Dalla «mugheta» ai laghi Chiera

Negli anni passati sui sentieri ticinesi era facile incontrare gente che parlava soltanto «schwyzerdütsch». E quest’anno, dopo un lungo periodo di confinamento (lockdown), il numero di escursionisti che calpestano sentieri e mulattiere del Ticino è in forte aumento rispetto all’anno scorso.
Le idee vengono camminando diceva Nietzsche, vengono perché camminare è una scelta della mente per uscire dal proprio «io» e andare verso la natura. Si cammina di più per curiosità ma anche grazie all’informazione di «internet».

Il nostro territorio è ricco di luoghi che molti conoscono di nome ma che in pochi hanno visitato. Spesso si conoscono perché si sono visti sui libri o in un documentario... Alle volte ci si passa accanto senza minimamente sospettare che dietro una linea di alberi si nasconde un vero tesoro naturale.
Un esempio è la regione «Nei Pini», vicino all’Alpe Chiera in Leventina. Alcuni conoscono i dintorni, in quanto ci vanno in settembre a raccogliere i mirtilli.
L’Alpe Chiera (2038 m) è raggiungibile da Somprei (1.848 m) in poco più di mezz’ora. Il sentiero è ben marcato e segnalato in quanto si tratta della via per salire al Pécianett (2662 m) e alla sua grande croce o per i Laghi Chiera (2.361 m).

La maggior parte degli escursionisti all’Alpe Chiera si ferma, beve un sorso alla fontana e prosegue. Eppure a pochi metri dal sentiero esistono diverse torbiere di straordinaria ricchezza e importanza. L’acqua che scende dai Laghi Chiera scompare in due o tre stagni, che lentamente si stanno trasformando in torbiere.
La torbiera alta o torbiera a sfagni è una palude con acqua stagnante o in lento movimento, con una flora tipica dei luoghi umidi, diverse specie di sfagni che sono muschi semi-acquatici, e tante piante acquatiche come il coltellaccio, equiseti, carici, ranuncoli, diverse specie di ciperacee, graminacee...
Ma l’ambiente più interessante si trova nella zona nota con il nome «Nei Pini» che è quel pianoro a circa 2.000 metri di quota, dove è cresciuta e si è sviluppata una foresta intricata di pino mugo (pinus mugo) tra i quali si sono formati diversi laghetti.

Una foresta alpina di pino mugo viene comunemente chiamata «mugheta». E quando si cerca di entrare nella mugheta Nei Pini ci si rende conto che le piante sono cresciute in modo così intricato da renderla quasi impenetrabile. Il pino mugo non è una pianta alta e quando arriva a tre metri è già grande e possiede una ramificazione bassa, quasi appiccicata al terreno. La pianta si riconosce anche dagli aghi che sono lunghi fino a cinque centimetri raggruppati a due a due. Un Pino mugo con un tronco di 10-11 centimetri di diametro è quasi certamente secolare.

In questi ultimi anni è stato realizzato un percorso segnato in rosso, anche su rami tagliati. E questo facilita la visita dei laghetti...
I laghetti-torbiera che si trovano disseminati Nei Pini sono una meraviglia. Anche solo per essere circondati da piccoli pini mugo. Ma poi non ce n’è uno uguale all’altro, perché mutano in un gioco di acqua circoscritta da rive, massi e isolotti verdi... Ogni laghetto possiede la sua coreografia.

Arrivare fin qui è stata una bella passeggiata ma la nostra escursione continua verso i Laghi Chiera che si trovano circa 300 metri (un’ora) sopra l’Alpe di Chiera (2.038 m).
Il sentiero si snoda dapprima nei vasti ed erbosi pascoli alpini. Man mano che si sale il paesaggio diventa alpino. In meno di un’ora si arriva al Lèi Piccolo di Chiera (2.344 m) con vicino quello Grande (2.361 m). Due laghi lasciati dal grande ghiacciaio in veloce ritirata, al centro di una corona di montagne più affascinante di quella di un re.

«Se esprimi un desiderio è perché hai visto cadere una stella, se ha visto cadere una stella è perché stai guardando il cielo, se stai guardando il cielo è perché credi ancora in qualche cosa». (Bob Marley)

L'itinerario
Da Somprei (1.848 m) (dove termina la strada Faido, Carì, Predelp), ci si innalza gradatamente su sentiero segnalato verso l’Alpe Chièra (2.038 m). (Per entrare nella bella «mugheta» Nei Pini si continua verso sud ovest su sentieri che si perdono tra i pini prostrati).
Poco dopo la cascina dell’Alpe Chiera (2.038 m) il sentiero di divide. In direzione nord ovest si sale al Pizzo Pettine (Pécianett) (2.662 m) e verso nord est si va ai Laghi Chiera (2.361), frequentati soprattutto da pescatori.
Sono raccomandate buone scarpe da montagna.
Dislivello: 513 metri
Tempo: 2 ore
