Una pedalata (assistita) non priva di rischi

Mobilità

Al «boom» di vendite delle biciclette elettriche corrisponde anche un importante aumento degli incidenti sia in Svizzera che in Ticino - A far discutere è pure il limite d’età per poter condurre le e-bike

Una pedalata (assistita) non priva di rischi
© CdT/Gabriele Putzu

Una pedalata (assistita) non priva di rischi

© CdT/Gabriele Putzu

La mobilità sta cambiando, e lo sta facendo in maniera parecchio rapida. Basti pensare che nel corso del 2020 la vendita di biciclette elettriche ha registrato l’ennesimo record annuale (+29%) giungendo così oltre quota 170 mila e-bike acquistate in Svizzera. Numeri da capogiro, soprattutto se confrontati con gli anni precedenti: nel 2017 le bici a pedalata assistita vendute in tutta la Confederazione erano ancora lontane dalle 100 mila unità, mentre nel 2005 questo numero si fermava a poco meno di 2 mila. Insomma, pandemia o non pandemia, il «boom» della mobilità lenta ed elettrica è servito. E se il successo delle due ruote è ormai assodato alle nostre latitudini, anche i monopattini elettrici si stanno pian piano prendendo la loro fetta di mercato. Ma come avviene per ogni grande cambiamento, il successo della «nuova mobilità» ha portato con sé anche qualche rischio. In questo caso soprattutto legato agli incidenti stradali.

Dieci alla settimana
Proprio in questi giorni l’Ufficio prevenzione infortuni è tornato alla carica su questo fronte evidenziando che nel nostro Paese ogni settimana 10 ciclisti in sella a una due ruote elettrica restano gravemente feriti: tradotto sull’arco dei 12 mesi del 2020 fanno 521 feriti gravi e, purtroppo, anche 15 vittime. E pure in Ticino nel corso degli ultimi anni questi incidenti sono in sensibile e costante aumento. Stando agli ultimi dati della Polizia cantonale i sinistri che hanno visto coinvolte le bici elettriche sono cresciuti di anno in anno, fino al record registrato nel 2020: erano 12 nel 2016, 16 nel 2017, 20 nel 2018, 31 nel 2019 e infine 37 lo scorso anno. Purtroppo, negli ultimi due anni anche in Ticino si sono registrate tre vittime: una nel 2019 e due nel 2020.

La politica cerca correttivi
Va premesso che, stando ai dati del 2019, in Ticino la fascia d’età che di gran lunga ha fatto registrare il maggior numero d’incidenti è quella fra i 45 e i 64 anni. Tra i 15 e i 24 anni, invece, è stato registrato un solo incidente. Tuttavia, anche nel nostro cantone basta guardarsi attorno per notare che sempre più giovani e giovanissimi optano per questo mezzo. E non a caso pure la politica, a livello federale, si è più volte occupata del limite di età dal quale è possibile condurre una e-bike. Attualmente, in Svizzera i giovani possono guidare queste biciclette soltanto a partire dai 16 anni, oppure dai 14 ma solo se in possesso della patente di categoria M (quella del motorino). E proprio lo scorso mese di dicembre, il Consiglio nazionale ha bocciato la proposta di portare il limite di età a 12 anni. Tuttavia, sempre le Camere federali hanno recentemente approvato una mozione per dare la possibilità di condurre le e-bike anche agli under 14, ma solo se accompagnati da un adulto e unicamente in zone poco frequentate. In ogni caso, resta ancora da chiarire come il Consiglio federale intende applicare questa misura.

È in consultazion un progetto per introdurre l’obbligo del casco pure per le e-bike lente

Inoltre, va detto che è attualmente in consultazione un progetto di revisione della Legge federale sulla circolazione stradale che prevede diverse novità pure per le due ruote a pedalata assistita. La prima, e forse quella più importante, riguarda l’obbligo di indossare il casco anche per i conducenti delle cosiddette e-bike «lente», ovvero quelle bloccate a 25 km/h. Oggi, infatti, tale obbligo è previsto unicamente per le bici elettriche «veloci» (fino a 45 km/h). Inoltre, il progetto prevede pure di introdurre l’obbligo di circolare con i fari accesi anche di giorno e di equipaggiare il veicolo con un tachimetro. Ma soprattutto prevede l’obbligo, per tutte le e-bike, di rispettare i limiti di velocità.

Una convivenza difficile
Da noi contattato, l’addetto alla prevenzione della Polizia cantonale Claudio Ferrari spiega che attualmente «con il progetto Strade Sicure del Dipartimento delle istituzioni, la Polizia si sta occupando di una campagna di prevenzione sulle e-bike e sui veicoli di tendenza con motore elettrico (come monopattini, scooter, eccetera)». E a questo proposito anche Ferrari sottolinea che «la recente crisi sanitaria ha visto un ‘boom’ di vendite di questi veicoli», i quali vengono utilizzati «anche dalle persone anziane che raggiungono il Ticino per turismo e percorrono le strade e le corsie dedicate alla mobilità lenta durante le vacanze». Per questi motivi «in futuro la campagna di prevenzione andrà a toccare più nel dettaglio questi veicoli e le loro regole di comportamento nonché le disposizioni d’uso nella circolazione stradale». Già, perché anche Ferrari evidenzia che oggi «quello che maggiormente manca è il rispetto delle varie categorie di utenti che utilizzano le corsie e marciapiedi condivisi, dove troviamo oltre ai ciclisti anche i pedoni», ma pure tutti gli altri «utenti che usano i veicoli di tendenza, come monopattini e altri veicoli con motore elettrico». «Molti - rimarca Ferrari - si sentono maggiormente autorizzati a usarle ritenendo di essere prioritari sull’uso rispetto agli altri. Le regole di utilizzo sono più o meno conosciute da tutti, il rispetto delle stesse però non sempre è tenuto in considerazione».

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