Aziende e sostenibilità

CRS: sviluppo, tendenze, formazione

L’INTERVISTA / A colloquio con Jenny Assi, Docente Ricercatrice Senior e Referente settore CSR del Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI
©Chiara Zocchetti
Red. Online
11.09.2023 07:30

Quale il livello di sensibilità delle aziende ticinesi, soprattutto PMI, in tema di Corporate Social Responsibility?

«L’attenzione e la sensibilità sono in aumento, anche per via delle recenti normative europee e svizzere e delle aspettative crescenti da parte dei vari portatori di interessi, che fanno pressione in tema di CSR. Fra questi, soprattutto enti, aziende e istituzioni di grandi dimensioni svolgono un ruolo guida lungo la loro catena di fornitura, che vede molte PMI quali fornitori. Vi è poi il settore finanziario che negli ultimi anni ha sviluppato il tema degli investimenti sostenibili. Ora questo aspetto riguarda anche ipoteche e concessione crediti. In questo ambito si stanno avviando modelli per valutare l’impatto delle imprese a livello di sostenibilità, con criteri allineati agli obiettivi 2030 e 2050 di sviluppo sostenibile dei Governi. Infine, vi sono le aspettative dei collaboratori, sempre più attenti, al di là del salario, anche all’ambiente di lavoro e al modo di operare delle imprese».

Si possono individuare settori più refrattari e più «aperti»?

«L’edilizia è interessata dai criteri di premialità di CSR negli appalti pubblici e molte imprese hanno iniziato a valutare il proprio posizionamento utilizzando il rapporto di sostenibilità semplificato della Camera di Commercio. Altri comparti fortemente regolamentati, come quello farmaceutico o alimentare, hanno già un’attenzione storica in tema CSR e condizionano i loro fornitori. Più lontani appaiono i settori industriali B2B, ma anche in questi casi le pressioni sulla catena di fornitura aumentano, soprattutto nei settori che presentano elevati livelli di emissione di CO2. Sono sempre più numerose le aziende che richiedono ai propri fornitori informazioni, tramite la compilazione di questionari, e per molte PMI si tratta di un impegno non da poco. Chi è partito prima con gli adeguamenti è avvantaggiato e gli altri devono accelerare per non trovarsi in difficoltà. I Rapporti di sostenibilità sono ormai una realtà diffusa; la SUPSI sta mettendo a punto strumenti facilitati per accompagnare le PMI in questo processo, insieme alle associazioni economiche e al Dipartimento delle finanze e dell’economia. D’altro canto, il Rapporto di Sostenibilità diventa anche occasione per un’autoverifica. Formazione, salute e sicurezza, conciliabilità lavoro-vita privata, transizione energetica, decarbonizzazione: l’azienda deve valutare ogni elemento per lei critico. L’importante è gestire il tema e non subirlo».

Vi è un’incidenza della congiuntura negativa, di incertezze e difficoltà logistiche ?

«Sì, la CSR comporta costi, che vanno visti però come investimenti per la competitività. I ritardi possono generare difficoltà nell’affrontare mercati sempre più difficili, in un quadro di costi crescenti».

Vi può essere anche un problema di standard applicati in modo diverso su diversi mercati ?

«La Svizzera segue il quadro normativo dell’Unione europea, che ha una visione molto ambiziosa. Lo scenario è più complesso a livello extra-europeo e oggi vi può essere confusione da parte delle grandi aziende nel capire quali linee guida e standard di CSR adottare. Ma si sta andando verso un allineamento a livello internazionale».

Per gli obiettivi di transizione rimane la questione delle materie prime scarse o soggette agli sviluppi geopolitici. Come rimediare e far fronte ai costi ?

«Il problema esiste e l’Europa sta adottando strategie di fornitura più sicure e diversificate da Paesi più affidabili, oltre che puntare su nuove tecnologie e favorire l’indipendenza attraverso processi di economia circolare, il riciclo e il riutilizzo di materie prime strategiche. Certo la transizione costa, le tasse sul CO2 aumenteranno e il processo nel suo insieme è inflattivo. Vi è il rischio che, dopo l’effetto già generato dall’aumento dei prezzi delle materie prime, l’inflazione rimanga elevata».

La SUPSI ospita un corso per CSR Manager. Come è articolato ?

«Abbiamo già formato oltre un centinaio di CSR Manager provenienti da realtà svizzere e della zona di frontiera italiana. Ora siamo alla quinta edizione, partita a febbraio e che si concluderà a settembre. Il corso è articolato su circa 140 ore di formazione, con lezioni teoriche e pratiche. I docenti sono accademici, manager ed esperti di settore. Oltre all’acquisizione di know-how specifico, i corsi sono un’occasione per beneficiare di contributi trasversali e dello scambio di esperienze tra realtà molto diverse fra loro».

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