Ticino

Il campeggio dei maranza di fronte alla Swatch: «Impossibile trovare il Royal Pop senza passare da noi»

A oltre quattro mesi dal lancio della collaborazione con Audemars Piguet, davanti alla boutique di Lugano si aspetta ancora per ore - Tra acquisti di gruppo e ragazzi pagati per fare la fila, la rivendita diventa un’attività organizzata: i margini calano, ma si punta sui volumi - A noi è stato proposto un orologio da 350 franchi per 3.500
Mattia Sacchi
01.10.2026 11:00
Questo sole accende sul mio volto. Un segno di speranza. Sto aspettando quando ad un tratto. Ti vedrò spuntare in lontananza
L'appuntamento - Ornella Vanoni


Non è un sabato qualunque, è un sabato a Lugano. Il peggio sembra essere passato. O forse no. In centro si passeggia tranquillamente mentre, davanti alla boutique Swatch di via Soave, si aspetta. In un video inviatoci da un lettore sabato mattina, la fila assomiglia a un accampamento: giacigli improvvisati, gruppi che si tengono compagnia, occhi puntati sull’ingresso nella speranza che arrivi una consegna, o almeno un segno di speranza come direbbe la divina Ornella Vanoni. Il lancio del Royal Pop risale a maggio. Sono passati più di quattro mesi e la scena continua a ripetersi.

I primi acquirenti, quel 16 maggio, avevano trascorso due notti sotto i portici. La fila era arrivata fino a piazza Cioccaro e, prima ancora che la boutique aprisse, alcuni sapevano già a chi avrebbero rivenduto l’orologio. «Sono qui con dieci amici e abbiamo tutti a chi rivenderlo», ci aveva raccontato uno dei primi in coda. Oggi trovare un compratore non è più così automatico e il ricarico si è ridotto. Ma davanti al negozio si vedono ancora ragazzi disposti a investire molte ore per comprare un Royal Pop da circa 350 franchi.

Siamo passati diverse volte in boutique senza mai trovarne uno disponibile. Un giorno, poco dopo essere usciti, un ragazzo ci ha proposto la versione bianca con quadrante nero per 3.500 franchi. Dieci volte il prezzo ufficiale. Abbiamo rifiutato e non l’ha presa benissimo. «Guarda che se non passi da me o dai miei amici sarà impossibile trovarlo, hai perso un'occasione», ha risposto piccato. La richiesta non stava né in cielo né in terra, ma la frase riassumeva bene il meccanismo: un appassionato entra quando può; chi fa della rivendita un mestiere può permettersi di tornare ogni giorno, spesso con altre persone, monopolizzando in un certo senso il mercato.

Il Royal Pop, nato dalla collaborazione fra Swatch e Audemars Piguet, non è un’edizione limitata. Si vende però soltanto in boutique selezionate, tra cui quella di Lugano, con il limite di un pezzo per persona al giorno. Per chi compra per sé è una possibilità. Per chi organizza un gruppo, sono tante possibilità quante le persone che riesce a mettere in fila. E quindi, come direbbe Rosa Chemical «più siamo meglio è».

Il reselling, cioè l’acquisto fatto esclusivamente per rivendere, è cambiato rispetto al debutto. Allora si vedevano richieste con ricarichi superiori ai 500 franchi per pezzo. Oggi alcune colorazioni mantengono prezzi elevati, mentre per altre negli annunci bastano circa 100 franchi in più, a volte anche meno, rispetto alla boutique: un Otto Rosso da 350 franchi, per esempio, si trova proposto in alcuni siti di rivendita ticinesi a 399. L’epoca in cui sembrava sufficiente comprare qualsiasi modello per moltiplicare il denaro è passata. Il guadagno, adesso, si cerca anche nella quantità.

Tanto che alcuni hanno professionalizzato il sistema. Pagano amici pochi franchi al giorno perché facciano la coda, poi raccolgono gli orologi acquistati, capitalizzando l'investimento. Nelle nostre visite abbiamo visto acquisti coordinati e pagamenti effettuati con la stessa carta. Può capitare che un «dipendente» del reseller di turno non sappia nemmeno quale modello debba chiedere e si rivolga al suo «capo» per avere istruzioni.

Un ragazzo milanese, un habitué della fila, descrive le trasferte a Lugano come un’attività regolare e si vanta di guadagni superiori allo stipendio annuale di un dirigente. Racconta di attraversare il confine in auto, talvolta in motorino attraverso valichi secondari, oppure in treno, convinto che i controlli siano una possibilità remota: «4 anni che faccio avanti indietro dalla Svizzera carico di orologi, non sono mai stato fermato».

Il giro non si ferma al Royal Pop. Alcuni rivenditori acquistano anche i MoonSwatch e gli Scuba Fifty Fathoms, le collaborazioni rispettivamente con Omega e Blancpain, per spedirli a clienti che non hanno una boutique nelle vicinanze. Anche qui il margine può essere piccolo. Nel loro calcolo entrano la disponibilità immediata, la differenza fra i listini nazionali e il cambio: il MoonSwatch Mission to the Moon, per esempio, è proposto a 250 franchi in Svizzera e a 275 euro in Italia. La convenienza varia con il cambio e con le spese, ma per chi vende molti pezzi anche una differenza contenuta conta. Non a caso molti di loro subito dopo Lugano passano anche dalle boutique di Milano per vedere se è rimasto qualcosa da comprare e aumentare il volume delle transazioni.

Per un periodo, davanti alla boutique, un gruppo di giovani ucraini aveva trasformato l’attesa in un appuntamento quotidiano, con una piccola logistica al seguito: amici e parenti arrivavano con cibo e bevande, rifornendo chi restava a presidiare la fila. Durante le vacanze scolastiche c’erano anche minorenni. Un accampamento che poteva contare sui rinforzi, insomma. E con la regola di un orologio per persona, ogni partecipante in più significava un’altra possibilità di acquisto.

Libero mercato, vero. Per l’appassionato il risultato è tuttavia frustrante. La disponibilità sulla carta esiste, ma bisogna trovarsi davanti alla porta nel momento giusto, con abbastanza tempo e abbastanza fortuna. Il rivenditore vende anche questo: la possibilità di evitare tentativi a vuoto. A volte per un sovrapprezzo contenuto, altre con pretese assurde come quella che ci siamo sentiti fare.

Dietro le vetrine c’è poi un vincolo concreto. La produzione del Royal Pop passa attraverso più stabilimenti e numerose lavorazioni, dai movimenti alle parti in Bioceramic fino all’assemblaggio finale. Nella nostra visita alle fabbriche, di cui parleremo a breve, abbiamo visto linee al lavoro su tre turni. I quantitativi sono considerevoli, ma ancora insufficienti a soddisfare la richiesta. Quando una parte degli orologi finisce subito nelle mani di chi li rivende, per il cliente occasionale trovarne uno diventa ancora più difficile e questo mantiene i prezzi alti.

Swatch affida alla sicurezza esterna la gestione della fila e a Lugano non si registrano particolari disordini. All’arrivo degli addetti, i «campeggi» vengono smontati e la via torna libera e pulita. Limitare certe pratiche è però un’altra cosa. Per questo, in alcune boutique, Swatch ha sperimentato forme di prenotazione, cercando di favorire l’acquisto diretto da parte dei collezionisti e ridurre lo spazio dei reseller. Un sistema che sembra interessante, ma che a Lugano, per ora, non è arrivato: per tentare la fortuna bisogna ancora presentarsi davanti alla porta.

Dal lancio del MoonSwatch, le code sono diventate parte del paesaggio di questo scorcio di Lugano. Lo Scuba Fifty Fathoms le ha alimentate, il Royal Pop le ha portate alla loro massima espressione. Noi, dopo l’ennesimo tentativo, usciamo dalla boutique con quei sogni e quelle speranze che diventano rabbia e impotenza, un po’ come quell’inquietudine raccontata da un giovane Gianluca Grignani in «Falco a metà». Senza catene e pure senza orologio. Ma con una proposta da 3.500 franchi che, per quell’orologio e per quello stile di vita, può accompagnare solo.



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