Moda, una ticinese sulla passerella dei talenti esclusi

Ventitré designer, 92 look e oltre cento giovani professionisti coinvolti: durante la Settimana della moda milanese, Fabbrica Bini si è trasformata in una vetrina per i talenti emergenti grazie all'iniziativa Middle Ground Center (.MgC).
Un ponte per i giovani designer
Colmare la distanza tra le scuole di moda e l'industria creativa: è da qui che nasce Middle Ground Center, una piattaforma indipendente creata da studenti per altri studenti. Alla sua seconda edizione, il progetto ha dato spazio a 23 neodiplomati degli istituti di moda milanesi, offrendo loro l'occasione di raccontarsi attraverso le proprie creazioni. Tra i protagonisti c'era anche la ticinese Matilde Minghelli, studentessa dell'Istituto Marangoni, che ha portato in passerella la collezione «Pause, listen». Ispirata alla vita frenetica e alla continua sovrastimolazione che segnano la nostra quotidianità, la giovane designer ha messo al centro dei suoi capi i microsuoni che ci circondano, trasformando il corpo, attraverso materiali e movimenti, in uno strumento.
Oltre la selezione
All'origine del progetto c'è l'amarezza di un gruppo di diplomati della NABA che, alla fine del percorso universitario, si sono scontrati con una selezione durissima. Come racconta Milosz Olkowski, fondatore di .MgC, soltanto il 10% degli studenti dell'ultimo anno viene scelto per presentare la propria collezione durante la sfilata dell'istituto. «Tutti gli altri, a mio avviso artisti di talento, concludono gli studi senza avere la possibilità di mostrare al pubblico il duro lavoro di un anno», afferma. Da quell'esclusione è nata, per Olkowski e i suoi compagni, la volontà di cambiare le cose, colmando la mancanza di una piattaforma indipendente aperta a tutti, in cui gli unici requisiti fossero l'originalità e la qualità dei capi. Uno spazio in cui formazione, pubblico e industria possano incontrarsi, e dove i giovani talenti abbiano l'opportunità non solo di farsi conoscere, ma anche di esprimere liberamente la propria visione artistica.
La casa dello show
Dall'idea alla passerella, però, serviva uno spazio. A offrirlo, gratuitamente, è stata la nota stilista e designer Gentucca Bini, proprietaria di Fabbrica Bini, che è diventata il cuore dell'evento. Ma .MgC non si limita ai designer: dietro le quinte, il progetto coinvolge anche chi muove i primi passi negli altri mestieri del fashion system. Insieme al team, composto da 12 ragazzi, alla realizzazione della sfilata hanno lavorato più di 100 persone, tutte alle prime armi: truccatori, modelle e modelli, fotografi e DJ. «Tutti stavano facendo qualcosa per la prima volta», sottolinea Olkowski.
Non solo passerelle
Il dialogo con il settore è proseguito anche lontano dalla passerella, con uno showroom e un panel di discussione pensati, ancora una volta, per creare un «middle ground», un terreno comune tra i ragazzi e l'industria, da cui il progetto prende il nome. Lo showroom ha permesso a media e talent scout di osservare da vicino i capi delle collezioni, intravisti soltanto per pochi istanti in passerella. Il panel ha invece offerto ai ragazzi un confronto diretto con tre professionisti del settore creativo, Piotr Niepsuj, Gentucca Bini e Bogdan Plakov, che hanno ripercorso le rispettive carriere. Un momento pensato per chi è all'inizio del proprio percorso e ha bisogno di capire come trasformare la propria passione in una professione.
È proprio nella distanza tra la formazione e un mondo professionale che appare sempre più irraggiungibile che .MgC prova a inserirsi, offrendo ai giovani designer uno spazio per mostrare ciò che sanno fare. Perché il talento, per trovare la propria strada, ha prima bisogno di un luogo in cui mostrarsi al pubblico.
