Una guerra? Una tirannia? Governanti seri? Cosa ci vuole?

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Alice Schwarzer Letto su «Der Spiegel»: «Gli ideologi di destra sostengono che esiste un nesso tra i disordini del fine settimana e l’origine etnica di molti dei rivoltosi. Si tratta di una menzogna razzista». Ideologi di destra? Chi ha scritto questo si chiama Leo Klimm. Ma dove vive quest’uomo così all’oscuro di tutto? Alle Bahamas? No, a Parigi. Eppure, lì dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro.
In Francia, giovani immigrati istigati scendono in piazza insieme agli estremisti di sinistra. A quanto pare non si dovrebbe ancora poterlo dire, altrimenti si viene etichettati come «di destra». Ma è giunto il momento di parlare chiaro!
Proprio a causa di quei giornalisti e politici che da decenni chiudono gli occhi di fronte al problema e, minacciando di etichettare chiunque come «di destra» e «razzista», vogliono impedire anche a tutti gli altri di guardare in faccia e comprendere la realtà. È proprio a causa di questi ipocriti che la Francia si trova ora ad affrontare questi problemi che noi europei - con i tedeschi in testa - abbiamo già da tempo.
In realtà, ciò che vediamo – le auto in fiamme, i negozi saccheggiati, i municipi che crollano e i poliziotti in fuga – non è una innocua protesta studentesca, ma una prova di forza. Una prova di forza contro lo Stato. Proprio come la notte di Capodanno del 2015 è stata una prova di forza contro le donne.
Ovviamente, questi tentativi di rovesciamento dello Stato nel suo complesso, delle sue istituzioni, dei suoi simboli e dei suoi cittadini, non sono caduti dal cielo. Il tutto si sta profilando già da ben quarant’anni, dalla metà degli anni ’80, ovvero esattamente dall’inizio organizzato delle offensive islamiste nelle metropoli occidentali.
Oggi decisamente sessista
Nel 2005, ossia 21 anni fa, ho scritto un commento per la FAZ sugli allora «disordini giovanili» francesi nelle banlieues, le periferie. Già allora i responsabili degli incendi non erano affatto «i giovani», bensì la seconda e la terza generazione di immigrati provenienti dal Maghreb, dal Nord Africa. Erano meno integrati rispetto alla prima generazione, i loro genitori. Perché?
Naturalmente anche per ragioni sociali, come sempre in questo tipo di proteste. Le abitazioni erano anguste e la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, era elevata. Ed è proprio questo che i Fratelli musulmani e compagnia bella sfruttano per le loro agitazioni nella cintura di Parigi, un tempo rossa (comunista) e oggi verde (islamista).
Certo, «anche nel 1968 a Parigi volavano i sampietrini», scrivevo nel 2005. «Ma l’obiettivo delle rivolte erano le strutture autoritarie, non lo Stato in sé. Ad andare in fiamme erano i negozi di lusso, non le scuole.» E i poliziotti non venivano insultati come «figli di puttana», ma derisi con l’epiteto «CRS – SS». Anche questo è un paragone un po’ azzardato, ma comunque politico.
Oggi questi giovani provocatori sono decisamente sessisti e antisemiti. Sul quotidiano liberal-conservatore «Le Figaro», Gilles-William Goldnadel, avvocato ed ebreo, evoca «l’inizio di una guerra civile». Potrebbe avere ragione. L’avvocato accusa gli intellettuali di sinistra, i giornalisti di sinistra e i giudici di sinistra di complicità con gli islamisti e gli estremisti di sinistra. Avrebbero abbandonato le forze dell’ordine e la polizia.
Un terzo della popolazione francese ha oggi origini migratorie. Soprattutto tra i giovani, molti sembrano disprezzare, anzi odiare, lo Stato. Non è sempre stato così. È il risultato di un’agitazione degli islamisti, cui nemmeno i Francesi hanno posto freni, secondo la quale ogni critica all’islamismo è «islamofoba», «di destra» e «razzista». Anche di questo hanno paura quei giornalisti e politici che preferiscono chiudere gli occhi. Non vogliono essere considerati razzisti. Così facendo, però, abbandonano i musulmani al loro destino. Perché le prime vittime degli islamisti, questi fascisti del XXI secolo, sono proprio i musulmani democratici.
Berlino insegna
Non si può che congratularsi con la Germania per avere un ministro dell’Interno che parla chiaro. E che, tra l’altro, alcuni mesi fa è stato finalmente il primo a convocare una «Conferenza sull’Islam» critica nei confronti dell’islamismo. Questo Alexander Dobrindt ha dichiarato al quotidiano «Bild»: «Chi non afferma chiaramente che qui gli estremisti di sinistra e un ambiente di immigrati si incontrano per combattere insieme nelle strade contro il sistema democratico, non ha compreso la situazione». Berlino insegna.
C’è solo da sperare che il ministro dell’Interno e l’intero Stato adottino finalmente misure adeguate, prima che anche in Germania si verifichino situazioni simili a quelle francesi – ammesso che non sia già troppo tardi.