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«Se Mosca vorrà negoziare, noi ci saremo»

Il segretario di Stato americano Antony Blinken: «La fine della guerra dipende in gran parte da Vladimir Putin» – L'oblast di Sumy sotto il fuoco russo: colpito a Yampil un edificio scolastico – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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«Se Mosca vorrà negoziare, noi ci saremo»
Red. Online
30.04.2024 06:35
18:35
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Blinken: «Se Putin vuole negoziare gli USA ci sono»

«Non appena la Russia dimostrerà di voler sinceramente negoziare, noi saremo sicuramente lì e credo anche gli ucraini»: il segretario di Stato americano Antony Blinken esprime la disponibilità di Washington a sedersi a un tavolo con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina. Ma le condizioni devono essere chiare e al momento ben lontane dalla posizione di Mosca: potranno esserci solo «negoziati in conformità con i principi fondamentali che sono alla base della comunità internazionale e della Carta delle Nazioni Unite: sovranità, integrità territoriale, indipendenza», ha precisato il capo della diplomazia USA durante la sua missione in Medio Oriente. La fine della guerra «dipende in gran parte da Vladimir Putin e da ciò che deciderà. Spero che capirà il messaggio e dimostrerà la sua disponibilità a negoziati sinceri», ha sottolineato.

Le armi non sono infinite, gli Stati Uniti lo sanno bene: l'ultimo pacchetto di aiuti americani a Kiev è passato solo dopo mesi di stallo e di polemiche. Così Washington pensa con pragmatismo a un futuro che prima o poi, con le buone o con le cattive, dovrà vedere un tavolo di negoziato. Ma la posizione dell'Ucraina è difficile, con il terreno che vede ancora in vantaggio gli invasori russi. E con la primavera o l'estate, si attende una nuova campagna offensiva da parte dell'Armata dello zar. Secondo il think tank americano Isw, le forze russe hanno l'opportunità di scegliere tra molteplici direzioni tattiche per le loro future azioni offensive sul fronte di Avdiivka, nel Donetsk, ma non è chiaro dove concentreranno i loro sforzi nel prossimo futuro. Mosca - dicono gli esperti - potrebbe continuare a spingersi a ovest, verso l'obiettivo operativo dichiarato a Pokrovsk, oppure provare a spingersi a nord per operazioni offensive intorno a Chasiv Yar.

Per fermare l'avanzata russa, l'Ucraina ripone tutte le speranze nelle nuove forniture occidentali, che dovranno giungere il prima possibile al fronte e in tutte le postazioni di antiaerea nel Paese per bloccare la pioggia di ordigni che continua su tutte le città ucraine. All'indomani del raid russo sulla città di Odessa, sono ancora vivide negli occhi del mondo le immagini delle fiamme che avvolgono il Castello di Kivalov, conosciuto anche come 'il castello di Harry Potter' per la sua somiglianza con quello del celebre film. Per il procuratore generale ucraino Andrei Kostin non ci sono dubbi: l'obiettivo dell'attacco era «uccidere il maggior numero possibile di civili». A testimoniarlo, sostiene il funzionario, è l'uso per il raid di un missile balistico Iskander con testata a grappolo, letale ordigno bandito da diversi Paesi del mondo - ma non da USA e Russia - proprio per il suo impatto devastante sui civili. «Frammenti metallici e detriti di missili sono stati trovati a 1,5 chilometri dal luogo dell'attacco», ha spiegato Kostin, mentre la procura ha riferito che nel bombardamento è rimasto ucciso il prorettore dell'Università internazionale della città, Boris Vasiliev.

Le bombe sono tornate a cadere anche sulla martoriata Kharkiv, dove due civili sono stati uccisi e sei feriti. Per attaccare la città orientale ucraina, Mosca si affida anche alle armi fornite dal suo alleato di Pyongyang: secondo un report dell'Onu citato dal Guardian, i detriti di un missile lanciato sul centro il 2 gennaio scorso provenivano da un missile balistico nordcoreano Hwasong-12. Le forze ucraine rispondono al fuoco continuando gli attacchi sulla Crimea, dove il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto in 24 ore 10 missili Atacms di fabbricazione USA. Poche ore prima, i media ucraini avevano riferito di esplosioni udite nella penisola: secondo il canale Telegram Astra, nella notte un razzo è stato lanciato contro l'aeroporto militare russo di Dzhankoya provocando 5 feriti tra i militari russi, senza tuttavia conferme ufficiali da Kiev. E a Kursk il governatore ha affermato che una donna morta e tre persone sono rimaste ferite nei bombardamenti ucraini sulla regione russa di confine.

17:26
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Ucraina-Russia, si lavora per liberare i prigionieri

Il lavoro per la liberazione dei prigionieri da parte di Russia e Ucraina, «tutti per tutti», potrebbe compiere dei decisivi passi in avanti questa settimana nella quale, secondo il calendario giuliano, si celebra la Pasqua. A rilanciare l'appello di Papa Francesco è oggi il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina Sviatoslav Shevchuk che fa una proposta concreta: subito «tutte le donne, tutti i medici, e tutti i sacerdoti».

L'appello dell'arcivescovo maggiore di Kiev è una 'preghiera' in vista proprio della Pasqua, la festa più importante per i cristiani, ma sembra soprattutto l'auspicio di passi concreti. «So che anche in Russia ci ascoltano. Questo appello di Papa Francesco ha trovato una risposta profonda anche nel cuore dei russi», sottolinea Shevchuk.

Ma soprattutto il Capo della Chiesa greco-cattolica parla dopo avere incontrato, nei giorni scorsi, i responsabili del «Coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra», Dmytro Usov e Andrii Yusov. Nell'incontro sono stati esaminati in concreto i meccanismi da avviare per «instaurare una cooperazione» tra lo stesso ufficio e la Santa Sede. Dmytro Usov, secondo quanto riferisce la stessa Chiesa ucraina, ha chiesto di ringraziare Padre Francesco, per l'invito fatto a Russia e Ucraina nel messaggio pasquale sullo scambio dei prigionieri secondo la formula «tutti per tutti» aggiungendo che «questa forma di scambio rientra nell'ambito della moralità e dell'etica cristiana, e l'Ucraina farà ogni sforzo per attuarlo».

Qualcosa dunque si muove e la diplomazia vaticana è al lavoro. «Potrebbe succedere qualcosa di importante nei prossimi giorni», auspicano fonti della Chiesa locale confidando nel fatto che, anche dall'altra parte del fronte, quello russo, le parole del Papa, all'Urbi et Orbi del 31 marzo, non sono cadute nel vuoto.

In particolare l'arcivescovo maggiore di Kiev chiede la liberazione di tre categorie di prigionieri di guerra: le donne militari, gli operatori sanitari, e anche i sacerdoti catturati. «Sono 10 i sacerdoti, di varie Chiese e denominazioni, che sono attualmente prigionieri in Russia». Tra questi dieci prigionieri, due sacerdoti redentoristi greco cattolici, padre Bohdan Geleta e padre Ivan Levitskyi, che provengono da Berdyansk, nella regione di Zaphorizhzia, «ormai detenuti illegalmente da quasi due anni e che, secondo alcune informazioni, sarebbero anche stati torturati». «Facciamo che, da entrambi i lati della linea del fronte, noi cristiani, possiamo essere quella mano di Cristo che libera i nostri fratelli e sorelle, donne, medici e membri del clero dall'inferno della prigionia», è l'appello di Shevchuk.

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Il punto alle 6.30

Se la Russia mostrerà un sincero desiderio di negoziare per porre fine alla guerra in Ucraina, gli Stati Uniti saranno sicuramente presenti: lo ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken in una conversazione con il presidente del World Economic Forum, Borge Brende, a Riad, secondo quanto riporta Radio Liberty. La fine della guerra dipende dal presidente russo Vladimir Putin, ha affermato Blinken: «Non appena la Russia dimostrerà di voler sinceramente negoziare, noi saremo sicuramente lì, e credo che anche gli ucraini saranno lì», ha aggiunto.

«La fine della guerra dipende in gran parte da Vladimir Putin e da ciò che deciderà. Spero che Putin capirà il messaggio e dimostrerà la sua disponibilità a negoziati sinceri in conformità con i principi fondamentali che sono alla base della comunità internazionale e della Carta delle Nazioni Unite: sovranità, integrità territoriale, indipendenza», ha affermato Blinken.

Secondo il segretario di Stato americano l'aggressione della Russia si è trasformata in un fiasco strategico per Mosca, che ha dovuto compiere enormi sforzi per eludere i controlli e le sanzioni sulle esportazioni ed è stata costretta a riorientare la propria economia: una situazione che non può essere sostenuta a lungo termine. In generale, quindi, il Paese adesso è più debole economicamente e militarmente.

Gli ucraini, intanto, sono uniti «come mai prima d'ora» contro la Russia, ha aggiunto Blinken e «la Nato è più forte e più grande». L'Europa nel frattempo «si è liberata della dipendenza dalle risorse energetiche russe in modo straordinario in soli due anni. Tutto ciò, a mio avviso, rappresenta un enorme fallimento strategico per la Russia. Spero che questo venga riconosciuto. Non appena la Russia dimostrerà di voler sinceramente negoziare, noi saremo sicuramente lì, e credo che anche gli ucraini saranno lì».

Nelle scorse ore, intanto, le forze russe hanno attaccato sette comunità lungo il confine dell'oblast di Sumy, ha riferito l'amministrazione militare regionale citata dal Kyiv Independent. Sono state registrate almeno 73 esplosioni. Secondo le autorità, a Yampil un edificio scolastico è stato distrutto dagli attacchi aerei russi: non sono state segnalate vittime civili.