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Igor Nastic e Felice Puttini, grandi pedalatori (e anche cicloturisti)

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Igor Nastic e Felice Puttini, grandi pedalatori (e anche cicloturisti)

C’è Malu Cortesi, insegnante di arti visive che a luglio è volato da Locarno a Baku, in Azerbaigian, e ha iniziato a pedalare seguendo il mar Caspio in Iran, prima a Teheran per poi terminare a Shiraz, aggiornando amici e fan su Facebook, postando scatti da luoghi fuori dall’ordinario. C’è Igor Nastic, atleta e docente, che ha deciso di percorrere la tratta Ascona-Bellinzona tutti i giorni (andata e ritorno!) con la sacca per il cambio (e, ovviamente, «anche il classificatore con il programma scolastico», precisa). E nell’estate 2018 Moreno Gualtieri e Stefano Jorio in sella alle loro biciclette hanno percorso 4’600 chilometri da Bellinzona a Capo Nord, in Norvegia (un’iniziativa a favore di un loro amico, rimasto tetraplegico; nel corso del tempo sono poi seguiti altri progetti).

«Viaggiare pedalando su due ruote cambia tutto—racconta Igor Nastic—. Si percepisce il mutare delle stagioni, del tempo meteorologico, si sentono i profumi, l’aria... sono esperienze che in automobile non si vivono, ed è un peccato. Ecco perché ho preso una scelta per certi versi ‘estrema’ nei miei spostamenti casa-lavoro». In passato si allenava molto in bici, tanto da rimanere «stregato da Lanzarote. Sì, quella piccola isola delle Canarie ha qualcosa di magico, un’atmosfera misteriosa. Anche Palma di Mallorca l’ho frequentata parecchio, un paradiso per chi ama pedalare».

E poi c’è la solidarietà tra ‘colleghi’: «Sì, ero con un mio amico sulla piana di Locarno e ho incontrato Armin, che da Londra raggiungeva il suo paese d’origine, l’Iran. Insieme a lui un compagno di viaggio francese. La bicicletta è un mezzo straordinario per abbattere i confini, portare messaggi di pace e conoscere persone».

Dello stesso avviso anche Felice Puttini, proprietario del negozio specializzato Passionbike e ciclista professionista per oltre 14 anni: «Qui abbiamo tutto, vicino a noi si sono anche montagne mitiche per chi va in bicicletta. Chiaro, in quel caso ci deve essere passione e motivazione, ma tutti possono praticare quest’attività». Ecco allora che i passi come quelli del Furka, della Nufenen o anche lo stesso San Gottardo sembrano meno improbabili da percorrere. Ma il Ticino? «Eh, qui bisognerebbe fare molto di più. Le risorse ci sono, ma bisogna lavorare come altrove. Cambiare mentalità, mettere cartelli che segnalano i percorsi, dividere il traffico pedonale dai ciclisti, accogliere meglio... però se penso alla Verzasca, alla Vallemaggia, posti stupendi».

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