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Lugano-Roma, solo andata: chi prenderà in mano l'Italia? Spunta l'ipotesi commissariamento FIGC

L'ennesima figuraccia degli Azzurri continua a essere il tema più caldo a cavallo del confine – Jenny Covelli e Carlo Tecce discutono tra delusione, papabili nomi e l'intervento del Governo Meloni
© KEYSTONE (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Jenny Covelli
Carlo Tecce
11.04.2026 06:00

Ciao Carlo, ben ritrovato! Noi ci sentiamo solo quando Marcello Pelizzari è in vacanza... e stavolta il tema mi sembra ancora uno: quanto fa male l'ennesima figuraccia degli Azzurri?
«Ciao Jenny, che piacere. Roma è super primaverile, ma sì, c'è tristezza per il calcio italiano, profonda tristezza perché ogni due, tre giorni c'è un'umiliazione. L'ultima in Conference League e in Europa League con il Bologna e la Fiorentina da due squadre di secondo, terzo livello della Premier. Quindi continua questo calvario, questa umiliazione interminabile».

Una botta che non passa, e che anzi si riaccenderà durante l'estate quando gli altri giocheranno.
«Sì, lì sarà il punto più alto, forse il momento peggiore. Anche se in Italia ancora si scrive di un possibile ripescaggio. Non la definirei neanche speranza perché sarebbe ingiusto nei confronti della nazionale iraniana, che per motivi politici, geopolitici, diplomatici non vorrebbe partecipare al Mondiale negli Stati Uniti. E quindi la speranza è che l'Iran non sia tra le 48 qualificate ufficialmente nell'elenco che la FIFA dovrà diramare il 30 aprile. A quel punto, se i posti fossero quelli assegnati, ce ne sarebbe un ultimo in palio e l'Italia potrebbe concorrere o sperando ancora una volta in una scelta discrezionale della FIFA, oppure con un ennesimo spareggio con un'altra esclusa dagli spareggi di marzo».

Rientrare dalla finestra a causa della guerra?
«Sì, questa non sarebbe una bellissima immagine, un bellissimo modo. E uno spareggio con la Nazionale in queste condizioni, con la FIGC senza presidente, con la Nazionale senza commissario tecnico, con il calcio italiano in generale in profonda crisi, sarebbe l'ennesima occasione di esporsi a un'ulteriore umiliazione».

Ti è piaciuto il titolo che ha fatto Michele sul CdT la scorsa settimana, «La situazione è Gravina»?
«Molto, adesso non è più Gravina, ma è gravissima. È peggiorata. Anche che Gravina non si vede, non si percepisce più, ma c'è. E di fatto l'assetto della federazione è lo stesso, il potere è suo e di tutti gli altri che con lui poco tempo fa hanno concorso alla sua rielezione. E la federazione sta cercando una nuova figura per ricominciare. Hanno individuato un giovane virgulto, Giovanni Malagò, reduce da diversi mandati al CONI, e reduce dalle Olimpiadi di Milano-Cortina. Un uomo di grandi relazioni, di grande ambizione, anche di grande energia, capace di trasformare agli occhi delle persone più distratte tutto in oro. E lui riuscirebbe certamente a dare la sensazione di un calcio di nuovo in moto, ma rischierebbe di essere soltanto una foglia di fico».

Ma c'è anche un'altra ipotesi...
«C'è anche un'altra ipotesi che circola nei palazzi romani, che è quella del commissariamento, cioè il Governo interviene nonostante l'autonomia dello Sport e dunque della Federazione Calcio, nominando un commissario straordinario dopo una grave crisi sistemica prolungata nel tempo. Ci potrebbe anche essere dopo un contenzioso amministrativo, quindi ricorsi, controricorsi, sentenze. Però in questo modo il Governo riprenderebbe il controllo o quantomeno avrebbe la possibilità di incidere sulle future scelte della Fedelcalcio, che passano attraverso la nomina del commissario tecnico della nazionale a tutte le riforme che andrebbero fatte per ricreare un settore giovanile, per ricreare una scuola calcistica italiana che non esiste più, avendo perso la sua identità ormai tempo fa».

Posto che in Italia il calcio è sacro... mi sembra proprio di mischiare sport, politica, Governo...
«È vero, lo sport è sacro, il calcio è sacro, ma soprattutto c'è un seguito dei tifosi in crescita. Gli stadi sono sempre pieni, di più degli anni scorsi. È come se la crisi del calcio italiano a livello di nazionale, ma anche a livello di campionato, non colpisse più di tanto i tifosi. I tifosi vivono ancora il calcio, i tifosi italiani soprattutto, con questo coinvolgimento emotivo che spesso fa scadere in secondo piano l'importanza del gioco e del divertimento. Invece bisogna avere anche la lungimiranza di capire che questo sport, soprattutto come viene praticato in Italia, è molto lento, è molto noioso, è molto oppositivo, si cerca di distruggere piuttosto che costruire, quindi ha meno momenti di entusiasmo, meno sprazzi di genio, c'è meno talento, ecco».

Ma l'intervento anche a gamba tesa del Governo non rischia di incrinare anche questa cosa?
«È vero, io non sono un sostenitore di nessun Governo, tantomeno di questo Governo. L'indipendenza dello Sport è sacra, certamente, ma arriva un momento in cui c'è bisogno di un intervento forte. È già successo in passato, non è servito a nulla, purtroppo. Però dopo tanti anni, il Governo potrebbe intervenire per evitare che ancora una volta ci sia una piccola svolta dietro all'angolo, si scantoni. Come scriveva Fenoglio nei suoi romanzi, si scantoni dietro agli angoli del palazzo per poi ritornare al centro della scena senza aver risolto nessun problema. Quindi, sono favorevole al commissariamento, ovviamente che sia una persona valida. Io sosterrei la scelta di un dirigente di alto valore, di alta reputazione, di esperienza come Michele Uva, che oggi è dirigente dell'UEFA. Il Mario Draghi che abbiamo nel calcio».

Quindi da Malagò a Uva.
«È possibile. Uva non so se li converrebbe, non so neanche se accetterebbe, non so se il Governo stia pensando proprio a lui. Però è chiaro che qualora scegliessero di nominare un commissario straordinario dovrebbe essere una scelta veramente di grande valore».

Sì, e bisogna anche dire che ci vorrà comunque tempo se si vuole fare una vera rivoluzione.
«Questo è vero. Sono passati i primi giorni, poi torneranno altri giorni dolorosi durante il Mondiale. L'emergenza nazionale è stata già derubricata a fenomeno, che si ripete periodicamente ogni quattro anni quando manchiamo la qualificazione».

Uscendo un po' dal calcio ma restando in tema Governo, Meloni dopo la sconfitta sul referendum è tornata a parlare agli italiani. Cosa ne pensi?
«Sì, ha fatto un discorso da campagna elettorale, negando però la volontà di aprire subito una campagna elettorale. Continuerà così, un po' con lo sguardo a vista, a breve distanza, per capire come vanno le cose, se ha delle leve per intervenire sull'economia, perché il contesto è complicatissimo. Insomma, è molto difficile affrontare un altro anno, un'altra legge di bilancio, un altro autunno. Quindi, Meloni naviga a vista e nel frattempo avvia la campagna elettorale. Ma la vera speranza di questo Governo non è tanto riposta in Trump o nell'Unione Europea, quanto nell'opposizione, nella cronica incapacità del centrosinistra di formare una coalizione solida, valida, con un'offerta politica credibile che possa sostituirsi al centrodestra. I sondaggi, per quanto credibili, danno comunque una costante riduzione del consenso del centrodestra, un costante aumento lento del centrosinistra, ma non c'è un travaso significativo perché l'offerta del centrodestra è chiara, è stata in parte bocciata al referendum per quanto riguarda le riforme ma è chiara, mentre non è altrettanto chiara l'offerta politica al centrosinistra. Finché le due offerte non saranno messe a confronto sarà anche difficile immaginare l'esito elettorale. Quindi Meloni ha ancora la possibilità di recuperare o di resistere, a seconda della nostra prospettiva e del nostro sguardo. Però mi sembra che il Governo sia in grandissima difficoltà e questo lo dimostrano le scelte politiche, di politica interna, di politica estera, anche di gestione del potere con le ultime nomine pubbliche, le aziende di Stato molto deludenti, con figure non di altissimo calibro, con quell'idea di mettersi tutti quanti un po' al riparo per i prossimi tre anni nei consigli di amministrazione, nei collegi dei revisori, nelle aziende di Stato, in attesa poi di un cambio di colore politico, di targa politica. Quindi mi sembra già che stia pensando alla sconfitta. E questo pensiero della sconfitta avvicina la stessa sconfitta, non la vittoria».

Meloni ha detto: «Un sì ti conferma ma un no ti riaccende».
«Sì, è un Sal Da Vinci di elezioni. "Sarà sempre sì"».

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