Un rimpatrio annullato quando l’aereo era già in volo

Chiasso

La storia di un bielorusso rispedito in patria dalle autorità svizzere - Aveva combattuto in Ucraina e temeva la reazione di Minsk - Il contrordine è giunto quando il suo velivolo era a Varsavia - Ingiusta la carcerazione decisa in Ticino

Un rimpatrio annullato quando l’aereo era già in volo
L’uomo è stato fermato a Chiasso nell’ottobre 2020, era «irreperibile» da fine 2019. © CdT/Chiara Zocchetti

Un rimpatrio annullato quando l’aereo era già in volo

L’uomo è stato fermato a Chiasso nell’ottobre 2020, era «irreperibile» da fine 2019. © CdT/Chiara Zocchetti

Le procedure d’asilo possono essere complesse e delicate. E turbolente. Una recente sentenza del Tribunale federale lo dimostra concretamente.

Il caso è quello di un cittadino bielorusso arrestato il 14 ottobre 2020 dalle guardie di confine a Chiasso. Un arresto che pone fine a una latitanza di quasi un anno. Nella sentenza si spiega infatti che l’uomo aveva lasciato il Centro federale d’asilo del Glaubenberg (nel canton Obvaldo) il 1. dicembre 2019 ed è «risultato irreperibile» fino all’ottobre successivo, quando è stato intercettato a un valico della cittadina di confine «in virtù di un mandato di cattura internazionale» spiccato dall’Interpol (nel frattempo era stato in Olanda e in Germania). L’uomo aveva lasciato il Glaubenberg tre giorni prima che la sua domanda d’asilo venisse respinta dal Tribunale amministrativo federale, si precisa.

La prima carcerazione

Ma torniamo al suo arresto a Chiasso. Sentito dalla polizia ticinese ha dichiarato agli agenti di non essere interessato a collaborare ai fini del suo rientro in Bielorussia. A questo punto, «dato il rischio che si sottraesse all’obbligo di lasciare il territorio elvetico», il 19 ottobre la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ticinese ha «disposto la sua carcerazione per 6 mesi, in vista di un rinvio coatto».

La vicenda porta alla memoria quella dell’aereo dirottato da Minsk per arrestare un oppositore politico

Il servizio militare e le paure

Di tornare in Bielorussia però l’uomo non aveva evidentemente né intenzione, né voglia. Anzi ne aveva paura: temeva di poter essere perseguitato a causa della «situazione alquanto critica» dal punto di vista sociopolitico che si era creata in quel Paese. Temeva in particolare di poter essere perseguitato per aver prestato servizio militare per un Paese straniero (l’Ucraina). Che il Governo bielorusso sia piuttosto intransigente con i dissidenti è cosa nota, la vicenda dell’aereo di linea dirottato a fine maggio per arrestare un oppositore politico (un giornalista) ne è l’esempio lampante. Il gesto fu condannato dai Governi di diversi Paesi.

Ma un suo primo ricorso contro i sei mesi di reclusione al Tribunale cantonale amministrativo ticinese non ha potuto fare il suo corso: è stato sospeso e declassato di priorità perché il 16 novembre l’uomo è stato trasferito in un penitenziario per scontare una pena di 2 mesi per aver commesso un furto.

Andata e ritorno

In questo periodo il Cantone ha organizzato il suo rimpatrio forzato per il 18 gennaio di quest’anno, su un volo Zurigo-Minsk con scalo a Varsavia.

Vicenda conclusa? Per niente, perché dopo il primo volo, durante lo scalo a Varsavia «gli agenti che accompagnavano l’uomo sono stati informati dalla Sezione ticinese della popolazione che il 15 gennaio la Segreteria di Stato della migrazione aveva sospeso l’allontanamento in via provvisionale» in quanto l’uomo aveva inoltrato una richiesta di riesame del diniego dell’asilo. Il viaggio per la Bielorussia è stato quindi interrotto a metà e, lo stesso giorno, l’uomo è stato riportato in Svizzera dove «le autorità migratorie ticinesi hanno disposto una nuova carcerazione per 6 mesi», constatando «sia il rischio che si sottraesse all’obbligo di lasciare la Svizzera sia la grave minaccia da lui costituita». Questo provvedimento è stato convalidato dal Giudice delle misure coercitive e dal Tribunale cantonale amministrativo (il 20 maggio).

Ma l’uomo si è nuovamente opposto al provvedimento, inoltrando il 28 maggio scorso un ricorso al Tribunale federale per chiedere la sua scarcerazione. Un ricorso che ha vinto, grazie alla stessa richiesta di riesame della domanda d’asilo che il 18 gennaio aveva interrotto a metà il suo rimpatrio.

L’errore ticinese

La Corte cantonale «avrebbe dovuto decidere altrimenti», scrive il Tribunale federale in merito alla seconda carcerazione: gli estremi per «un rimpatrio in un lasso di tempo prevedibile rispettivamente ragionevole non erano in realtà dati».

Secondo la legge va posto fine alla carcerazione in vista di un allontanamento «quando la possibilità di procedere a un rimpatrio è inesistente, puramente teorica o altamente improbabile». Nel caso concreto la procedura di riesame della domanda d’asilo dell’uomo ha tempi non prevedibili, vista la possibilità di impugnare ulteriormente la decisione. Le condizioni per il mantenimento della carcerazione non sono quindi date. La sentenza della Corte cantonale è quindi da annullare e il bielorusso può tornare libero.

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