Lugano-Roma solo andata: da Ben Gvir a De Luca, passando per Vannacci e Antonio Conte

Carlo, partiamo dalla flottiglia. Abbiamo anche una testimonianza ticinese, quella del giovane Anek, prigioniero di Israele e maltrattato come gli altri. Non solo, abbiamo visto tutti il video di Itamar Ben Gvir, ministro del governo israeliano. Che clima si respira in Italia?
«La seconda missione della Global Sumud Flotilla, rispetto alla prima, è partita e proseguita a lungo in sordina, con scarsa attenzione mediatica. Poi, a differenza dell'altra volta, non c'è stato un movimento di piazza, ma uno shock vero, davanti a due episodi documentati: l'assalto di pirateria alle navi dirette verso le acque di Gaza — non verso Israele — e, dopo, la cattura degli attivisti umanitari, tra cui cittadini italiani, soprattutto europei, e un esponente politico del Movimento 5 Stelle. Sono stati trattenuti per ore in Israele e poi rispediti a casa. Per la prima volta, ancor più dell'altra volta, il governo italiano ha protestato per vie diplomatiche; è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma come in tante altre occasioni di politica estera, il governo di Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha scarsa credibilità. Il castello di alleanze geopolitiche sta venendo giù, e prendere le distanze a fine legislatura non pesa granché».
Al di là della credibilità, che cosa ti aspetteresti? C'è chi invoca le sanzioni, chi dice che criticare aspramente non basta.
«A questi livelli l'Europa vale soltanto se si muove compatta. E non lo è, non lo è stata nemmeno sulla seconda spedizione della flottiglia. Poi Israele, questo governo di Israele, ha un grande sponsor alla Casa Bianca: Donald Trump. Finché c'è un alleato che concede tutto — sulla Palestina, la Giordania, soprattutto l'Iran — il potere e l'influenza di Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, restano inscalfibili. Come la sua indifferenza alle proteste internazionali. Ricordiamoci che Israele, negli ultimi anni, si è mosso molto spesso al di fuori del diritto internazionale. Come ha fatto la Russia in altre situazioni, ma Israele non viene stigmatizzato allo stesso modo».
Ti segnalo che anche il Dipartimento federale degli affari esteri, qui in Svizzera, ha preso posizione. In maniera molto, molto pacata. Cambio tema: il primo esame del governo Meloni dopo il referendum sono le amministrative. Tra l'altro si vota anche a Campione d'Italia: io lunedì ero lì per un concerto privato di Sal Da Vinci, te ne parlerò a parte. Che clima si respira?
«Il governo Meloni ha avuto tre anni e mezzo di navigazione molto placida, anzi col tempo si è rafforzato, viste le alleanze con Trump e un ruolo in Europa che funzionava quando in Ungheria c'era ancora Viktor Orbán. Dal referendum è cambiata tutta la prospettiva, e lo stesso effetto, con le dovute proporzioni, potrebbe capitare negli Stati Uniti con le elezioni di metà mandato in autunno. Qualcosa sta covando ovunque, in Europa come negli Stati Uniti: fra qualche mese o qualche anno avremo un cambiamento, sarà meglio o sarà peggio, lo scopriremo. In Italia si vota in una ventina, poco meno, di capoluoghi di provincia: alcune città importanti del Sud — Reggio Calabria, Salerno, Messina, Avellino, che è il capoluogo della mia provincia — e poi Venezia. In molte di queste città il centrodestra paga uno scotto che prima era sempre del centrosinistra: gareggia diviso. Il centrosinistra sembra più organizzato, il campo largo, la proposta progressista e riformista, come la chiama la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, esiste e sarà molto probabilmente vincente. Con paradossi: a Salerno, città di oltre 120 mila abitanti, Vincenzo De Luca si ricandida per il quinto mandato. L'ottavo, considerando le sindacature affidate ad amici, alleati, sottoposti, possiamo dirlo così. Si presenta con una lista De Luca contrapposta a una lista di Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, senza il simbolo del PD. In Campania, a Salerno, il PD non ha il simbolo. A dimostrazione che se il centrodestra non sta bene, il centrosinistra non ride, ma ride un po' di più. E in questa decadenza collettiva sta nascendo un'alternativa a Meloni. Il problema politico, però, più che di Meloni, è di Matteo Salvini, segretario della Lega. Perché Roberto Vannacci — io ai sondaggi credo poco — guida un movimento estremista di destra che sta crescendo. Non raggiungerà la Lega, ma le si avvicinerà molto. E la Lega di Salvini, non la Lega in assoluto, che è il partito più antico in Parlamento, dopo le politiche del 2027, in primavera o in estate, dovrà cambiare i connotati. Questo incide sulla compattezza che prima il centrodestra aveva. Le comunali, anche se parliamo di poche città importanti, saranno comunque un test per entrambi gli schieramenti. A oggi i risultati migliori se li attende il centrosinistra».
Vale l'espressione «fuoco amico» per Salvini? Vannacci è un ex Lega, arriva da quel mondo.
«Il fenomeno Vannacci, da mediatico, è diventato politico grazie a — o a causa di — Salvini. Quindi se è causa del suo mal, pianga se stesso».
Ultimo tema: chi allenerà la Nazionale. Non voglio spoilerare dove sei in vacanza, ma un indizio te lo do così. Si è liberato Pep Guardiola, che ha detto addio al Manchester City fra le lacrime: resterà legato a quei colori e farà l'ambassador del City Football Group, che fra le altre controlla anche il Palermo. Ma la sua candidatura per gli Azzurri resta in piedi, almeno romanticamente.
«C'è chi lo sogna, chi lo teme, chi lo sconsiglia: per esempio Fabio Capello, che un'esperienza ce l'ha sia di club sia di Nazionale. Si è liberato anche Antonio Conte, anche se la Juventus sta per sancire l'ennesimo fallimento, con la mancata qualificazione alla Champions League: un punto in due gare casalinghe con Verona e Fiorentina. Resta fuori dalla Champions e traballa anche la panchina di Luciano Spalletti. Conte resta e sarà sempre juventino, al di là delle casacche degli anni successivi: ma sono professionisti, gli allenatori. Potrebbe pensare di tornare alla Juve, vincere lo scudetto, andarsene e provare a ricostruire come fece dopo Calciopoli, con il primo scudetto della nuova era di Andrea Agnelli. Massimiliano Allegri, vedremo che fa. Ma sono carte, come lo stesso Guardiola, che i candidati alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio — più Giovanni Malagò che Franco Carraro — si tengono in vista del voto federale. Se dovessi esprimere una preferenza per la Nazionale direi Antonio Conte. Guardiola dovrebbe avere una libertà di manovra che i padroni — e padroncini — del calcio italiano non gli concederebbero. Roberto Mancini è andato via male, comunque dopo una mancata qualificazione al Mondiale: meglio non ripetere. Allegri, benché su alcune cose abbia ragione, è in fase calante ormai da tanti anni».
Sai chi si è liberato? Te li dico subito, ti cito il titolo di un film: Balla coi lupi. Mister Davide Ballardini...
«Ballardini si è liberato da Avellino, nonostante leggessi dai colleghi di proposte economiche altissime, da allenatore di Serie A, per due stagioni. Si è liberato, dice, per avere una panchina in Serie A. Ma potrebbe finire su una panchina tipo Verona, Pisa, una retrocessa che grazie al paracadute dei diritti tv può subito puntare di nuovo alla A, come è stato di fatto per il Venezia. Vedremo che farà il Monza, adesso in finale playoff con il Catanzaro: io dico e tifo Catanzaro. Anche questo ti descrive bene il calcio italiano. Chi va in A, anche se fa una stagione anonima, magari per un po' di fortuna o per un investimento rischiato un anno, poi si ritrova con un paracadute milionario nonostante la retrocessione, e quella società — Venezia, Monza — può investire subito e ripuntare alla A. La Serie B, che resta a mio avviso il campionato più divertente del calcio italiano, negli ultimi anni è stata contaminata, fortemente influenzata, da questa nuova regola di pochi anni fa. Perché è vero che la Superlega non si è fatta, ma nella mente dei presidenti — soprattutto quelli italiani, o delle proprietà straniere delle società italiane — c'è il beneficio della rendita, cioè far parte di un gruppo di élite che non può essere raggiunto né contestato. Che poi è la Superlega: individuare una ventina di squadre e farle giocare tra loro per sempre, senza competizione. A me la competizione piace tantissimo, le sorprese del calcio, la palla è tonda, ci piace a tutti. È Eupalla, e noi per Eupalla tifiamo Catanzaro, perché è una società cresciuta senza grandi nomi, con un re, Pietro Iemmello, un tifoso, una storia anche romantica, un piccolo Totti, seppur centravanti, che oltre i trent'anni ha portato il Catanzaro dalla C alla A. Pardon, si gioca la A contro il Monza. Non posso che esaltare il Catanzaro».
Sono d'accordo, anche perché io da milanista seguo con attenzione Mattia Liberali, secondo me un talento ceduto troppo presto. Faccio però l'avvocato del diavolo in chiusura: la questione dei paracadute l'abbiamo vista, e per certi versi anche ammirata, in Premier League. Eppure questo sistema non ha impedito doppi e tripli salti all'indietro. Guarda il Leicester, fino a qualche anno fa in Premier, e adesso...
«O il Benevento, che l'ha fatto con un anno di ritardo. Anche lo Spezia. Perché qual è la dinamica? La squadra che retrocede dalla A va in B e fa uno squadrone, prova a ritornare subito in A. Se non ci riesce, il secondo anno di B è difficilissimo: come è successo al Benevento, come è successo allo Spezia, si rischia la Serie C. Perché a quel punto il paracadute non c'è più. C'è solo la caduta».

