Un piano per il dopo-epidemia

mozione

I deputati PLR Paolo Ortelli, Matteo Quadranti e Natalia Ferrara si rivolgono al Governo per elaborare una riflessione progettuale per il futuro

Un piano per il dopo-epidemia
EPA/MAXIM SHIPENKOV

Un piano per il dopo-epidemia

EPA/MAXIM SHIPENKOV

È guardando al dopo-epidemia e con l’obiettivo di promuovere «una riflessione progettuale da condividere quanto prima nei diversi ambiti, in tutti i settori economici centrali e a tutti i livelli politici» che i deputati PLR Paolo Ortelli, Matteo Quadranti e Natalia Ferrara hanno indirizzato al Governo cantone una mozione che chiede proprio l’elaborazione di un piano di questo tipo.

«L’obiettivo - si legge nel documento - è fare propria una visione ad ampio respiro sul e per il futuro del nostro Cantone facendo tesoro delle (per certi versi) clamorose criticità che questa emergenze sanitaria ed economica ha messo in luce».

I granconsiglieri prendono ad esempio la reazione della Corea del Sud all’epidemia, evidenziando che l’esperienza fatta nel Paese con la Mers nel 2015 ha permesso una adeguata preparazione, che ora si traduce con un numero di decessi molto contenuto.

«La Svizzera - scrivono - nostro malgrado, risulta al momento uno dei Paesi al mondo più colpiti della pandemia».

Ecco le considerazioni e le proposte dei mozionanti:

Bisogno locale – manodopera estera

Una volta superata l’emergenza sanitaria, la dialettica politica tornerà necessariamente ampia. Nondimeno, questa emergenza non può non delineare un’incontestabile serie di interventi di pianificazione per il Ticino dei prossimi anni. Ciò che si sa, spesso si dimentica.

Ed è così che il Cantone si è scoperto fragile anche a causa della (sottovalutata?) strutturazione e stratificazione dell’impiego in diversi settori della nostra economia troppo esposti, per non dire eccessivamente dipendenti da manodopera proveniente da oltre confine.

In particolare ciò vale per l’ambito sanitario, settore strategico fondamentale, in tutte le sue componenti. Ma non solo. Edilizia e manifatturiero, come da tradizione in cui il fenomeno si è anche spostato sempre più in ambito di quadri dirigenti, ma anche e soprattutto nel settore terziario, dove l’impiego di personale non residente è esploso con conseguenze negative sulla struttura sociale ed economica del Cantone.

In questo contesto, il dramma economico oltre che sanitario che sta vivendo la Lombardia lascia presagire – una volta superata l’emergenza epidemiologica – una pressione se possibile ancora maggiore sul mercato del lavoro ticinese da parte di cittadini italiani alla (legittima) ricerca di lavoro. Il Cantone annualmente fornisce dati statistici esaustivi su questa realtà nota a tutti ma su cui sembra non più possibile riflettere con pragmatismo e senza rimanere prigionieri di posizioni dogmatiche contrapposte.

Inoltre, e deve ugualmente farci riflettere, la Lombardia potrebbe trovarsi suo malgrado anche in futuro confrontata con una carenza di manodopera sanitaria e decidere di precettare i suoi cittadini attivi in Ticino. Pandemie come quella in corso, purtroppo, non sono escluse nel prossimo futuro. Anche a prescindere dallo scenario di futuri allarmi sanitari è comunque verosimile che la vicina Italia rifletta sull’opportunità di potenziare il suo sistema sanitario e, quindi, impiegare i suoi cittadini formati piuttosto che lasciarli emigrare o, in caso di crisi, doversi appellare alla solidarietà estera. Abbiamo visto tutti negli scorsi giorni squadre mediche arrivare in Italia addirittura dalla Cina, dalla Russia e da Cuba. Siamo sicuri che sarà così anche in futuro? Vogliamo davvero correre il rischio?

Decisioni forti di politica cantonale – anche con i bilaterali si può fare

Che cosa fare dunque? A nostro avviso vanno coraggiosamente immaginati scenari di riequilibrio del mercato del lavoro, agendo sulle leve di competenza cantonale e staccandosi dalla polemica sugli accordi di libera circolazione delle persone, che non competono al Ticino e sul quale il nostro margine di manovra è (e resterà!) limitato. Gli accordi blaterali, complessivamente necessari e preziosi per l’economia elvetica, devono – soprattutto in Ticino – piuttosto essere visti come un quadro operativo generale, non un freno all’innovazione interna o una scusa per atteggiamenti passivi, rassegnati o, peggio, indolenti.

Seppur opportunamente nel quadro della libertà economica e nel rispetto del diritto federale, restano possibili (anzi, sono diventate ancora più urgenti!) decisioni di politica cantonale in grado di concorrere a orientare gli investimenti e le scelte verso gli scenari più complessivamente utili. Facendo appello alla responsabilità sociale delle imprese ma anche dando prova di coraggio politico nell’individuare possibili strategie a medio - lungo termine di sostegno ad atteggiamenti virtuosi e disincentivazione di opzioni non (più) sostenibili.

La formazione è la chiave

Da dove cominciare? In questo ambito, uno dei grandi strumenti della politica è quello della formazione.

Nel settore formativo, resta infatti possibile immaginare scenari settoriali d’intervento puntuali mirati in grado - una volta operativi - di non più fornire alibi all’assunzione di responsabilità, segnatamente in tema di scelta della manodopera. In poche parole: se sul territorio è disponibile sufficiente personale sanitario formato, non vi è motivo per assumerne dall’estero. Discorso analogo potrebbe valere per altri settori, seppur ognuno con le sue specificità ed esigenze.

Alla luce di queste considerazioni, i deputati chiedono al Governo di:

1. adottare un piano di sviluppo e riorientamento della formazione per il settore cruciale della sanità e dell’assistenza medica in generale, facendosi promotore di soluzioni di orientamento professionale proattivo e formative ad hoc per i residenti ticinesi. Sia in ambito formativo, sia post-formativo, anche mediante misure speciali;

2. estendere, rispettivamente coordinare gli ambiti formativi di sua diretta competenza, affinché i bisogni locali possano essere coperti per quanto possibile da manodopera locale: amministrazione in generale, insegnamento, enti pubblici e para pubblici, ambiti che beneficiano di importanti contributi cantonali, settori soggetti alla vigilanza cantonale, e via di seguito. Lo Stato dovrebbe in sostanza farsi promotore di mirate soluzioni formative per i residenti in Ticino, promuovendo attivamente un cambiamento di paradigma a tutti i livelli. Particolare attenzione va ovviamente posta in questo contesto al tema della digitalizzazione dei processi formativi, lavorativi, produttivi e comunicativi. Scopo ultimo è disporre di un’offerta di competenze formate residenti che non renda necessario né conveniente - tanto più in un contesto di lotta severa ad ogni dumping salariale - il ricorso ad ulteriore forza lavoro in arrivo dall’estero;

3. pretendere presso le competenti autorità federali l’immediata rinuncia al numero chiuso in seno alle facoltà di medicina svizzere, oltre al sostegno incondizionato al percorso di Master in Medicina dell’USI, proponendo quanto prima – insieme alla pianificazione ospedaliera – anche il progetto di un ospedale unico di riferimento per la MAS (Medicina di Alta Specializzazione);

4. stabilire i settori economici nei quali - in concertazione con le parti sociali – è imprescindibile un riequilibro tra manodopera residente e non residente, sviluppando a tutti i livelli politiche e processi utili, anche mediante benefit di diversa natura per le aziende virtuose – riuscendo infine ad aumentare la quota di lavoratori residenti;

5. presentare entro il 2021 un piano d’intervento (eventualmente anche a tappe) che risponda concretamente alle suggestioni di questo atto parlamentare, affinché il Canton Ticino nel 2030 sia solidale come quello di oggi ma anche più solido, in primis in ambito sanitario.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1

    Uniti nel dolore, per uscirne più forti

    BELLINZONA

    Via libera del Consiglio comunale, in seduta extra muros a Sementina, alla costituzione del fondo da un milione di franchi per sostenere le attività economiche colpite dal coronavirus - Il capodicastero Finanze e economia Mauro Minotti: «Non pensiamo solo ai commerci»

  • 2

    Bellinzona, un Consiglio comunale a distanza di sicurezza

    Seduta

    Il Legislativo è riunito eccezionalmente alla palestra di Sementina dove gli ampi spazi permettono l’applicazione delle misure anti contagio - Banchi singoli ad almeno due metri, disinfettante per le mani a disposizione così come le mascherine indossate da soli due membri - Bocciata la proposta di dibattere il tema delle numerose vittime in casa anziani - LE FOTO

  • 3
  • 4
  • 5

    Condannati a tre anni per la truffa risarcita

    Processo

    Pene parzialmente sospese per l’amministratore e il titolare di una ditta di commercio di rottami del Bellinzonese - Avevano spillato oltre 3 milioni di franchi a una ditta di riscossione crediti tramite doppia fatturazione

  • 1
  • 1