Gusto

Il Ticino del vino tra eredità e nuove voci: i Premi Ticinowine a Lara Montagna e Feliciano Gialdi

A Villa Ciani una serata che riflette le trasformazioni del settore: il riconoscimento alla giornalista per il suo lavoro sul territorio e il premio alla carriera al produttore che da sessant’anni ne interpreta le sfide
Mattia Sacchi
29.11.2025 11:52

Il mondo del vino ticinese si è ritrovato venerdì sera nelle sale di Villa Ciani per l’assegnazione dei Premi Ticinowine 2025, consegnati durante la manifestazione Vini in Villa. Due figure, molto diverse per percorso e generazione, hanno ricevuto i riconoscimenti annuali: la giornalista Lara Montagna, premiata per il contributo nella comunicazione del settore, e Feliciano Gialdi, figura storica della vitivinicoltura cantonale, insignito del premio alla carriera.

Un appuntamento ormai consolidato, che l’Interprofessione della Vite e del Vino Ticinese descrive come un’occasione per mettere in luce chi contribuisce alla crescita e alla credibilità del settore. Senza toni celebrativi, la serata ha ribadito piuttosto come il vino ticinese viva una fase di trasformazione continua, tra cambiamenti climatici, evoluzione del gusto e nuove sfide commerciali.

Il Premio Ticinowine 2025 è andato a Lara Montagna, giornalista e autrice della trasmissione L’Ora della Terra, riconosciuta per aver portato nel dibattito pubblico temi agricoli e ambientali troppo spesso marginali. Il merito, per la Commissione, sta nella capacità di raccontare il lavoro quotidiano di viticoltori ed enologi «con autenticità», mantenendo uno sguardo che unisce divulgazione e competenza tecnica.

«Se è vero che sono la prima donna a ricevere questo premio, ne vado ancora più fiera – ha sottolineato Montagna –. Significa che vengono riconosciute le capacità della persona prima del suo genere. Le donne nel mondo della viticoltura hanno raggiunto risultati straordinari: questo riconoscimento lo condivido con loro».

Il premio alla carriera è stato attribuito a Feliciano Gialdi, alla guida dell’omonima azienda dal 1980 e considerato tra gli artefici del rinnovamento della vinificazione ticinese dagli anni Ottanta a oggi. È lui, tra i primi, ad aver creduto nel Merlot bianco fermo e ad aver dato vita ad alcune etichette oggi simbolo del territorio, dalle linee Gialdi e Brivio fino al progetto Quattromani, sviluppato con Claudio Tamborini, Guido Brivio e Angelo Delea.

Al Corriere del Ticino, Gialdi ha raccontato cosa significhi ricevere un premio «alla carriera» mentre la carriera è tutt’altro che conclusa: «Di solito si dà quando si chiude un percorso, ma io non smetto. Ho lavorato sessant’anni e continuo perché questo lavoro mi piace. La salute non si può programmare, ma se mi accompagna voglio essere ancora presente. Magari un giorno lo consegnerò io a qualcun altro».

Negli ultimi mesi, racconta, qualche problema fisico c’è stato: «La salute è stata un po’ ballerina, ma mi sono ripreso. Il vino aiuta? Direi che aiuta a mantenere la serenità. A ottant’anni bisogna saper distinguere ciò che è grave da ciò che non lo è. Mi considero fortunato».

Lo sguardo di Gialdi torna spesso sulle trasformazioni vissute dal settore: «In sessant’anni è cambiato tutto. Ma ogni cambiamento è una sfida, e se vuoi vincere devi accettarla. Restare nella zona di comfort è un errore: non ti stimola e ti toglie l’autostima».

Si parla di clima, mercato, gusti del consumatore: «Dobbiamo essere dinamici. Non si può pensare che ciò che si è fatto finora vada bene per sempre. Il cliente cambia, l’informazione corre più veloce, la concorrenza si fa più aggressiva. Senza una squadra capace e aggiornata non si va da nessuna parte».

E il vino ticinese? «Rimane un’eccellenza, ma non dobbiamo illuderci. Abbiamo una storia recente: i primi risultati qualitativi risalgono agli anni Ottanta. In quarant’anni non puoi pretendere il prestigio che altre regioni hanno costruito in secoli. Però, se continuiamo a raffinare il prodotto e a parlare a una clientela consapevole, la strada è tracciata«. »Sono molto contento per questo riconoscimento - conclude Gialdi - ma lo dedico ai miei collaboratori. E sono felice di vedere la motivazione di mia figlia: è un segnale importante per il futuro».

Il presidente di Ticinowine, Valerio Cimiotti, ha sintetizzato così il senso dei riconoscimenti: «Celebriamo due percorsi che parlano al cuore del vino ticinese. Il futuro passa dalle persone capaci di innovare e custodire la tradizione».

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