Orologi

Dal cronografo invisibile al primo diver in afnio: gli orologi più incredibili di Watches and Wonders

Tra movimenti che sembrano suonare, capolavori ultrapiatti da collezione e nuove sperimentazioni meccaniche, il nostro viaggio tra gli orologi che hanno trasformato Ginevra nella capitale mondiale del tempo
Mattia Sacchi
10.05.2026 12:36

Prima di essere un accessorio, l’orologio svizzero è stato un’idea di precisione applicata al mondo. Un modo di misurare il tempo, certo, ma anche di trasformarlo in industria, cultura, status, artigianato, ingegneria. A Ginevra questa idea torna ogni anno a occupare il centro della scena con Watches and Wonders, il grande salone internazionale dell’alta orologeria, che nell’edizione 2026 ha confermato numeri da capitale mondiale del settore: quasi 60 mila visitatori, 1.750 giornalisti, 6 mila retailer e una città intera coinvolta in un calendario ormai molto più ampio dei confini di Palexpo.

Per gli appassionati è una specie di Disneyland dell’orologeria, solo con meno montagne russe e molti più tourbillon. Dentro il salone si entra però attraverso un percorso tutt’altro che automatico: l’accreditamento è selettivo, passa da una commissione e dal via libera dei brand presenti. Una volta superata quella soglia, il premio è la possibilità di toccare con mano pezzi che altrove sarebbe quasi impossibile vedere: edizioni limitatissime, prototipi, complicazioni rare, orologi dai prezzi proibitivi e spesso destinati a pochissimi collezionisti nel mondo.

Poi comincia la vera prova: districarsi tra gli appuntamenti. L’app ufficiale permette di registrarsi agli incontri con le maison, unico vero modo per avere un contatto ravvicinato con i rappresentanti dei marchi e con le novità. Ma non tutto è semplice. Alcuni slot spariscono prima ancora dell’apertura, altre presentazioni sono difficili da ottenere, e a volte bisogna accettare compromessi curiosi. Da Piaget, per esempio, ci siamo ritrovati in una presentazione con giornalisti giapponesi, in giapponese. Dettaglio non proprio secondario. Poi, fortunatamente, qualcuno è venuto in soccorso con l’inglese. Ma in fondo l’obiettivo,  ca va sans dire, era vedere gli orologi, non c’era troppo bisogno di parole.

E gli orologi, quest’anno, raccontavano un settore in cerca di equilibrio. L’industria svizzera arriva da una fase complessa, segnata da tensioni geopolitiche, forza del franco, incertezze sui consumi e rallentamenti in alcuni mercati. Eppure i dati del primo trimestre 2026 hanno mostrato una tenuta inattesa, con esportazioni a 6,2 miliardi di franchi, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. In questo contesto Watches and Wonders diventa qualcosa di più di una vetrina: è il luogo in cui lo Swiss made prova a mostrare, davanti al mondo, perché resta ancora un riferimento.

Come ha fatto Parmigiani Fleurier, maison che ha scelto una strada silenziosa, ma radicale, con il Tonda PF Chronograph Mystérieuse. Un cronografo che, quando non serve, scompare. A riposo sembra un tre lancette di grande purezza; quando viene attivato, la funzione cronografica emerge trasformando il quadrante. È una delle idee più eleganti viste al salone: non aggiungere, ma togliere. Nascondere la complessità fino al momento in cui diventa necessaria. La maison ha presentato anche modelli legati alla Verzasca, confermando un rapporto tanto interessante quanto sorprendente con il Ticino.

Tra gli orologi capaci di far sognare, ma difficilmente acquistabili dai comuni mortali, spiccava il Vacheron Constantin Overseas Automatico Ultrapiatto 2500V. Platino, produzione limitata a 255 esemplari, prezzo attorno ai 120 mila euro. Ma il punto non è solo l’esclusività: il nuovo calibro 2550, spesso appena 2,4 millimetri e con circa 80 ore di riserva di carica, segna un passaggio importante per la maison. È un oggetto di grande raffinatezza tecnica, capace di unire sportività, eleganza e pura alta orologeria.

In questo percorso tra le novità si inserisce anche TAG Heuer, che ha lavorato su uno dei suoi modelli più iconici: il Monaco. Il quale, nella sua versione Evergraph, si scopre più tecnico e sperimentale, costruito attorno al nuovo movimento TH80-00. Qui il cronografo viene ripensato con componenti flessibili, pensati per migliorare precisione, affidabilità e durata.

Interessante anche il modo in cui brand conosciuti soprattutto per la moda abbiano portato contenuti meccanici tutt’altro che secondari. Hermès, con l’Arceau Samarcande, ha presentato una ripetizione minuti animata dal nuovo movimento scheletrato H1927 S con micro-rotore. Quando segna l’ora, sembra quasi un piccolo concerto: un effetto poetico e inatteso per un movimento meccanico, perfettamente coerente con la sensibilità della maison.

Panerai ha puntato invece sull’esperienza e sulla materia, presentando il Submersible Navy SEALs Afniotech. L’orologio è limitato a 35 pezzi e utilizza una cassa realizzata in Afniotech, materiale rarissimo a base di afnio, elemento impiegato anche in contesti estremi per la sua resistenza alla corrosione. È una prima assoluta per Panerai e non un semplice esercizio estetico: la densità del materiale, superiore a quella dell’acciaio, dà al pezzo una presenza fisica particolare, coerente con un diver impermeabile fino a 1.000 metri. A completare il progetto, un’esperienza di tre giorni ispirata ai Navy SEALs. Qui l’orologio diventa anche accesso a un immaginario, quasi a uno stile di vita.

Ma Watches and Wonders non vive più soltanto dentro Palexpo. Come accade ormai per ogni grande manifestazione internazionale, anche Ginevra ha “sincronizzato gli orologi” sull’evento principale. Boutique, hotel, spazi indipendenti e saloni paralleli hanno trasformato la città in un “Fuori salone”. Al Beau-Rivage era possibile incontrare anche i ticinesi di Cuervo y Sobrinos, che hanno presentato tra le novità un’edizione limitata dedicata a Hemingway: 882 pezzi, cassa in acciaio da 40 millimetri, quadrante beige, movimento automatico e una confezione a forma di libro, omaggio al legame dello scrittore con Cuba e con Il vecchio e il mare.

Sempre fuori dal salone, Breva ha presentato in un appartamento di lusso le sue nuove creazioni ispirate agli strumenti di misura vintage e all’eleganza del Lago di Como. A Les Halles de l’Île, Chronopolis ha dato spazio a una ventina di marchi indipendenti con un tono più libero, giovane e accessibile. A Villa Sarasin, Time to Watches ha confermato quanto esista un pubblico curioso anche oltre i nomi più celebri. All’Ice Bergues, l’AHCI ha riunito alcuni dei più importanti maestri indipendenti, ricordando che questo settore non si regge soltanto sui grandi gruppi, ma anche su artigiani, inventori e personalità capaci di trasformare un’ossessione privata in meccanica da polso. È forse qui che si coglie meglio il senso attuale di Watches and Wonders: non solo la passerella del lusso, ma un ecosistema vasto, dove convivono colossi industriali e laboratori minuscoli, strategie globali e intuizioni individuali.

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