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Le sfide del turismo nel Ticino post pandemia

Le sfide del turismo nel Ticino post pandemia

Le sfide del turismo nel Ticino post pandemia

Sulla strada che tutti vogliamo attraversare per rientrare in una specie di normalità, si inserisce anche il tema del turismo e dell’industria dei viaggi. Da un lato la domanda ricorrente, che tutti ci poniamo sulle possibilità reali che avremo di andare in vacanza in questo 2020 così complicato. E poi, tra distanziamento e nuove regole sociali, come dobbiamo immaginarci i luoghi di villeggiatura, per esempio, nel nostro splendido Canton Ticino.
Per ragionare sugli scenari possibili e per capire come la tecnologia possa aiutare il turismo in questa fase, abbiamo raccolto la testimonianza di Elia Frapolli, consulente esperto di turismo e per 7 anni direttore di Ticino Turismo.

Andremo in vacanza in questa estate del 2020? E come saranno organizzate le nostre destinazioni, come dovremo vestirci e a cosa dovremo stare attenti? Quali sono i bisogni che si stanno affacciando fra turisti e viaggiatori?
La voglia di svago e divertimento permane e probabilmente è anche aumentata a causa della “reclusione” forzata che abbiamo osservato. Va subito premesso che il turismo che vedremo adesso e nei prossimi mesi sarà diverso da quello che abbiamo vissuto fino a prima della pandemia. Questo perché ci sono da seguire delle regole di distanziamento e di non affollamento che per forza cambieranno i nostri costumi. Se pensiamo ai concerti e agli eventi di aggregazione è chiaro che a breve non ne potremo fruire, ma il turismo si sposterà verso modi diversi di svagarsi. Un trend forte che già vediamo al momento è quello della natura, dei grandi spazi e della vita all’aria aperta. Infatti i portali online che permettono di prenotare case di vacanza o rustici isolati, di cui la nostra regione è molto ricca, sono stati presi d’assalto.

Le sfide del turismo nel Ticino post pandemia

L’esigenza di questo ritorno alla natura è un fenomeno che deriva solo dalla pandemia o era una tendenza che stavate già osservando?
È una tipologia di turismo già conosciuta, un turismo rigenerativo in cui si ricerca il contatto con il verde e la natura, ma è chiaro che la pandemia ha accelerato questa tendenza che magari ci avrebbe messo anni per affermarsi completamente. Oggi risponde a un bisogno più mirato e si mescola con la ricerca di autenticità dell’esperienza che, vista l’impossibilità di poter compiere viaggi lontani, ci spinge a valorizzare il nostro bellissimo territorio, che spesso non conosciamo così bene. Oggi parliamo anche di turismo trasformativo, ovvero la ricerca di un’emozione particolare e unica nella sua essenza, che trasforma il mio modo di essere. Come i soggiorni di qualche giorno in un convento, nel totale silenzio e nella disconnessione digitale. Oppure esperienze di meditazione yoga o di eremitaggio in alta quota. Stiamo descrivendo un turismo più consapevole e di essenza che di apparenza, un turismo più democratico, meglio spalmato sul territorio e quindi più sostenibile. Se optiamo per questa formula più consapevole, magari andandoci in bici perché è un bel posto vicino a casa, possiamo sostenere chi vive di flussi turistici nelle nostre bellissime regioni ticinesi. Peraltro, un turista ticinese che si ferma in Ticino per le proprie vacanze è chiaro che da un punto di vista economico ha un grande impatto per il nostro territorio.

Il binomio turismo e tecnologia oggi che fase vive? È possibile immaginare ancora una sinergia o i due ambiti procedono per silos separati?
Premesso che la tecnologia nel turismo ha un ruolo fondamentale, dobbiamo oggi inquadrare i fenomeni nella giusta prospettiva. Al netto della realtà virtuale e delle maschere immersive, io penso che all’uomo piacerà sempre viaggiare, spostarsi con persone e provare emozioni. Certamente nella fase di decisione e scelta della destinazione la tecnologia gioca un ruolo formidabile, perché non solo mi informa, ma anticipa l’esperienza. Oggi io posso vedere su un cellulare un video sulla mia meta, per capire se è adatta alle regole con cui dobbiamo vivere. Anche nell’ambito delle prenotazioni, per gestire la mole di dati e flussi, è fondamentale avere tecnologie e motori molto sofisticati. Ma oggi la tecnologia ci sta anche facendo riscoprire i musei, perché li mette a valore, consentendoci di visitarli in questo periodo a distanza e di riscoprirli in un nuovo modo.

Quale suggerimento possiamo dare a chi opera nel turismo, alla luce dei trend che abbiamo descritto? Quali potrebbero essere le strategie più adeguate?
Gli operatori hanno davanti almeno due sfide importanti. La prima è quella di sopravvivere, che è brutale, ma realistica visto che alcune realtà non hanno ancora riaperto i battenti. E proprio la non riapertura rischia di metterli in difficoltà quando questa fase di chiusura terminerà e si riapriranno i flussi turistici. Gli operatori devono in questa fase pensare a come cavalcare il cambiamento per farsi trovare pronti quando la situazione si sarà normalizzata. Mi immagino che questa estate ci possa essere una condizione anomala, di transizione, una sorta di mezza apertura. Però nel 2021 si tornerà a regime, ma sarà premiato chi si saprà adattare alle nuove condizioni e coglierà le opportunità delle nuove nicchie, come il valore dell’esperienza. Sarà anche opportuno avere un’apertura mentale adeguata al periodo, ovvero strutturarsi con figure professionali che padroneggiano le tecnologie, magari promuovendosi e valorizzandosi anche sui social network con i linguaggi e le tecniche corrette.

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