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«Gli Stati non possono più uscire dalla crisi semplicemente crescendo»

In vista dell’assemblea annuale del FMI, la sua direttrice delinea i tre principali contrasti dell’economia mondiale. Per esempio, il fatto che l’intelligenza artificiale generi crescita, ma anche disuguaglianza
Thomas Fuster
15.10.2026 06:00

Se una persona infilasse la testa in un forno mentre i piedi sono nel congelatore, il suo corpo manterrebbe una piacevole temperatura media. Tuttavia, quella persona non si sentirebbe a proprio agio. Una situazione simile si sta verificando attualmente nell’economia mondiale. In questo contesto, i valori medi hanno ormai ben poca rilevanza, poiché nascondono i contrasti, come ad esempio quello tra il boom dell’intelligenza artificiale e la crisi energetica.

Queste contraddizioni saranno al centro dell’attenzione la prossima settimana in occasione dell’incontro annuale del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale che si terrà a Bangkok. Sono attesi i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei 191 Stati membri del FMI. Alla vigilia dell’incontro, la direttrice generale del FMI Kristalina Georgieva ha delineato le tre contraddizioni, a suo avviso, più rilevanti per l’economia mondiale.

1. L’avvento vertiginoso dell’IA

La spesa per l’IA ha ormai raggiunto livelli storici. In rapporto al Prodotto interno lordo (PIL), gli investimenti potrebbero presto superare quelli destinati in passato alla costruzione delle reti ferroviarie, alla fornitura di energia elettrica o alle telecomunicazioni. Secondo il FMI, l’hardware per l’IA e i prodotti tecnologici correlati rappresentano già più di un decimo del commercio mondiale totale di beni – con una tendenza in forte crescita.

Il problema: il forte aumento del commercio legato all’IA si concentra in pochi Stati che fanno parte della catena del valore. Mentre Stati Uniti, Cina e India investono massicciamente nelle infrastrutture, alcuni Paesi asiatici forniscono l’hardware necessario, come ad esempio i chip di memoria. Il resto del mondo non beneficia quasi per nulla di questo boom. Il FMI vede quindi nell’IA anche un motore di crescente disuguaglianza economica globale.

2. Prezzi dell’energiache rimangono elevati

L’IA contribuisce inoltre a un aumento della domanda di energia. Ciò aggrava ulteriormente il problema dell’aumento dei prezzi dell’energia. Secondo il FMI, è stato sì possibile contenere lo shock dei prezzi ma, nonostante le misure di emergenza e lo sblocco delle riserve, il prezzo del greggio Brent si attesta ancora intorno ai 100 dollari al barile. A ciò contribuiscono anche le limitate capacità delle raffinerie a livello mondiale.

Mentre l’IA stimola la crescita, questa viene frenata dalla crisi energetica. Non si intravede un’inversione di tendenza. Anche se la guerra nel Golfo dovesse finire presto, il problema dei prezzi elevati dell’energia persisterà ancora per qualche tempo, sostiene Georgieva. I contratti a termine sul petrolio greggio indicano prezzi elevati per tutto il 2027. E, in vista dell’inverno che si avvicina e del rifornimento delle riserve, la pressione sui prezzi nell’emisfero settentrionale potrebbe addirittura intensificarsi ulteriormente.

3. Indebitamento pubblico record

L’aumento dei costi energetici aggrava inoltre il terzo - e probabilmente, nel lungo periodo, il più grave - problema dell’economia mondiale: l’elevato indebitamento degli Stati. Questo si sta avvicinando al livello più alto mai registrato dalla Seconda guerra mondiale e dovrebbe presto superare il 100 per cento del Prodotto interno lordo. Ciò che colpisce è che i principali responsabili non sono i Paesi emergenti o in via di sviluppo, bensì i Paesi industrializzati, ritenuti ricchi.

L’aumento del debito fa salire i rendimenti dei titoli di Stato e, di conseguenza, i costi di finanziamento. Dopo i forti aumenti registrati quest’anno, i rendimenti dei titoli a dieci anni hanno già raggiunto livelli che non si vedevano più negli Stati Uniti dal 2007, in Germania dal 2009 e in Giappone dal 1996. Il fatto che anche le aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale abbiano un enorme fabbisogno di capitale non rende più conveniente la raccolta di fondi.

La crescita da sola non basta più

Cosa dovrebbero fare i governi con questa analisi? Negli ultimi diciassette anni, quando i tassi d’interesse erano inferiori fino a 4 punti percentuali rispetto al tasso di crescita dell’economia, la conclusione era quasi sempre la stessa: numerosi Stati contavano infatti di riuscire a uscire dal proprio sovraindebitamento grazie alla crescita economica. Con l’aumento dei tassi d’interesse, ciò è diventato decisamente più difficile.

Per la direttrice del FMI è chiaro: l’accelerazione della crescita necessaria per ridurre il rapporto debito/PIL anche senza misure di austerità fiscale è fuori portata nel prossimo futuro. L’idea di poter uscire dal debito grazie alla crescita sembra sempre più illusoria. Non c’è quindi alternativa al risanamento fiscale, ma questo messaggio sembra non essere ancora stato recepito.

Non si intravede alcuna reazionein politica finanziaria

Georgieva sottolinea che non si intravede un’azione risoluta da parte dei paesi industrializzati, nonostante l’urgenza di piani credibili per il risanamento del bilancio. La situazione appare più positiva per quanto riguarda la politica monetaria, ambito in cui il FMI raccomanda una «restrizione cauta» a causa dell’effetto inflazionistico causato dal boom dell’intelligenza artificiale, dalla crisi energetica, dai dazi e dalle spese per la difesa. Viene espressamente lodato il recente aumento dei tassi di riferimento da parte delle banche centrali degli Stati Uniti, dell’area dell’euro e del Giappone. Se il FMI si aspetti in definitiva più vantaggi o svantaggi dall’IA rimane ancora poco chiaro. Georgieva cita la legge di Amara, secondo la quale le tecnologie vengono spesso sopravvalutate nel breve termine e sottovalutate nel lungo termine. Ma delle stime interne indicano che, nel corso del tempo, l’IA potrebbe generare fino a 0,5 punti percentuali di crescita globale all’anno. Ciò comporterebbe, in un solo decennio, la nascita di una nuova economia pari, per così dire, alle dimensioni di tutti gli Stati dell’ASEAN - il che rappresenta comunque una prospettiva positiva.

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