misure. E questo perché il progetto, approvato sia dal Consiglio federale che dal Parlamento e poi sottoposto a referendum, permetterebbe «di rafforzare i mezzi di informazione locali e regionali, che accanto all’essenziale ruolo dell’emittente pubblica assicurano al Ticino e alla Svizzera italiana la pluralità di voci necessaria al buon funzionamento della democrazia diretta». Insomma, il Consiglio di Stato è convinto che per la Svizzera italiana - intesa anche come minorità linguistica e culturale - la posta in gioco sia alta. Non a caso, nella nota stampa dell’Esecutivo viene ribadito che «il Consiglio di Stato esprime l’invito alle cittadine e ai cittadini ticinesi a votare ‘‘Sì’’» anche e soprattutto «considerata l’importanza che l’oggetto posto in votazione ha per il nostro cantone».

Una rilevanza particolare
Importanza sottolineata pure dal presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, da noi contattato: «La democrazia si basa anche, se non soprattutto, sulla circolazione delle idee, sull’informazione di qualità, sulla comunicazione. Un sistema dei media ben funzionante è quindi assolutamente vitale», premette il consigliere di Stato socialista al CdT. E tutto ciò diventa ancora più rilevante nel nostro cantone: «In una regione linguistica piccola e minoritaria come la nostra, il contesto diventa più complesso poiché in qualche modo l’elemento ‘‘mercato’’ gioca un ruolo più ridotto» rispetto ad altre realtà, come quelle presenti in Svizzera tedesca. E quindi, aggiunge Bertoli, «l’aiuto da parte dello Stato per una informazione corretta è per noi, e per la nostra democrazia, molto importante».

L’alternativa, per noi, sarebbe abbastanza difficile da immaginare o da sopportare

Già, anche nel comunicato dell’Esecutivo cantonale viene evidenziato che il pacchetto di aiuti «assume una rilevanza particolare per il Ticino - e per l’intera Svizzera italiana - perché permetterebbe di rafforzare realtà commerciali che attualmente soffrono, a causa dell’esiguità numerica del loro pubblico di riferimento, e che grazie alle nuove sovvenzioni potranno garantirsi un futuro a lungo termine». Un futuro da assicurare, aggiunge poi Bertoli, «perché l’alternativa, per noi, sarebbe abbastanza difficile da immaginare o da sopportare: un ‘‘no’’ a questo pacchetto significherebbe avere minore informazione, oppure informazioni di scarsa qualità, oppure ancora delle informazioni tradotte o ‘‘filtrate’’ da altre realtà che poco hanno a che fare con la nostra».

Più voci
Ma nella presa di posizione del Governo non si fa ‘‘solo’’ riferimento al plurilinguismo e alle particolarità della nostra regione. L’altro riferimento, ovviamente, va alla pluralità in senso lato, alla possibilità di informarsi tramite più voci. Ancora Bertoli: «Sicuramente la pluralità è essenziale per il dibattito pubblico, per lo scambio di idee. Una pluralità che va sì garantita, ma soprattutto combinata con la qualità. I media hanno dei professionisti che lavorano con una deontologia, un loro ‘‘codice’’, riportano i fatti per quello che sono, distinguono i fatti dalle opinioni, e così via. Non è tipo di informazione che può fare chiunque tramite Facebook. In questo senso il ruolo dei media di qualità è centrale per la vita democratica del nostro Paese».

Niente contropartita
Se da una parte c’è la questione della pluralità, dall’altra c’è quella dell’indipendenza. Tra i contrari al pacchetto di misure, infatti, si teme che l’accresciuto aiuto da parte dello Stato possa minare l’indipendenza dei media privati dall’Ente pubblico. Per Bertoli, tuttavia, si tratta di un falso problema: «Credo sia davvero una questione non pertinente nella misura in cui non ci sono contropartite previste (e nemmeno ipotizzate) in cambio degli aiuti». «Si tratta - conclude il presidente del Governo - di un aiuto legato al mantenimento di un sistema che se dovesse cadere ci renderebbe tutti più poveri. L’informazione è un bene estremamente importante. Non dimentichiamo che siamo un Paese in cui si vota molto spesso. Le persone devono farsi un’opinione. E un’informazione di qualità è funzionale a questo sistema, la democrazia diretta, a cui tutti siamo molto attaccati».

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