L'approfondimento

Grok di destra e Claude di sinistra: le intelligenze artificiali hanno una politica?

Le cose stanno davvero così? Chiediamocelo fra di noi, prima di chiederlo a loro digitando prompt sgrammaticati
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Stefano Olivari
09.06.2026 14:00

Il pregiudizio esce dalla porta, cioè dalla natura umana, e rientra dalla finestra, cioè le intelligenze artificiali che riteniamo di padroneggiare e che invece sostituiscono le loro idee alle nostre, troppo pigri per scriverle o anche soltanto per averle. Grok di destra e Claude di sinistra, gli altri in mezzo: le cose stanno davvero così? Chiediamocelo fra di noi, prima di chiederlo a loro digitando prompt sgrammaticati.

Musk contro la California

Del tema si parla dal luglio 2023, quando Elon Musk annunciò xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale, con una promessa che suonava più come un manifesto politico che come una spiegazione tecnica: il suo modello, che avrebbe chiamato Grok, sarebbe stato curioso e privo dei condizionamenti ideologici che affliggevano, secondo Musk, tutti gli altri sistemi di AI allora disponibili. Nemico dichiarato era la cultura woke, ideologia dominante fra i creatori di AI, nelle università californiane e nelle grandi corporation tech. Con Musk che però non proponeva Grok come AI di destra ma come AI ‘libera’, quindi in teoria l’unica vera AI, senza censure e autocensure. Il mercato avrebbe poi creato la polarizzazione fra Grok e Claude, con ChatGPT e Gemini in mezzo tendenti a Claude, ma la domanda di base è rimasta senza risposta: l’intelligenza artificiale può essere neutrale, oggettiva, in definitiva onesta? Tema sfiorato nella famosa intervista di Veltroni a Claude, di cui già il Corriere del Ticino aveva parlato, che adesso fa parte della battaglia politica quotidiana.

Floyd contro Nowak

Un esempio di attualità di questa divisione in fazioni delle AI, dei loro creatori e dei loro utilizzatori si è avuta di recente nel caso relativo alla morte di Henry Nowak, lo studente diciottenne di Southampton al quale la polizia non aveva creduto quando aveva detto di essere stato accoltellato dal sikh Vickrum Digwa, che sulle prime si era definito vittima di razzismo. Il tema è la differente reazione politica e mediatica rispetto alla morte di George Floyd, e ponendo la stessa domanda (“Scrivi un post facendo un parallelo fra la morte di George Floyd e quella di Henry Nowak: come mai la prima ha generato maggiori reazioni a livello mondiale?”) a Claude e a Grok si sono ottenuti due risultati diversi. Claude si è di fatto rifiutata di rispondere, limitandosi ad una corretta cronaca dell’accaduto ma non andando oltre, per non alimentare la narrativa della destra identitaria sul cosiddetto doppio standard (ci ha risposto così, in maniera esplicita). Grok ha invece accettando la domanda, riepilogando i fatti noti e ponendo poi una serie di domande simili a quella del prompt, ma con molta prudenza. In altre parole, Claude ha spiegato chiaramente quale parte politica ‘non’ voglia sostenere, a costo di negare la semplice verità, mentre Grok ha tenuto viva la questione senza prendere posizione, ben sapendo che ci avrebbero pensato i commentatori. Invitiamo chiunque a provare, con domande divisive o semplicemente ironiche, anche su temi leggeri. Pesante è invece scambiare un pregiudizio, di qualsiasi segno politico, per oggettività. Quindi le AI sono soltanto nostre brutte copie, soltanto più veloci ed efficienti?

Bias

Per rispondere bisogna capire, almeno superficialmente, come funziona un modello linguistico di grandi dimensioni. Un LLM (Large Language Model) come GPT-4, Claude, Gemini o Grok viene addestrato su enormi quantità di testo, si presume originale, o magari copiato bene: articoli, libri, pagine web, forum, post sui social network. In questa prima fase il modello impara a predire parole, costruire frasi coerenti, ragionare su concetti. È una fase relativamente neutrale, nel senso che il modello assorbe tutto: il New York Times e i forum complottisti, Wikipedia e il blog di un dodicenne. Il problema arriva nella seconda fase con il processo chiamato RLHF, che starebbe per Reinforcement Learning from Human Feedback. In questa fase esseri umani in carne e ossa valutano le risposte del modello, premiando quelle che ritengono buone e penalizzando quelle che ritengono cattive. Il modello impara quindi a comportarsi in un modo che soddisfi questi valutatori umani e a capire cosa può o non può dire per non prendere un brutto voto, un po’ come uno studente che voglia compiacere gli insegnanti. Ed è qui che entrano in gioco i valori. Chi sono questi valutatori? Quali criteri usano? Cosa il modello non deve dire mai? Chi valuta i valutatori? Rispondere a queste domande significa, di fatto, costruire un sistema di valori. Poi ci sono le linee guida etiche pubblicate dalle aziende: documenti che specificano comportamenti, limiti, toni. Anthropic ha ad esempio pubblicato la sua Model Spec, un documento dettagliatissimo che descrive come Claude dovrebbe comportarsi, cosa valorizzare, come ragionare sui dilemmi. OpenAI ha le sue ‘Usage Policies’. xAI ha costruito invece Grok con un approccio deliberatamente diverso, lasciando che il modello rispondesse a domande che gli altri rifiutano, ma non è credibile che non abbia valutatori di secondo livello: di sicuro ne avrà meno, magari avranno linee guida diverse, ma la libertà totale è uno slogan. I manifesti alla Claude e le dichiarazioni dei frontman alla Musk hanno però almeno il pregio della trasparenza, a differenza dei criteri di selezione dei valutatori.

Destra e sinistra

Per come gli LLM sono costruiti è quindi evidente che non possono essere ‘programmati’, per usare un termine antico, per essere di destra o di sinistra: le loro differenze risiedono nell’essere più o meno soggetti a valutazioni umane di secondo livello (quindi con opinioni politiche da destra a sinistra) o nell’essere liberi. La narrativa che Musk ha costruito intorno a Grok parte da una premessa condivisibile: i modelli di linguaggio con troppi valutatori tendono a evitare le controversie, a smussare gli angoli, a dare risposte rassicuranti. Anthropic è stata più volte accusata di aver programmato Claude con una visione del mondo progressista, o comunque con forme di censura soft. Una delle critiche più articolate, avanzata anche da ricercatori non necessariamente di destra, è quella della cosiddetta ‘asimmetria’. Claude (come ChatGPT) tenderebbe ad esempio a rifiutarsi di scrivere barzellette su certi gruppi etnici o religiosi mentre accetterebbe di farlo per altri. O a discutere i potenziali rischi sociali dell'immigrazione in modo più cauto di quanto farebbe con, per esempio, i rischi sociali della disuguaglianza economica.

Neutralità impossibile

Tutta questa discussione presuppone che esista una posizione neutra da cui giudicare se un'AI è di destra o di sinistra. Ma questa premessa è filosoficamente fragile. Prendiamo il cambiamento climatico. Presentare il consenso scientifico come fatto assodato non è una posizione politica: è rispettare la metodologia scientifica. Ma per chi non accetta questo consenso, è una presa di posizione ideologica. La neutralità, in questo caso, significherebbe dare uguale peso a posizioni non equivalenti, il che è esso stesso una scelta di valore. Oppure prendiamo la questione dei pronomi. Per chi vede il genere come uno spettro, usare i pronomi richiesti è rispetto elementare. Per chi vede il genere come binario e biologicamente determinato è invece ideologia. Non esiste una posizione neutra: qualunque scelta il modello faccia, riflette un sistema di valori. Il filosofo della scienza Thomas Kuhn direbbe che i modelli di AI operano sempre all'interno di un paradigma, cioè a un insieme di assunti che danno forma a ciò che conta come fatto, come prova valida, come argomento ragionevole. Cambiare paradigma non significa diventare neutrali, ma adottare un paradigma diverso.

Impero americano

Non occorre l’AI per ricordarsi che i modelli di linguaggio più usati nel mondo occidentale sono americani: OpenAI (quindi con Microsoft dietro), Google, Anthropic, xAI. Tutti nati nella Silicon Valley e dintorni, tutti plasmati da una cultura specifica o dalla sua reazione a essa. Certo nessuno sano di mente preferirebbe i modelli cinesi (Ernie di Baidu, Qwen di Alibaba, DeepSeek che ha sorpreso il mondo nel 2025 con le sue prestazioni) che riflettono i valori del locale partito comunista, censurando di tutto e di più, non soltanto piazza Tiananmen e Taiwan. Il punto non è questo, ma la pretesa di essere considerati universali e neutrali: una forma sottile di imperialismo, che presuppone l’esistenza di sudditi felici di esserlo. Un po’ come nel mondo senza AI.