Versione «light» o bocciatura?

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Il Parlamento si esprimerà sull’iniziativa popolare costituzionale di Sergio Morisoli che chiede di introdurre il referendum finanziario obbligatorio
anche in Ticino - Il plenum deciderà se mandare in votazione anche un controprogetto - Pollice verso da una parte del PLR e dal PS, sì da PPD, Lega e UDC

 Versione «light» o bocciatura?
© CdT/Chiara Zocchetti

Versione «light» o bocciatura?

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Affiancare un controprogetto «light» all’iniziativa costituzionale che chiede di introdurre anche in Ticino lo strumento del referendum finanziario obbligatorio oppure la bocciatura tout court della stessa. La palla, prima della votazione popolare, è ora nel campo del Gran Consiglio. Chiamare a votare i cittadini sulle spese cantonali è un tema che in Ticino tiene banco da anni e oggi il Parlamento cantonale dovrà esprimersi sull’iniziativa popolare costituzionale presentata nel 2017 da Sergio Morisoli (UDC), decidendo se far approdare in votazione popolare anche una controproposta con paletti meno stretti oppure la bocciatura senza se e senza ma della proposta. In ogni caso, l’esito del dibattito in aula si preannuncia risicato.

Due rapporti

A inizio febbraio la Commissione Costituzione e leggi aveva elaborato due rapporti. Quello di maggioranza (relatrice la deputata dell’UDC Lara Filippini) propone una soluzione di compromesso la quale mira a una versione più «soft» del referendum finanziario. Se con l’iniziativa si chiedeva di portare al voto popolare le spese uniche oltre i 20 milioni e quelle annuali superiori ai 5 milioni per almeno 4 anni, il controprogetto suggerisce invece di aumentare queste soglie a 30 milioni per le spese uniche e 6 milioni per le spese annuali di almeno 4 anni. Viene inoltre a cadere l’automatismo del voto popolare: per portare i cittadini alle urne sarà invece necessario anche il voto favorevole in Parlamento di almeno un terzo dei presenti e un minimo di 25 deputati. Ma se la maggioranza della Commissione è favorevole a questo compromesso, una minoranza presenterà invece un proprio rapporto, redatto da Carlo Lepori (PS) e Michela Ris (PLR), che invita il plenum a sostenere il respingimento dell’iniziativa. Sul fronte partitico, i giochi sono aperti: la maggioranza del PLR sostiene il rapporto di minoranza, la Lega appoggia la controproposta, così come PPD, Verdi e UDC. Infine, il gruppo PS è contrario a larga maggioranza allo stesso. Insomma, la votazione si preannuncia tirata. Dal canto suo, Morisoli si dice soddisfatto della soluzione proposta dalla maggioranza commissionale. Ma l’iniziativa non verrà ritirata: «Il controprogetto è convincente, praticabile e equilibrato», ha spiegato al Corriere del Ticino. «Con la Commissione abbiamo raggiunto tre obiettivi: la fedeltà al principio dell’iniziativa popolare generica, la flessibilità già sperimentata in 18 Cantoni, la garanzia di un uso ragionevole. Vogliamo dare ora la possibilità ai cittadini di scegliere in votazione popolare tra le due proposte: quella della forma diretta (iniziativa popolare) e quella della forma indiretta (controprogetto, che prevede l’attivazione da parte del Gran Consiglio)».

Il confronto intercantonale

In Svizzera, come detto, ci sono 18 Cantoni che conoscono questo strumento: la maggioranza in forma diretta, mentre a Zurigo, Zugo, Berna e Obvaldo il referendum è attivato tramite il voto del Parlamento (ossia la stessa forma, quella indiretta, prevista dal controprogetto ticinese). Eterogenei sono anche i limiti finanziari fissati da ciascun Cantone. Alcuni prevedono il referendum quando la nuova spesa o la spesa ricorrente superano una percentuale prestabilita. Questa percentuale, variabile per le spese uniche e per le spese ricorrenti, è applicata al totale delle ultime spese approvate dal Parlamento, come nel caso del Canton Friburgo, oppure al totale delle entrate attestate nell’ultimo bilancio (Giura). Gli altri Cantoni hanno per contro optato per la definizione di limiti prestabiliti in valore assoluto, al di là dei quali si innesca il voto popolare. Anche in questi casi si notano limiti di spesa estremamente variegati. Si va da spese uniche superiori a 1 milione (Glarona e Appenzello) fino a 25 milioni (Lucerna), passando per i 5 milioni fissati da Nidvaldo e i 10 dai Grigioni. Analogo discorso per le spese ricorrenti: la soglia decisa da Sciaffusa e Soletta è di 500 mila franchi, quella del Canton Turgovia è di 600 mila franchi mentre i Grigioni l’hanno fissata a 1 milione.

Via libera alle urne

Se guardiamo ai Cantoni con le soglie più alte, le statistiche indicano che nei Grigioni (dove sono oggetto di referendum obbligatorio le spese uniche oltre i 10 milioni e spese ricorrenti superiori a 1 milione di franchi), nel periodo 2007-aprile 2019 sono stati sottoposti al voto popolare 4 oggetti (2 accolti e 2 bocciati, entrambi concernenti crediti per l’organizzazione dei Giochi olimpici). Nel Canton Lucerna (si vota per spese superiori a 25 milioni di franchi) nello stesso periodo il popolo è stato chiamato alle urne per esprimersi su 6 crediti da 34,9 a 129 milioni. Tutte le spese sono state approvate a larga maggioranza. Infine, a San Gallo (il referendum scatta in caso di spese uniche da 15 milioni e spese ricorrenti che superano gli 1,5 milioni), nel periodo 2009-aprile 2019 sono stati sottoposti a votazione popolare 16 oggetti, tutti accolti a larghissima maggioranza.

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