Tecnologia

Una società svizzera per ridurre l’elettromagnetismo in casa: «Non siamo contro la tecnologia ma giusto prevenire»

Nata dall’esperienza di un complesso di 27 appartamenti nel canton Friburgo, EMFIS affronta il tema dell’esposizione ai campi elettromagnetici negli edifici - Il fondatore Federico Marangoni: «Prima di intervenire bisogna misurare e capire da dove arriva l’esposizione»
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Mattia Sacchi
18.10.2026 14:30

Il router acceso in salotto, il telefono in carica sul comodino, i cavi che passano nella parete dietro il letto. La presenza dei campi elettromagnetici accompagna la vita domestica, ma i loro possibili effetti sulla salute richiedono distinzioni precise. Una ricerca pubblicata nel febbraio 2026 su Environment International, condotta su oltre 3,5 milioni di adulti in Svizzera seguiti per 18 anni, ha rilevato un’associazione tra esposizione prolungata ai campi magnetici delle linee ad alta tensione e maggiore mortalità per Alzheimer e altre demenze. Gli autori sottolineano però che il nesso causale resta da dimostrare. Lo studio riguarda quelle sorgenti, non il Wi-Fi o il telefono sul comodino.

«La tecnologia ci serve. Possiamo tuttavia usarla con maggiore attenzione», sostiene Federico Marangoni, fondatore di EMFIS, società svizzera che si occupa di ridurre l’esposizione negli edifici attraverso la progettazione degli impianti, i materiali schermanti e la verifica dei risultati. «Non siamo contro il 5G e non proponiamo di rinunciare alla connessione. Il nostro ragionamento è pragmatico: individuare le sorgenti e capire quali interventi siano possibili, soprattutto nei locali dove si trascorrono molte ore».

Alle origini dell’azienda, con sede a Friburgo e una presenza ad Abu Dhabi, figura un complesso di 27 appartamenti a Schmitten. EMFIS lo presenta come il primo progetto residenziale su larga scala al mondo concepito per la protezione dall’elettrosmog.

«Quel cantiere ci ha permesso di affrontare il tema insieme agli architetti e agli ingegneri. Abbiamo lavorato su soluzioni da inserire nella costruzione e poi valutare sul posto. Da quell’esperienza abbiamo sviluppato il manuale e le procedure che utilizziamo oggi».

Il lavoro comincia dalla pianta dell’edificio. «Una camera adiacente a un quadro elettrico richiede una valutazione diversa da una collocata altrove. Lo stesso vale per il percorso dei cavi: sono decisioni che si prendono prima ancora che arrivino gli abitanti», racconta Marangoni. «Quando il progetto è ancora sulla carta, possiamo discuterne con chi disegna gli spazi. A costruzione ultimata le possibilità cambiano e alcuni interventi diventano più complessi».

«Pensiamo soprattutto alle camere da letto, agli asili e agli ambienti ospedalieri, per la durata della permanenza e per le persone che li frequentano. Se possiamo limitare determinate esposizioni già mentre organizziamo i locali, riteniamo sensato farlo. Il nostro è un approccio precauzionale».

Le misurazioni consentono di verificare la riduzione dei campi; sui benefici per la salute, la ricerca deve ancora chiarire diversi aspetti. Anche sul piano tecnico, la parola «onde» riunisce fenomeni che richiedono trattamenti differenti.

«Antenne, Wi-Fi e Bluetooth utilizzano radiofrequenze. Negli impianti elettrici incontriamo anche campi elettrici e magnetici a bassa frequenza. La schermatura cambia secondo la componente: un materiale adatto a una sorgente può essere poco efficace per un’altra».

Per questo, prosegue, «prima bisogna capire da dove arriva l’esposizione. Valutiamo quello che proviene dall’esterno, gli impianti interni e l’utilizzo delle stanze. Ogni edificio ha il suo contesto e la scelta degli interventi dipende da ciò che rileviamo».

Cablaggi schermati, pitture a base di carbonio, tessuti con componenti metalliche e vetri specifici sono alcuni degli strumenti impiegati. «Una pittura schermante può essere applicata sotto la finitura della parete. A lavori conclusi non si vede e il risultato estetico resta quello previsto dal progetto. L’obiettivo è integrare questi accorgimenti nella costruzione, coordinandoli con gli altri lavori».

«Possiamo intervenire anche su immobili esistenti, ma dobbiamo fare i conti con la struttura e gli impianti già presenti. In un nuovo progetto abbiamo più margine per scegliere dove collocare le sorgenti e come distribuire i locali».

La rete domestica è un altro elemento del ragionamento. «Dove è praticabile, il collegamento via cavo permette di mantenere Internet riducendo il ricorso alla trasmissione senza fili. Dove serve il Wi-Fi, ne teniamo conto nell’organizzazione degli spazi», spiega Marangoni. «Le esigenze degli abitanti rimangono centrali: devono poter lavorare, comunicare e utilizzare la casa normalmente».

Per alcuni circuiti si possono inoltre valutare disgiuntori che interrompono l’alimentazione quando gli apparecchi non vengono utilizzati. «Negli ambienti destinati al riposo possiamo ragionare sulla gestione degli impianti durante la notte. Sono scelte da valutare in funzione degli usi reali dell’abitazione».

Quanto alle prestazioni, Marangoni indica riduzioni fino al 95% per i campi elettrici a bassa frequenza, all’80% per le alte frequenze e al 50% per i campi magnetici. Valori dichiarati dall’azienda e legati alle condizioni dei singoli interventi, da leggere insieme ai livelli iniziali e a quelli rimasti dopo i lavori.

«I campi magnetici sono particolarmente difficili da schermare. Per questo bisogna partire dalla situazione reale e verificare che cosa si è ottenuto. Una percentuale, da sola, non descrive tutto il lavoro».

EMFIS distingue la certificazione delle caratteristiche progettuali dal rating basato sulle misurazioni sul posto. I criteri sono sviluppati dalla società, che forma anche i valutatori incaricati di applicarli. «La certificazione considera gli accorgimenti inseriti nell’edificio; il rating riguarda i valori rilevati. Utilizziamo strumenti calibrati e procedure comuni. Nel nostro modello entrambe le attestazioni vengono rinnovate ogni tre anni».

Il settore resta una nicchia, con richieste di privati e operatori immobiliari. Marangoni riferisce attività in Svizzera, in altri Paesi europei, in Nord America e nel Golfo.

«Per i nuovi progetti stimiamo un’incidenza dei costi tra lo 0,5% e l’1,3%, secondo le misure adottate. Affrontare il tema all’inizio permette di inserirle nel cantiere», afferma. «Vorrei che la valutazione dell’esposizione diventasse una raccomandazione forte, soprattutto nelle camere, negli asili e negli ospedali. Prima di scegliere una schermatura, bisogna sapere che cosa si vuole attenuare e perché. È da questa valutazione che deve partire il progetto».

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