L'approfondimento

Quelle locandine (tutte uguali) create con ChatGPT: «Così non emerge la propria identità»

Dai menù dei ristoranti ai flyer di parrucchieri, locali, piccole aziende o sagre: le grafiche create con l'AI sono ormai ovunque – Ma che impatto ha tutto ciò sulla creatività? Ne abbiamo parlato con Paolo Cavalli (SUPSI)
© Shutterstock
Federica Serrao
21.10.2026 10:46

Una locandina per l'apertura di un nuovo locale, un flyer con i corsi di danza di una scuola e un altro ancora che presenta i pacchetti di un fotografo professionista. Le tre immagini presentate qui sopra hanno un comune denominatore: sono state tutte create dall'intelligenza artificiale. È bastato fornire poche, semplici, indicazioni a ChatGPT per ottenere questo risultato. Eppure, sebbene le locandine presentino tre servizi molto diversi tra loro, ci sono aspetti ricorrenti ed estremamente riconoscibili. Primo fra tutti, il font utilizzato nei volantini, ma anche altri elementi, come le linee separate da un cuore utilizzate sotto alcune parole. Guardandosi attorno, in città ma anche sul web, flyer come quelli presentati qui sopra – in questo caso esperimenti di fantasia non riferiti a luoghi o attività reali – si stanno moltiplicando sempre di più. L'AI, in qualche modo, sta «aiutando» anche chi non possiede particolari competenze grafiche a creare locandine rapidamente, senza sforzi, e con risultati discreti. Ma per quanto possa essere d'aiuto, questo fenomeno ha anche un forte impatto sulla creatività e sull'originalità. Ne abbiamo parlato con Paolo Cavalli, docente professionista al Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI. 

Cliché

Ormai da anni, il timore che l'intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento cancellando alcune professioni – soprattutto quelle che riguardano il pensiero umano – è un sentimento condiviso da molti. Anche la progettazione grafica rientra in questa categoria. «Bisogna distinguere i due elementi», spiega l'esperto. «Da un lato abbiamo lo strumento, agile, veloce ed estremamente intelligente, che è l'intelligenza artificiale. Dall'altro, invece, c'è la coscienza che sta dietro a ogni progetto, che sia una locandina o una corporate identity complicatissima». Nel caso delle locandine create con l'intelligenza artificiale il rischio è quello di un'omologazione visiva. «Una certa categoria di attività medio-piccole, che prima si rivolgevano a un grafico o a una semplice tipografia per impaginare locandine o menù, o ad altri servizi online, oggi può chiedere aiuto all'AI, che con una ricerca molto più profonda e propone un risultato». Risultato che, tuttavia, come spiega l'esperto, nell'ambito della grafica e delle arti applicate è ancora «molto limitato» e presenta dei cliché: colori, font ed elementi simili tra loro e molto riconoscibili. «C'è un'omologazione di linguaggi e stili, che si ispirano a un grande archivio generale. Ma sono quei cliché che, alla fine, piacciono sia al committente che alle persone». 

Si affidano progetti grafici all'intelligenza artificiale con il rischio che non emerga la vera identità dell'attività che si vuole promuovere
Paolo Cavalli

Se manca l'identità

È a questo punto che entra in gioco il ruolo del professionista. «Non ha solo il ruolo di impaginare, ma quello di creare una sorta di coscienza e di senso critico, oltre a un legame con il committente». Se manca questo legame, le persone possono essere portate ad agire individualmente, senza contattare esperti, per avere più proposte in maniera rapida e meno costosa. «Ma lo svantaggio è quello di essere uguali agli altri». Affidandosi a strumenti come ChatGPT, come spiega Cavalli, non si ottiene una corrispondenza reale su quella che è l'identità del locale o dell'attività che si promuove. «Bisogna cominciare da capo: è un problema che si autogenera. Nonostante si abbia l'idea che questi strumenti possano risolvere un problema, spesso non è così». Per l'esperto, ciò non significa che si debba necessariamente rivolgersi a un grafico. «Il problema è che nella nostra società, anche nelle piccole attività, a volte manca la coscienza critica. Detto in altre parole, si fanno le cose "tanto per farle"». Nel caso delle grafiche, si affidano i progetti all'intelligenza artificiale «con il rischio che non emerga la vera identità dell'attività che si vuole promuovere». «È come un filtro che interpreta le informazioni che gli sono state fornite, in modo totalmente casuale. E almeno in questo periodo storico, questo è abbastanza limitante». 

L'intelligenza artificiale non riesce a capire determinate cose: manca anche uno scambio umano, relazionale
Paolo Cavalli

Limiti difficili da superare

Per quanto, insomma, il risultato ottenuto rivolgendosi all'AI possa essere anche gradevole, a livello visivo, ci sono degli aspetti che vengono meno. «Il grafico cerca soprattutto di avere una visione del contesto, ossia capire quali sono le caratteristiche, le qualità e i valori di un'azienda o del locale che si vuole promuovere, per poi interpretarli». Si tratta, in altre parole, di un lavoro di interpretazione e traduzione verso un servizio. «Si creano immagini basate sulla conoscenza. L'AI, invece, non riesce a individuare realmente tutti i parametri. Si possono scrivere tantissimi prompt, andando anche nello specifico, ma si otterranno sempre risultati omologati, senza andare nel dettaglio. Questo perché l'intelligenza artificiale non riesce a capire determinate cose, e non c'è neppure uno scambio umano, relazionale». Un limite che, secondo l'esperto, difficilmente si potrà superare. 

Ma non è finita qui. «Da un lato, questo "abuso" dell'AI è sicuramente spiacevole. Ma dall'altro porterà a una selezione dei professionisti», osserva Cavalli. «È una sorta di selezione naturale, che dimostrerà quali sono i professionisti della grafica. È già successo in passato, con le tecniche di stampa, o con l'avvento dei computer». Per l'esperto, questo fenomeno dell'AI porterà a una trasformare della professione, e forse anche a una trasformazione «dell'atteggiamento» che permetterà di capire quali sono gli elementi di qualità e quali quelli omologati. «Fa parte dello sviluppo delle possibilità umane: abbiamo strumenti sempre più agili e performanti, ma che in fondo hanno sempre un limite». In questo caso, quello di non riuscire a comunicare in modo preciso la propria identità.