Vietato abbracciarsi legalmente con i congiunti al di là del confine

Separazioni

I frontalieri attraversano i valichi, i negozi e i centri commerciali italiani riaprono, ma chi vive in Ticino non può andare a visitare famiglia o fidanzati oltre la ramina - La testimonianza di chi approfitta dei pochi controlli, ma anche quella di chi aspetta di poter agire nella legalità

Vietato abbracciarsi legalmente con i congiunti al di là del confine
©CdT/Gabriele Putzu

Vietato abbracciarsi legalmente con i congiunti al di là del confine

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Bisogna avere pazienza, tenere duro. Essere consapevoli che limitando i propri contatti si fa del bene a chi sta intorno a noi. Ce lo siamo sentiti ripetere tante volte. E la maggior parte di noi lo ha fatto, fidandosi delle autorità e rispettando diligentemente le indicazioni. Ora però la pazienza di molti di quelli che sono separati da una frontiera è appesa a un filo che oscilla tra il senso civico e i bisogni primordiali di ognuno di noi: abbracciare i cari; assicurarsi, guardandoli negli occhi, che stiano davvero bene; consolarli ed essere consolati; mangiarsi un piatto caldo insieme. Perché ancora non si può?, si chiedono tanti di quelli che si trovano in questa situazione. Ci sono tante questioni più urgenti, sì, è vero. Ma che non impediscono di risolvere questa.

«Solitudine totale»

Se lo continuano a chiedere i «congiunti» – uno dei tanti termini diventati comuni proprio con la pandemia – divisi dalla frontiera che, come avvenne in primavera, dall’inizio di novembre sono nuovamente lontani. Separati da una regolamentazione che non tiene conto di loro. Floriana, 35 anni, ci racconta la sua «solitudine totale». Termini potenti per una donna dinamica, lavorativamente attiva (fa la segretaria a Losone), integrata (in Ticino da 8 anni), impegnata (un compagno che vive a Pavia), figlia unica coccolata (mamma e papà 70.enni a Domodossola). Abituata a gestire il tempo tra famiglia, amore, amicizie e lavoro, che ora si arrangia con le videochiamate. Ancora una volta.

«Prima del lockdown mi sono separata dal mio compagno e dai miei genitori pensando che, da lì a due settimane li avrei rivisiti. Sono passati 89 giorni. Dalla riapertura ho sempre cercato di ottimizzare il tempo trascorso con loro, finché non è ricominciato tutto», ci racconta. «A questo, man mano, si è nuovamente aggiunta l’angoscia per i contagi che sono tornati ad aumentare, e anche la voglia di vedere gli amici scema di fronte al senso di responsabilità, così come la voglia di andare al ristorante. Certo, in Ticino è permesso, ma non con quelli a cui voglio bene».

Aspettando una via legittima

Il nuovo decreto italiano è pronto ma Floriana è già rassegnata a passare il Natale da sola. «Capisco i contagi, capisco i morti e non li sottovaluto. So anche che molti attraversano comunque il confine perché i controlli non sono poi così rigidi. Ma quello che chiedo io è una regolamentazione ferrea, che permetta alle persone di agire nella legalità». Floriana è inoltre una delle amministratrici di un gruppo Facebook chiamato «Coppie Italia/ Svizzera... E non solo», dove è possibile scambiarsi opinioni ed esperienze, ma dove, non lo nega, parlando di frontiere c’è anche chi dice: «tanto non controllano». «Ma non siamo dei fuggiaschi che cercano di eludere la legge», spiega la donna.

A marzo abbiamo pazientato. Quello che vorrei adesso è solo potermi sedere al cenone di Natale con mamma, papà e compagno

«Io non sono nessuno per giudicare come si comportano gli altri e, anche se personalmente scelgo un’altra strada, il punto è che ci dovrebbe essere la possibilità di rimanere nella legalità». «La maggior parte di noi sarebbe anche ben disposta a dimostrare i legami affettivi con prove fotografiche o documenti. Sì, si rinuncia a parte della privacy, ma lo si farebbe volentieri purché venga garantito che ci si possa incontrare. Perché dal punto di vista psicologico è devastante», continua la 35.enne. «A marzo, pur avendo avuto dal primo giorno la consapevolezza della sofferenza, abbiamo pazientato. Quello che vorrei adesso, che nelle zone arancioni italiane rimangono aperti anche i centri commerciali e tutti i negozi, è solo potermi sedere al cenone di Natale con mamma, papà e compagno».

Valichi non poi così presidiati

Per qualcuno che aspetta la regolamentazione aggiornata, c’è chi, confrontato con motivi personali che ritiene validi, si fa meno remore. «Quando cominci ad avere problemi medici o familiari, ti dici: lo sai che c’è? Io vado», ci racconta un’altra residente in Ticino, la cui identità è nota alla redazione.

Nell’ultimo mese, alla nostra interlocutrice è capitato due volte di stampare l’autodichiarazione presente sul sito del Governo italiano adducendo una volta motivi di salute e l’altra professionali, ma approfittando dell’occasione per andare a trovare i genitori. «Lo scopo non è quello di non rispettare le regole – ci ha raccontato – ma la sensazione è che, in questa seconda ondata, pur non cambiando le regole, le autorità d’oltre confine siano molto meno rigide», conclude.

Il Canton Ticino può fare poco

Da noi contattato, il delegato cantonale per le relazioni esterne Francesco Quattrini ha ribadito che si tratta di una decisione del Governo italiano, dalla parte Svizzera non ci sono limitazioni in merito alla possibilità dei familiari e degli affetti in generale di ricongiungersi. Già il 4 novembre scorso, con l’entrata in vigore delle limitazioni tra regioni in funzione del loro colore, «il Ticino ha scritto al Consiglio federale per chiedere che venisse tenuto conto di questa questione delicata nelle interlocuzioni con il Governo italiano», ci ha detto Quattrini. «Come Cantone, abbiamo inoltre fatto lo stesso con le autorità di oltre frontiera, sentendo i vari sindaci e sensibilizzandoli sul tema».

Norme vigenti nelle regioni arancioni e rosse
Vietato abbracciarsi legalmente con i congiunti al di là del confine

Riguardo alle visite ai parenti o ai conoscenti dalla Svizzera all’Italia, lo ricordiamo, in base alle disposizioni del Governo di Roma, per i cittadini residenti all’estero «vigono le stesse limitazioni agli spostamenti che vigono per gli italiani». Nelle zone rosse così come in quelle arancioni «non è cioè consentito far visita o incontrarsi con parenti o amici non conviventi, in qualsiasi luogo, aperto o chiuso». Gli spostamenti sono concessi solo se si è in possesso di un’autodichiarazione che attesti che questo sia determinato da comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o «altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio» (che vanno tuttavia specificati). Viene anche spiegato che è possibile andare ad assistere un parente o un amico non autosufficienti, poiché si tratta di una «condizione di necessità».

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