Dal basilico alla ricetta del pesto alla genovese: storia di una pianta magica dagli antichi romani ai giorni nostri

Oggi vi racconto il libro di Pierpaolo Pracca, Profumo di basilico. Storia, usi e ricette della divina pianta, pubblicato da Il leone verde.
L'intenso profumo del basilico «evoca un immaginario capace di richiamare mondi di senso che non attengono soltanto al nutrimento dal momento che», diceva Claude Lévi-Strauss, «un cibo non dev'essere buono solo da mangiare, ma anche da pensare».
Il basilico, «prima di essere un alimento, [...] è anzitutto un'idea, un pensiero. Meglio: un sistema complesso di percezioni e convinzioni condivise in una cultura. E la sua storia lo illustra in modo evidente. Il basilico gode di grande nomea e valore presso numerosi popoli. Figura nella loro arte, ha significati molteplici e anche opposti: fertilità, fecondità, gioventù, crescita, rigenerazione, e, allo stesso tempo, malasorte, cattiveria, lascivia. [...] Diventa il simbolo regale del Cristo in età medievale e poi erba apotropaica contro i malefici delle streghe e del Diavolo in età rinascimentale». La storia del basilico, insomma, è «quella di un marcatore culturale».
Alle verdissime e fragranti foglie del basilico, l'antropologo Pierpaolo Pracca ha dedicato un divertente saggio breve ricco di curiosità, riferimenti letterari, ricette antiche e moderne. Sì, perché il basilico avrà anche tanti significati reconditi e rimandi simbolici, ma è sempre e comunque una delle erbe regine della tavola mediterranea: sin dal I secolo a.C. il grande gastronomo Marco Gavio Apicio ne aveva infatti decantato «le lodi in cucina per profumo e gusto».

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