Ticino

«Zanzara tigre? Noi ci facciamo pungere apposta»

La strategia di contenimento del Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI passa anche dai controlli sul terreno

«Zanzara tigre? Noi ci facciamo pungere apposta»
Nel 2003 la zanzara tigre è stata riscontrata per la prima volta in Ticino sull’asse autostradale, mentre dal 2007 ha cominciato a colonizzare gli ambienti urbani del Mendrisiotto. (Foto Shutterstock)

«Zanzara tigre? Noi ci facciamo pungere apposta»

Nel 2003 la zanzara tigre è stata riscontrata per la prima volta in Ticino sull’asse autostradale, mentre dal 2007 ha cominciato a colonizzare gli ambienti urbani del Mendrisiotto. (Foto Shutterstock)

LUGANO - «La stagione della zanzara tigre è partita». Eleonora Flacio, responsabile del settore vettori del Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI, conferma quanto molti di noi – in questi primi giorni di caldo torrido, grigliate in giardino e piscina – hanno provato sulla propria pelle. Inconfondibile, con il suo corpo nero striato di bianco, l’insetto originario del sud-est asiatico è tornato a svolazzare per il Ticino e a perseguitarci nella nostra quotidianità. «Ma è proprio quando la situazione sfugge di mano che si diventa molto più diligenti» sottolinea Flacio, facendo riferimento a una «presa di coscienza collettiva» che nel 2019 sembrerebbe essere particolarmente spiccata in Ticino. «In effetti la novità di quest’anno riguarda la maggiore partecipazione dei cittadini nella lotta alla zanzara tigre. Notiamo un coinvolgimento più marcato rispetto al passato, con gruppi di quartieri e diverse richieste di aggregarsi nel contenimento dell’insetto». Contenimento, appunto. «Frenare l’espansione della zanzara tigre è impossibile» rileva in merito Flacio, ponendo però l’accento sull’efficacia derivante da una gestione del fenomeno coordinata e su più livelli. In questo quadro la maggior parte dei Comuni si è ad esempio dotata di ordinanze ad hoc per affrontare la questione, mentre sul piano strettamente sanitario il Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI e l’Ufficio del medico cantonale stanno consolidando un sistema d’allarme in caso di trasmissioni di malattie.

«Ma di casi di trasmissione di virus a livello locale non ne sono mai stati riscontrati» tiene a rassicurare Flacio. La zanzara tigre, in quanto vettore appunto, può trasmettere malattie febbrili come la Chikungunya, la Dengue e la Zika. Questo nei casi peggiori. Nei migliori e ben più ricorrenti, invece, si accontenterà delle classiche punture che – oltre a privarci di qualche gocciolina di sangue – causeranno fastidiosi pruriti. «Di qui l’importanza del contributo privato, poiché il grosso delle zanzare tigre non si sviluppa di norma dagli spazi pubblici, perché questi sono già trattati a calendario, ma perlopiù dai giardini privati dove il cittadino non ha effettuato correttamente le misure di controllo suggerite» indica Flacio. Come detto però l’antifona sembra essere stata capita dai più. «Le rilevazioni sono partite solo da alcune settimane ed è ancora presto per capire se quest’estate la zanzara tigre si farà sentire di più che nel 2018» afferma la nostra interlocutrice. Per poi aggiungere: «Di certo ci sono però le numerose chiamate che ci giungono dai cittadini, non per reclamare ma per capire in che modo possono dare una mano. Lo confermano per altro le vendite dei prodotti specifici per i trattamenti in commercio, in crescita rispetto allo scorso anno». Ad aumentare sono inoltre i Comuni dove il Laboratorio della SUPSI procederà ai propri controlli: 82, a fronte dei 76 coinvolti durante l’ultima estate. «A poco a poco ci stiamo spostando anche nelle località di valle, dove la zanzara tigre comincia ad attecchire» indica Flacio. «Nel 2018 abbiamo registrato un incremento della presenza dell’insetto nel Luganese, ma in ogni caso parliamo di numeri ben inferiori di quelli che interessano Italia, Spagna o Francia». La zanzara tigre, è risaputo, si sposta ad ogni modo sugli automezzi, sfrutta le strade, e può arrivare ovunque. Non a caso ha ormai superato il San Gottardo e proprio il Laboratorio di microbiologia applicata della SUPSI è stato chiamato a fare scuola Oltralpe sul piano della sorveglianza, e della strategia di contenimento della specie.

Una strategia che non si fonda unicamente sulla collaborazione con i Comuni e la Protezione civile, o ancora sulle oltre 1.000 ovitrappole sparse su tutto il territorio, ma anche su esperienze letteralmente fisiche. Come? «Una volta al mese andiamo sul terreno e dopo aver scelte delle zone campione ci facciamo pungere dalle zanzare tigre» spiega Flacio. Sì, è proprio così. «In 4 o 5 ci vestiamo di chiaro, pantaloncini e gambe scoperte, e aspettiamo che le zanzare colpiscano. Non appena si posano sul nostro corpo procediamo a prelevarle con un piccolo aspiratore, ciò che ci permette di calcolare i quantitativi presenti nell’area selezionati. Si tratta di dati oggettivi, che ci permettono di capire immediatamente se si tratta di zanzare tigre o di altre specie. L’uomo, di fatto, attira molto meglio che le trappole». E quante zanzare si possono bloccare, in media, in un periodo di picco come possono essere i mesi di agosto e settembre? «Cambia da zona a zona, diciamo attorno alle 15 zanzare al quarto d’ora» rileva Flacio. Insomma, una puntura o quasi al minuto assicurata. Ma non ci sono rischi? chiediamo ancora. «Il rischio zero non esiste, ma lo ribadisco: la possibilità di contrarre malattie in Ticino è molto più bassa rispetto ad altre aree del sud e centro Europa».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Ticino
  • 1
    TICINO

    Qui, dove anche le vie son calde

    Giro semiserio fra le strade dei Comuni ticinesi con dei nomi che rendono ancora più calda... la canicola che già non fa respirare - Dalle Fornaci di Lumino e Riva San Vitale all’Inferno di Gordola passando per il Sole di Savosa e il Vecchio forno di Solduno

  • 2
    Clima

    Caldo e ozono, un anno eccezionale?

    Temperature in rialzo in Ticino, ma per far scattare il limite degli 80 chilometri in autostrada è ancora presto - Ivan Maffioli: «A fine giugno non ci aspettavamo di dover introdurre questa misura»

  • 3
    BELLINZONA

    L’eritreo resta dietro le sbarre

    Donna caduta dal balcone: il giudice dei provvedimenti coercitivi ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata dalla difesa - Il regime di espiazione anticipata della pena è stato prorogato per altri 3 mesi

  • 4
  • 5
  • 1