Una guerra? Una tirannia? Governanti seri? Cosa ci vuole?

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Alberto Siccardi Dopo decenni di irresponsabile apatia e di sempre maggiore tolleranza nei confronti di chi arrivava in Europa non per lavorarvi onestamente – quelli sono sempre ben accetti – bensì per abusare della nostra ospitalità cercando di imporre con la violenza usi e costumi a noi alieni, una parte ormai consistente della società si è trasformata in una bomba a orologeria che le autorità non sanno come disinnescare. E questo fa paura.
L’Occidente è di fronte a sfide nuove difficilissime da capire e da gestire. Le sue strutture politiche sono deboli o corrotte, incapaci di leggere e affrontare le nuove situazioni se non usandole disperatamente e inutilmente nelle battaglie politiche di sempre, destra contro sinistra, senza neanche sfiorare i veri nuovi problemi.
La nostra società accoglie nelle sue pieghe forze sovversive manovrate da centri di potere stranieri che non riesce a identificare e quindi a contrastare.
In questi giorni si è svelata in Italia una realtà grottesca, quella degli stranieri e figli e nipoti di stranieri che hanno avuto la cittadinanza in un paese europeo e che vogliono rovesciare il sistema in cui vivono. La Francia ha iniziato questo processo di islamizzazione con Mitterand qualche decennio fa, convinto di creare nel tempo una solida base elettorale per il suo partito socialista.
Lasciamo per un attimo perdere il fatto assurdo che la sinistra spalleggi le istanze islamiche, famelica di consenso a ogni costo, pur sapendo quanto queste siano distanti dalle sue idee e dalla democrazia, ma oggi come facciamo a combattere dei cittadini italiani o europei a tutti gli effetti, ma che odiano i loro paesi europei di adozione? Rimanendo in Italia, e dopo le ultime notizie sul laureato marocchino diventato italiano accusato di aver organizzato da anni il modo di creare sommosse con una semplice chiamata sui social, possiamo affermare, senza ombra di dubbio, che sono Italiani (non italiani) che vogliono distruggere la nostra civiltà e la nostra cultura.
E lo dichiarano anche apertamente.
Come facciamo a combatterli? Sono italiani! Dovessimo espellerli, dove li mandiamo?
Abbiamo il nemico in casa, nemico inattaccabile legalmente.
Ma ecco i soliti Soloni ridicoli che sempre in questi casi alzano il ditino e ammoniscono: «bisogna risalire alle vere cause del loro malcontento, non condannare subito», parlando da veri irresponsabili quali sono.
Molti dei ragazzi che hanno devastato le città italiane parlavano francese e arabo, e allora a quale malcontento dobbiamo riferirci? Le organizzazioni islamiche estremiste, le stesse che hanno abbattuto le torri gemelle, non hanno un malcontento che dobbiamo capire e correggere, hanno da decenni concepito il piano suggerito nel Corano, quello di conquistare e sottomettere gli infedeli. Che siamo noi.
Cosa fare? Innanzitutto, smettere di farli entrare nei nostri paesi e di dare loro cittadinanze facili; ma con quelli che operano già nei nostri paesi, con cittadinanza europea o no , essere inflessibili quando commettono crimini, così come quando fanno propaganda faziosa con i nostri giovani, nelle scuole e fuori.
E riformare le scuole in modo ferreo, difendendo la nostra cultura; altro che abolire i crocefissi, i presepi e il prosciutto dalle mense comuni!
Forse non abbiamo ancora la determinazione e le capacità per farlo. Ma non dobbiamo rinunciare a difendere la nostra vita e quella dei nostri figli. Cambiamo quindi certi modi di pensare e di agire.
A parte l’alta percentuale di non votanti - e li capisco fino in fondo - oggi chi invece va a votare deve ricordare che il candidato non deve solo essere simpatico e «parlare bene», ma deve portare un programma serio e impegnarsi a rispettarlo durante lo svolgimento del suo mandato. Altrimenti cosa viene a fare? In questo periodo di campagne elettorali svizzere vengono fuori come funghi candidati scelti dai partiti seguendo considerazioni di opportunità partitiche, di equilibri e di favori reciproci da compensare, non valutando le loro qualità.
Sovente i candidati si trovano scelti a sorpresa, senza sapere il perché e se ne compiacciono con grandi sorrisi in televisione. Scegliamo così chi ci deve governare in tempi tanto difficili? Meglio di no. Chi va alle finanze deve avere esperienza di finanza, se va al territorio deve saperne di traffico e di costruzioni ma, soprattutto di questi tempi, chi va alla difesa e agli interni deve avere le idee chiare sulle politiche internazionali e i problemi enormi posti dalle pressioni migratorie, passate e future. La situazione francese è probabilmente quella peggiore, quella australiana forse la migliore. Hanno saputo, in Australia, prevenire in termini di qualità migratoria quanto invece di deleterio è successo in Francia.
È un mondo nuovo per noi, ma dobbiamo saper distinguere nelle proteste giovanili quanto è genuino e sano da quanto invece è organizzato dall’estero, secondo una strategia precisa descritta da tempo da personaggi come Oriana Fallaci nei suoi libri di venti anni fa. Quanto aveva predetto si sta avverando. Dobbiamo reagire senza esitazioni ai piani eversivi stranieri e rivolgere la nostra attenzione ai nostri giovani per tenerli lontani dall’essere da questi strumentalizzati.