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La «poverata» del MacBook Neo, il computer Apple dal prezzo accessibile

L'azienda di Cupertino va alla conquista del mercato dei laptop di fascia bassa, in zona 500 dollari, che nel 2025 nel mondo ha significato 75 milioni di pezzi venduti fra Chrome e Windows
©Ted Shaffrey
Stefano Olivari
11.03.2026 13:17

La nascita del MacBook Neo, annunciata il 4 marzo 2026, è per la Apple e per i suoi fedeli una svolta epocale. Perché il laptop già soprannominato «Il Mac per i poveri» per il suo prezzo accessibile, 599 dollari negli Stati Uniti, promette di democratizzare, per così dire, l'accesso al mondo Apple, raggiungendo un pubblico più ampio che poi un domani rimarrà legato al marchio. Ma al di là degli slogan vediamo cosa sta succedendo e cosa succederà.

Ma quanto costa?

Inutile girarci intorno, visto che la stessa Apple ha subito centrato la sua comunicazione sul prezzo. L’azienda californiana ha infatti presentato il MacBook Neo come «il Mac magico a un prezzo sorprendente», enfatizzando la sua accessibilità per milioni di utenti in tutto il mondo. Insomma, il discorso è stato subito puntato sugli ormai famosi 599 dollari, senza fare troppo gli schizzinosi. Il modello messo sul mercato è uno solo: il MacBook Neo con schermo da 13 pollici, con la scelta che si riduce alla memoria, 256 o 512 GB, e al colore: blush (rosa pastello), indigo (blu indaco), silver (argento) e citrus (giallo limone). Tutto qui, senza altre opzioni e senza possibilità di upgrade, puntando sulla semplicità e su un prezzo abbastanza omogeneo nel mondo, tenendo conto della diversa fiscalità: ad esempio in Italia il modello base costa 699 euro, in Svizzera 649 franchi con vendita a partire dall’11 marzo, cioè oggi. Ma al di là di prezzi e offerte, che possono cambiare ogni minuto, la cosa notevole è che fino a una settimana fa l’entry-level per un MacBook era 1.099 dollari, mentre adesso è in pratica la metà. Da vedere se sarà un successo per Apple, ma in ogni caso una brutta notizia per la fascia dei Chromebook e laptop Windows economici, dominata dalle varie Lenovo, HP, Acer e Asus.

E per quale pubblico?

Come al solito la parte più interessante di queste megastrategie è il pubblico di riferimento, le persone reali. Già, per chi è il MacBook Neo? Senza metterci a copincollare migliaia di dati tecnici apprezzabili soltanto dagli smanettoni, evidenziamo quelli che davvero fanno la differenza: la memoria RAM da 8 GB (metà dell’Air), il chip A18 Pro (lo stesso dell'iPhone 16 Pro), il sistema Mac Tahoe, l’autonomia di 11 ore. Non occorrono grandi analisi per intuire che il Neo va benissimo per tre quarti delle persone che usano i MacBook di fascia più alta, che nemmeno si accorgeranno della differenza, ma non per i professionisti che tengono aperti programmi pesanti in simultanea e per chi comunque tiene aperte tante finestre, dalla ventina in su per dare un ordine di grandezza. Visto che le differenze tecniche non sono percepibili dalla maggioranza degli utenti, quelli normali che scrivono, navigano sul web e guardano video, il rischio è quindi quello di cannibalizzare i Mac di fascia più alta visto che Apple ha sempre puntato su prodotti cosiddetti premium, con margini alti resi possibili dalla fedeltà al brand. La scommessa con il Neo è quella di conservare i vecchi utenti, che mai si degraderebbero, conquistando al contempo il mercato dei laptop di fascia bassa, in zona 500 dollari, che nel 2025 nel mondo ha significato 75 milioni di pezzi venduti fra Chrome e Windows. Apple va con forza all’attacco di questo mercato che è povero ragionando sulle singole unità ma non lo è in aggregato. A questo si somma la volontà di spingere Apple Intelligence nell’uso quotidiano di più utenti possibile, contando di recuperare l’evidente svantaggio di Apple nell’AI, soprattutto a livello di percezione. Soltanto dopo che le cose accadono tutti hanno capito tutto, ma erano mesi che in ogni intervista Tim Cook diceva che il Mac sarebbe dovuto essere per tutti, in ogni parte del mondo. Non proprio l’ideologia di Steve Jobs, che sulla diversità, sia pure di massa, e sul design aveva centrato il suo marketing.

Come vanno le vendite?

Da ricordare che nel 2025 i MacBook hanno contato per meno del 10% nelle vendite di Apple, una percentuale che consente di osare senza mettere a rischio l’azienda: un disastro nell’operazione Neo magari chiuderebbe l’era di Cook, al massimo. Ai 416 miliardi di dollari di fatturato il Mac nella sua accezione più ampia (MacBook, iMac, Mac mini, Mac Studio, Mac Pro) ha contribuito soltanto con 33,6 miliardi. Per quanto riguarda la Svizzera e il Canton Ticino bisogna basarsi su stime, visto che dal 2018 Apple non pubblica più i dati di vendita per prodotto e nemmeno per Paese specifico. È comunque sicuro che la Svizzera abbia una delle percentuali più alte al mondo di utenti Mac, che la media dei vari siti specializzati colloca intorno al 24%, più degli USA. Visto che il mercato totale del PC nuovo in Svizzera, inclusi notebook e desktop, è stimato intorno alle 800.000 unità annue si può stimare realisticamente che Apple ne abbia nel 2025 vendute intorno alle 200.000, con il Ticino in proporzione. Del resto rivenditori come Digitec e Galaxus mostrano i MacBook Air e Pro sempre al top nelle classifiche di vendita, come accade per MediaMarkt e ART Computer a Lugano.

A Steve Jobs sarebbe piaciuto?

Cosa avrebbe detto Steve Jobs del MacBook Neo? Prima di tutto diciamo cosa avrebbe fatto in 15 anni, tanti ne sono passati dalla sua morte: avrebbe inventato almeno un prodotto disruptive nuovo, o avrebbe dato una nuova filosofia a un prodotto già esistente (la sua specialità). Jobs era noto per il suo disprezzo assoluto verso i prodotti «cheap», economici non soltanto per il prezzo ma anche per le sensazioni evocate: razionalmente tutti sono felici di spendere 600 dollari invece di 1.500, ma l’utente tipo della Apple vede le poverate anche nei dettagli. Nel 2008 Jobs si spinse oltre, deridendo i netbook, definiti «laptop economici», e disse che Apple non sapeva fare un computer da 500 dollari che non fosse spazzatura. Il Neo non è certo spazzatura, anzi, ma è un compromesso che forse Jobs avrebbe accettato, come da vivo fece con l’iPhone 3G e l’iPod low cost, giusto per entrare in un mercato. Ma tutti sapevano o credevano che avesse già nella testa un nuovo prodotto capace di cambiare le nostre vite: la vera differenza con la Apple del 2026 è questa.