Stati Uniti

Amodei: «Entro un anno l'IA può impadronirsi di tutto Internet»

Il capo di Anthropic rompe il silenzio: sciami di agenti autonomi fuori controllo in 6-12 mesi – «È un segnale d'allarme: dobbiamo rallentare» – Musk e Altman con lui.
©Markus Schreiber
Red. Online
13.09.2026 07:30

Non è un profeta di sventura e non chiede di spegnere le macchine, volendo ricorrere a un'azione (quasi) abusata in letteratura e cinematografia. Ma il messaggio che Dario Amodei ha affidato a un'intervista alla CBS e a un post sul suo blog è, per usare le sue stesse parole, «un segnale d'allarme»: l'intelligenza artificiale sta accelerando più rapidamente di quanto perfino i suoi costruttori avessero previsto. E chi la costruisce dovrebbe cominciare a rallentare.

L'immagine scelta dal manager italoamericano, fondatore e amministratore delegato di Anthropic, è quella della progressione geometrica: «Uno, poi due, poi quattro, poi otto, poi 16, poi 32». Siamo, dice, «sulla curva», e la curva «sta iniziando a farsi ripida». Il che non equivale a un invito al panico: «Non significa che dobbiamo farci prendere dal panico oggi. Non significa che dobbiamo bloccare tutto». Significa però che il tempo per costruire garanzie si sta assottigliando: la tecnologia, avverte Amodei, ha bisogno di misure di sicurezza capaci di stare al passo «con la velocità con cui la tecnologia stessa evolve».

L'ammissione: «Non avevo compreso appieno»

Il passaggio più insolito dell'intervista, anticipata in vista della messa in onda a CBS News Sunday Morning, è un'ammissione personale. «Non credo di aver compreso appieno cosa avrebbe significato davvero un progresso così rapido», ha detto Amodei. È una frase che pesa, perché arriva da uno degli imprenditori che più hanno contribuito a determinare quel ritmo. Amodei è stato tra i protagonisti della prima stagione dei grandi modelli linguistici prima di lasciare OpenAI nel 2021 e fondare Anthropic assieme alla sorella Daniela e a un gruppo di ricercatori: una società nata con il duplice mandato, non privo di tensioni interne, di sviluppare sistemi di frontiera e al tempo stesso di studiarne i rischi.

Da qui la previsione più netta, già anticipata nei mesi scorsi e ora ribadita: senza un rallentamento, nel giro di sei-dodici mesi l'IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell'intero Internet. È lo scenario che oggi preoccupa più di altri i laboratori: non tanto l'IA che scrive testi o genera immagini, quanto quella che agisce. Parliamo, per intenderci, di sistemi autonomi che eseguono compiti in sequenza, accedono a strumenti, scrivono ed eseguono codice, coordinandosi tra loro senza supervisione umana costante.

Il piano in tre punti

Nel post pubblicato poche ore prima dell'intervista, Amodei ha esortato le aziende del settore a procedere «più lentamente e con maggiore cautela», sostenendo che la prevenzione dei rischi è fondamentale, e ha tracciato un piano in tre punti con l'obiettivo dichiarato di «gestire il ritmo di avanzamento della frontiera tecnologica».

Il primo pilastro sono i valutatori interni, i cosiddetti embedded evaluators: figure e strutture di verifica inserite dentro i laboratori, con il compito di testare i modelli mentre vengono sviluppati e non soltanto a cose fatte. Il secondo è il coordinamento democratico, cioè un allineamento fra le democrazie sulle regole e sulle soglie di rischio, così che la competizione normativa non finisca per premiare chi è meno prudente. Il terzo, e di gran lunga il più difficile, è il coordinamento globale: chiama in causa attori che non condividono né le regole né gli obiettivi, e senza il quale gli altri due rischiano di restare un esercizio interno all'Occidente.

La proposta ha trovato un sostegno immediato e piuttosto sorprendente: quello di Elon Musk (SpaceX) e di Sam Altman (OpenAI). Sorprendente perché Musk e Altman sono da anni su fronti opposti, anche giudiziari, e perché Altman guida il concorrente diretto di Anthropic. Un'intesa così larga segnala che il tema della velocità è diventato scomodo anche per chi da quella velocità trae vantaggio competitivo.

Il paradosso di chi corre e chiede di frenare

Resta la contraddizione di fondo, che accompagna Amodei da quando ha fondato la sua azienda: chiedere una frenata mentre si continua a correre. Anthropic sviluppa e commercializza modelli di frontiera, raccoglie capitali su valutazioni miliardarie e compete quotidianamente con OpenAI e Google. La sua tesi, in sostanza, è che nessun singolo laboratorio possa rallentare da solo senza uscire dal gioco: da qui l'insistenza sul coordinamento, unico modo per trasformare la cautela da svantaggio competitivo in regola condivisa.

Il post si chiude con una formula che tiene insieme entusiasmo e timore. Se gestita con attenzione, scrive Amodei, «l'IA può essere l'ultimo di una lunga serie di miracoli tecnologici che hanno elevato e nobilitato l'umanità». «Ma, come molte tecnologie precedenti, comporta dei rischi e, trattandosi di una tecnologia così potente, tali rischi sono gravi».