La pagina

Spazio Libero, si riparte

Tutti i sentimenti di solidarietà e buona volontà di capire chi approda da noi in cerca di un migliore livello di vita non possono giustificare l’irresponsabile buonismo dei governi occidentali
©Chiara Zocchetti
Contenuto sponsorizzato
08.10.2026 06:00

Alberto Siccardi Tutti i sentimenti di solidarietà e buona volontà di capire chi approda da noi in cerca di un migliore livello di vita non possono giustificare l’irresponsabile buonismo dei governi occidentali sfociato in un inconcepibile dilagare di criminalità straniera che oggi non crea più soltanto preoccupazione nella gente, bensì una giustificata paura.

Quando si riprende, dopo qualche anno di pausa, il lavoro di analisi di una situazione sociale complessa che ci sta a cuore, può succedere che essa sia cambiata così  tanto da stupirci o addirittura da spaventarci. A me sta succedendo proprio questo, anche perché i cambiamenti in corso a casa nostra, in Svizzera, sono diversi da quelli in corso in altri paesi o in altri continenti. Da noi sono più lenti, ma  da paesi diversi ci giungono notizie discordanti. È mia intenzione approfondire certi fenomeni sociali e geopolitici così come si svolgono nei paesi in cui lavoro e dove ho molti amici con cui interloquire da decine di anni. Questi paesi sono quasi 70 e credo quindi che ne sentiremo di tutti i colori. Perché questo progetto? Perché gli esseri umani di fronte allo stesso problema reagiscono in modo diverso e, da soluzioni differenti, si possono trarre insegnamenti utilissimi e suggerimenti per migliorare le nostre opinioni. Ricordo di aver portato in queste pagine, qualche anno fa, il modo in cui veniva gestito in Australia il fenomeno migratorio, stupefacente per efficacia e crudeltà. Sarà interessante chiedere laggiù come e se qualcosa è cambiato e confrontarlo con quanto oggi cerchiamo di fare. Non nascondo che mi piacerebbe aiutare l’opinione pubblica ad allargare il proprio orizzonte per sostenere progetti saggi e onesti in materie così delicate.

Riassumo i punti importanti per chi non avesse saputo della realtà australiana di tre anni fa. Essa dà certamente l’idea di come lo stesso problema possa essere risolto in modi molto diversi. L’Australia, Paese con un territorio più grande dell’Europa, ha solo ventisette milioni di abitanti ed era prassi del governo conservatore scegliere e importare ogni anno dai paesi in via di sviluppo circa 1,3 milioni di lavoratori con le specializzazioni di cui l’Australia aveva bisogno in quel momento. Falegnami, taxisti, infermieri e così via. Avevano bisogno di mano d’opera, andavano a sceglierli nei paesi in via di sviluppo e li portavano in aereo in Australia, dove li avviavano al lavoro e a una vita integrata. I boat people, chi cioè cercava di arrivare illegalmente nel paese via mare su barconi, come avviene oggi nel Mediterraneo, venivano intercettati e condotti forzatamente su due isole lontane, Papua Nuova Guinea e Nauru, dove i rispettivi governi se ne occupavano dietro pagamento delle spese da parte degli australiani. «Niente criminalità di origine migratoria», mi diceva a quei tempi un conoscente  australiano. Ho chiesto notizie laggiù in questi giorni e, da una breve conversazione con un amico, ho saputo che con il nuovo governo laburista, di sinistra, si rende necessario un cambio di metodo. Si diminuisce di 600.000 unità annue l’immigrazione controllata e si deve affrontare una criminalità fatta di rapine, spaccio di droga e violenze, stile Europa. Perché? Perché l’immigrazione clandestina non è stata contrastata adeguatamente. Qui troviamo la conferma che il problema è sovente politico, e che il metodo deve essere sempre lo stesso, controllo delle frontiere e provvedimenti forti e decisi.

A proposito di cambiamenti alle nostre latitudini riporto alcuni spunti significativi. Sono stato a Venezia e l’ho trovata già diversa da un anno fa. La sera in Piazza San Marco ci sono quattro poliziotti che la presidiano, ogni sera. Mai visto prima. In un ristorante in centro ho assistito a un alterco violento fra un cameriere e un venditore di oggetti esotici, un omone africano di due metri, che disturbava il servizio ai clienti. Conclusione: minacce e un «vaffa» dall’africano al cameriere, turisti impietriti dalla paura, silenzio di tutti, compreso il mio, per evitare che si creassero possibili ritorsioni a danno del ristorante in un momento in cui fosse meno presidiato dai clienti.

Tornando a casa, un’ora dopo, un altro africano ci ha apostrofato poco gentilmente  per venderci dei monili dorati, abbiamo lasciato perdere.

A Venezia ci sono sempre stati i venditori di rose e di oggetti volanti illuminati,  mendicanti uomini e donne, ma mai arroganti e minacciosi.

Oggi, sempre a Venezia, ci sono veri e propri ricatti al comune da parte delle migliaia di lavoratori musulmani impiegati in città. La comunità bengalese ha chiesto di costruire nella città una grande moschea, minacciando di iniziare uno sciopero generale, bloccando il turismo. Non si sa come andrà a finire, ma pare che non se ne faccia niente. Difficile immaginare Venezia con in centro una grande moschea. Speriamo in bene.

Due giorni fa ho chiesto a un amico inglese, col quale lavoriamo da quasi vent’anni, come vedeva l’avanzata dei musulmani nel suo paese e mi ha risposto che non c’era più nulla da fare. Conoscendo gli inglesi in tanti anni di lavoro, non posso credere che perderanno la loro cultura e saranno condizionati nella loro vita da chi cercherà di arrivare al potere nel loro paese. Ma è un fatto che oggi anche lì non si fa niente per governare questo fenomeno che, se non gestito adeguatamente, li porterà alla perdita di una parte della libertà.

Ecco perché mi propongo di raccogliere in giro per il mondo le notizie utili a darci un quadro della loro situazione, per passarle a chi non ha contatti di prima mano con realtà diverse dalla nostra. I parametri del cambiamento, in paesi diversi dal nostro, di cui vorrei parlare sono moltissimi. La sanità per tutti e i suoi costi, il cambiamento climatico, la corsa agli armamenti, l’emigrazione, la distribuzione del reddito, le libertà religiose e di costume, la scuola e le sue responsabilità, quelle dei genitori, lo sviluppo e l’utilità dell'Intelligenza Artificiale e molti altri. Credo sia utile sapere come va il mondo fuori della Svizzera, per meglio muoverci in casa nostra.

In questo articolo: