Roundnet: il nuovo sport che punta alle Olimpiadi

Uno sport giovane e il sogno di arrivare un giorno alle Olimpiadi: ecco la storia del roundnet, un gioco coinvolgente ora diventato un vero e proprio sport. Nicolas Truijens, il numero uno svizzero, ha condiviso con il CdT la sua passione per questa competizione, raccontando ciò che la rende così speciale.
Ma che cos’è il roundnet?
Il roundnet è nato dal gioco spikeball creato negli Stati Uniti nel 1989 e divenuto a tutti gli effetti uno sport, quando nel 2014 il CEO Chris Ruder l’ha rinominato roundnet, per dissociarlo appunto dal marchio Spikeball Inc. Nel 2020 si è poi stabilita la IRF, ovvero la federazione internazionale di roundnet, che ha aiutato nell’organizzazione dei tornei, stabilendo regole e standardizzando il materiale utilizzato nelle competizioni.
Come si gioca
Ma come si gioca? Per capirlo ci facciamo aiutare da Truijens, che spiega: «Fondamentalmente è molto simile al volley, ma invece di colpire la palla oltre la rete, la si colpisce contro la rete». Anche se i giocatori la chiamano «rete», questa assomiglia più «a un trampolino». La partita si svolge muovendosi a 360 gradi, due contro due, durante tre set da 21 punti. Per segnare un punto, una squadra deve servire la palla sulla rete. La squadra avversaria ha poi tre tocchi a disposizione per riportare a sua volta la sfera sul trampolino. E così via, finché una delle due squadre non riesce più a colpire la rete o lascia cadere la palla a terra.
Il roundnet richiede molta «coordinazione occhio-mano, consapevolezza spaziale e atletismo», perché «le persone possono passarsi la palla da dietro la schiena con grande precisione e devono sapere esattamente a quanti passi di distanza sono dalla rete e in quale direzione spostarsi». Un gioco con delle regole semplici ma che necessita di dinamismo, coordinazione e agilità. E sono proprio queste caratteristiche che hanno sedotto Truijens.
Gli inizi
Anche se il giocatore svizzero sembra predestinato a quest’attività, il percorso del numero uno è iniziato quasi per caso. Durante la pandemia, non poteva allenarsi in gruppo con più di sei o otto persone, quindi, era difficile praticare altri sport. Quindi ha cominciato a cercare delle alternative. Per una fortunata coincidenza, Truijens si è imbattuto in un post su Instagram: la sua città, San Gallo, aveva appena fondato il Roundnet Club St. Gallen. I ricordi delle prime partite sono ancora vividi. Ha così iniziato a incontrarsi con altri giocatori, a «volare in aria, a correre verso la rete e schiacciare la palla» e per lui, questa attività, è diventata rapidamente una dipendenza. Con il suo spirito competitivo, Truijens si è allenato sempre più spesso, sviluppando tutte le caratteristiche necessarie per eccellere in questo sport.
La crescita dello sport
Quando ha iniziato quest’attività, il roundnet era ancora acerbo, tanto che, «non era affatto competitivo». All'inizio nessuno avrebbe mai pensato «voglio diventare bravo in questo», racconta Truijens al CdT. Col passare del tempo, sono nate sempre più associazioni ed è allora che Truijens ha iniziato a vedere questo sport in modo più serio. Da qui in poi, l’atleta svizzero ha dedicato più tempo all'attività, partecipando a tornei, intensificando gli allenamenti e analizzando i video degli avversari per migliorarsi. Sul piano fisico, il roundnet richiede molta agilità e coordinazione. Per mantenersi in condizioni ottimali, Truijens si allena quasi tutti giorni al fine di migliorare resistenza, forza, e perfezionare tecniche specifiche. Un impegno che testimonia una grande disciplina e una dedizione totale al proprio sport.
La comunità, il cuore del roundnet
Inutile dire che non si può migliorare senza i propri compagni di squadra. Il numero uno svizzero ha trascorso molto tempo con persone altrettanto appassionate, lavorando sulla tecnica. Per questo tiene a puntualizzare quanto sia importante la comunità. Racconta infatti di essersi appassionato allo sport, ma è «rimasto così dedito ad esso soprattutto grazie alle persone e alle amicizie costruite lungo il cammino». Le amicizie nate giocando e viaggiando insieme sono una motivazione in più per Truijens. La communita del roundnet si è rafforzata grazie all'arrivo di club in tutta la Svizzera. Il giocatore spiega che «il primo è arrivato a Berna, il Rondo Club Bern, e poi sono stati fondati club pure a San Gallo, Losanna, Ginevra, Sciaffusa e molti altri». Il Ticino, tuttavia, è ancora l'unica regione non rappresentata. Nonostante i campi di allenamento a Tenero, un club di roundnet nella parte italiana della Svizzera è ancora tutto da costruire. In ogni caso, «la Germania, la Francia, e la Svizzera, appunto, sono le tre principali nazioni» a praticare questa disciplina.
Le sfide di uno sport in evoluzione
Dal 2020 il roundnet si è evoluto costantemente, e oggi ai tornei si presentano squadre provenienti da tutta Europa, dal Canada, dagli Stati Uniti, dal Messico e dall'America Latina. Tuttavia, lo sport deve ancora affrontare molte sfide. Truijens lo definisce ancora in una «fase di ricerca»: il livello dei giocatori è molto alto e la palla si muove sempre più velocemente. «Poiché la palla è piccola ed è così facile colpirla, gli scambi si esauriscono in fretta. Un azione tipo è composta solamente da servizio, ricezione, colpo, finito». Per questo motivo, ritiene che sia «ancora un po' lontano dal diventare uno sport adeguatamente finanziato», perché, appunto, la disciplina sta ancora cercando la propria identità. L'IRF adatta continuamente il regolamento, introducendo «nuove attrezzature, palle più grandi, reti più alte», con l'obiettivo di allungare gli scambi e rendere i match sempre più spettacolari agli occhi del pubblico.
Il sogno olimpico
La visione dell'IRF è quella di portare un giorno lo sport a livello olimpico, un obiettivo in cui Truijens crede fermamente. Lui spera un giorno di poter gareggiare in questa disciplina puntando alle medaglie più prestigiose. Certamente ci vorrà del tempo, «almeno altri 10 o 20 anni». Per il momento, l'atleta svizzero si accontenta di poter giocare al livello internazionale con i suoi amici, sperando di veder realizzato un grande sogno: portare il roundnet alle Olimpiadi.