«Il 5G non ha aumentato l’esposizione all'elettromagnetismo, conta soprattutto come usiamo i cellulari»

«Per la maggior parte delle persone, il contributo più rilevante all’esposizione alle radiofrequenze viene dall’uso dei propri dispositivi». Nel dibattito su antenne e 5G, Martin Röösli, professore di epidemiologia ambientale allo Swiss Tropical and Public Health Institute di Basilea, invita a considerare anche il telefono che teniamo in mano. «Quanto peggiore è la qualità del segnale, tanto maggiore è la potenza emessa dal cellulare».
I dati svizzeri aggiungono un elemento: tra il 2014 e il 2021, le radiofrequenze nei luoghi pubblici di 19 città sono rimaste stabili, mentre il traffico di dati mobili è cresciuto di diciotto volte. Le rilevazioni in 342 ambienti prima e dopo l’introduzione della nuova rete confermano il quadro. «Il 5G non ha aumentato l’esposizione ambientale complessiva. Il comportamento e i luoghi dove trascorriamo il tempo contano più della tecnologia della rete».
Prima di parlare di salute bisogna però distinguere. «Le radiofrequenze provengono dalla telefonia mobile, dal Wi-Fi e dalla radiodiffusione. I campi magnetici a bassa frequenza sono prodotti da linee elettriche, ferrovie, impianti e apparecchi. Cambiano le questioni sanitarie, le evidenze e le misure di protezione. Per questo li discuto separatamente».
I livelli ambientali più alti di radiofrequenza si registrano nei trasporti pubblici, dove molti cellulari sono utilizzati in uno spazio ristretto. «I valori più bassi si trovano a casa e a scuola, perché le pareti attenuano i campi, soprattutto alle frequenze più alte del 5G». Le rilevazioni su 143 adolescenti tra il 2023 e il 2025 indicano una media giornaliera di circa 0,18 volt per metro: 0,42 nei trasporti e 0,16–0,17 a casa e a scuola. «Sono valori paragonabili a quelli precedenti al 5G».
Il monitoraggio nazionale, avviato nel 2021 per l’Ufficio federale dell’ambiente, considera entrambe le categorie. «Tutte le misurazioni erano ampiamente inferiori ai limiti, con una mediana pari a circa lo 0,2% del valore limite».
«L’effetto accertato delle radiofrequenze è il riscaldamento dei tessuti ad alte intensità, e i limiti sono fissati per prevenirlo. Le grandi revisioni degli studi, comprese quelle commissionate dall’OMS, non mostrano un aumento coerente dei tumori cerebrali. Restano aspetti da approfondire: gli effetti cognitivi negli adolescenti, alcuni risultati sulla fertilità e le modifiche dell’attività cerebrale durante il sonno, la cui rilevanza sanitaria non è ancora chiara». La classificazione IARC rimane quella di «possibilmente cancerogeno».
«Le persone che si definiscono elettrosensibili hanno sintomi reali. Negli studi in cieco, tuttavia, non è stato dimostrato che riconoscano la presenza dei campi o che questi causino i disturbi».
Per i campi magnetici a bassa frequenza, le indicazioni epidemiologiche sono più consistenti, senza una dimostrazione causale. «Da decenni gli studi rilevano un rischio di leucemia infantile circa doppio per esposizioni medie prolungate superiori a 0,3–0,4 microtesla. Gli studi più recenti mostrano associazioni più deboli».
Röösli e colleghi hanno inoltre seguito 3,56 milioni di adulti della Swiss National Cohort dal 2001 al 2018. «Abbiamo rilevato indicazioni di un’associazione tra Alzheimer e campi magnetici delle linee ad altissima tensione. Se fosse causale, circa l’1% dei casi sarebbe attribuibile a questa esposizione. Manca però un meccanismo biologico plausibile e non possiamo escludere altri fattori sociali o ambientali. Il risultato sostiene un’ipotesi, ma non dimostra un rapporto di causa ed effetto».
«La Svizzera affianca ai limiti che proteggono dagli effetti accertati soglie precauzionali più severe per i singoli impianti nei luoghi sensibili, come abitazioni, scuole e posti di lavoro. Sotto i limiti normativi non sono dimostrati effetti sulla salute, né benefici da un’ulteriore riduzione. Le conoscenze scientifiche hanno comunque delle incertezze, e questo può motivare una scelta di prudenza. Chi desidera limitare l’esposizione alle radiofrequenze può concentrarsi sui propri dispositivi: usarli meno e tenerli distanti dal corpo, per esempio con auricolari o vivavoce».
