Lugano-Roma, solo andata: è un Sanremo timido, della paura, e la paura porta a sbagliare

Carlo, carissimo, a me viene in mente il titolo di una canzone: Perdere l'amore. Io ho perso l'amore per Sanremo questa settimana. Che cosa è successo? Spiegami, aiutami a capire. Ciao, intanto.
«Ciao Marcello, che cosa è successo? Tutta questa mestizia. Sembra di sentirti rotolare sulle scale dell'Ariston. Mah, mi dispiace per la tua delusione, ma era abbastanza prevedibile. Dopo un po' di anni, anni ottimi, eccellenti, dell'accoppiata Amadeus-Fiorello, l'anno scorso e ancora più quest'anno si nota un'usura della formula. Abbiamo un Sanremo impiegatizzo, questa è una citazione di Aldo Grasso. Un Sanremo ordinario, noioso, ripetitivo, con tanto spazio alla musica, che però non è buona musica, e poco spazio allo spettacolo, che però non è uno spettacolo buono. È tutto così mediocre, tutto così istituzionale, inutilmente istituzionale, tutto così impettito. Come lo è nelle sue giacche tristi e da impiegato Carlo Conti, con tutto il rispetto per il suo mestiere: un mestiere di conduttore ordinato e ordinario. Non c'è passione, non c'è coinvolgimento e, quindi, le serate passano con grande noia. Cito una delle ultime vincitrici di Sanremo».
Mi viene anche da dire «no, non ho detto gioia ma maledetta noia». Ti chiedo: che significa? Significa, come spesso si dice, che Sanremo è lo specchio del Paese e viceversa...
«È il contesto, è il clima. C'è un contesto e c'è un clima di grande tensione, di grande paura. Conti, per non scontentare la destra, non scontentare la sinistra, non irritare il governo, a parte il caso Pucci, ha cercato una programmazione piena di canzoni, ma vuota di spettacolo e di provocazioni. Alla fine, la miscela è risultata una miscela sbagliata, un caffè scialacquato. Non so, possiamo fare qualsiasi metafora o iperbole. È un Sanremo timido, un Sanremo della paura. E la paura porta a sbagliare. Con gli atti di coraggio, anche con un po' di sfrontatezza o di ingenuità, spesso si possono cogliere dei grandissimi risultati. Conti ha evitato di mettersi in gioco e ha sbagliato due volte: per mancanza di coraggio e mancanza di fantasia. E qui citiamo De Gregori, visto che siamo in tema musicale. Questo Sanremo non passerà di certo alla storia e però potrebbe essere anche peggio l'anno prossimo, visto che si fa il nome di De Martino, il conduttore dei Pacchi. Tu che ne pensi?».
Sai che a me non dispiace De Martino? Come dice mia mamma è uno che sa far tutto: sa cantare, sa ballare, sarebbe un ottimo direttore artistico. Io proporrei tuttavia una direttrice artistica. Perché non Elisa? Perché non Giorgia? Giorgia, tra l'altro, ha dimostrato in X Factor sapersela cavare molto bene.
«Spesso Sanremo ha avuto il direttore artistico e il conduttore: due figure diverse. Con Amadeus non c'era bisogno di grandi consulenze artistiche, perché Amadeus ha una formazione musicale, una conoscenza e una capacità anche di scegliere le canzoni. Una delle battute più in voga, in queste serate, è stata questa: ma come erano le canzoni scartate se, alla fine, hanno accolto queste proposte? Oggettivamente, 30 canzoni sono eccessive. È un po' come la Serie A, ci sono troppe squadre. Qui ci sono troppe canzoni. E, quindi, il livello tecnico da un lato e musicale dall'altro è molto basso. L'altra sera, quando è arrivato Tiziano Ferro sul palco, ho provato la stessa sensazione che si prova a guardare Parma-Lecce il venerdì sera e, il giorno dopo, Manchester City-Arsenal. Tiziano Ferro sembrava il maestro di tanti ripetenti a un corso di musica serale in provincia di Avellino. E questa sensazione, questo provincialismo, questo Festival se lo porta addosso perché è stata sbagliata la forma, come abbiamo detto, ed è stato sbagliato tutto il resto successivamente. Io non salvo nulla. Potrei pensare di salvare, qui vado controcorrente, alcuni aspetti di Laura Pausini che però, come Carlo Conti, è sembrata molto timida, non abbondantemente preparata. È un programma televisivo, un programma scritto, ma sembrava una sagra di paese».
Pausini è sembrata quasi una dilettante allo sbaraglio. Parlo di Pausini presentatrice, fondamentalmente. Io, a proposito di artisti che e paragoni a Lecce-Parma, cito Sayf. Sembra Ghali ordinato su Wish...
«È vero, però mi è piaciuto. Almeno ha proposto qualcosa».
Ti porto, prima poi di tornare alle canzoni di quest'anno, alla famosa banter era, un concetto caro a chi frequenta i social, cioè all'era in cui Sanremo stava vicino al baratro, se non peggio. Allora: nel 2003 vince Alexia, nel 2004 vince Masini ma non è il Masini degli anni Novanta, nel 2005 vince Renga, nel 2006 vince Povia, nel 2007 vince Cristicchi che poteva sembrare un accenno di cambiamento ma, nel 2008, vincono Giò Di Tonno e Lola Ponce, nel 2009 Marco Carta, nel 2010 Valerio Scanu. Nel 2011, per fortuna, Vecchioni è arrivato a chiudere un'epoca terribile. Io che amo Sanremo a quei tempi vacillavo...
«Ci sono state le gestioni di Baglioni e di Morandi, che hanno riportato i cantanti al centro dell'Ariston. Prima, Sanremo era diventato un programma televisivo tout court: La prova del cuoco con Antonella Clerici. Loro hanno riportato la musica, hanno riportato l'attenzione sui cantanti. Va detto che non ci sono più grandi eventi, non ci sono grandi possibilità, per i cantanti, di avvicinare così tanto il pubblico e così tanto pubblico. E allora molti cantanti sono costretti ad andare a Sanremo per, lo diceva l'altra sera Ramazzotti, farsi notare. Per dimostrare di essere ancora in vita o di iniziare una nuova vita. Prima dei grandi tour, prima dei grandi dischi, si cerca di andare a Sanremo per il rilancio. Questo ha funzionato benissimo con Baglioni, con Morandi, poi con Amadeus che ha sperimentato una fase nuova. Carlo Conti ha tenuto anche bene nella sua prima esperienza. Il ritorno, l'anno scorso, è stato un ritorno sbagliato per lui, un rischio forse calcolato ma un po' troppo azzardato. E quest'anno è arrivato alla stagione Sanremo con il contratto in scadenza e la panchina che, ormai, è già da un'altra parte. È difficile guidare una squadra quando si sa già che la proprietà sta facendo valutazioni diverse. Io non paragono minimamente questo Sanremo al periodo buio di Sanremo. Però, certamente, è stato un Sanremo inferiore rispetto agli ultimi, soprattutto a quelli di Amadeus, ma anche a quelli di Baglioni oserei dire o di Morandi. Che ne pensi?».
Penso che tu abbia stra-ragione. Ma tu chi salvi? Chi, magari, riuscirai ad ascoltare non dico fino all'estate, ma almeno nelle prossime due o tre settimane?
«Fulminacci mi piace, è molto romano. Io non sono romano, ma vivo a Roma e lo sento molto vicino. Uno potrebbe dire che è un po' il De Gregori dei poveri o dei nostri tempi. Ma ha tutto il tempo per migliorare. Arisa a me non piace, però so che ha avuto un ottimo riscontro, sia per la sua canzone, sia per le sue esibizioni. Mi ha deluso molto Malika Ayane, mi ha deluso molto Raf. Non mi è dispiaciuto Sayf. Tutti gli altri rapper in gara, invece, non mi hanno per nulla colpito. Il figlio di Gianni Morandi, che si fa chiamare Tredici Pietro, ha una buona canzone, scritta da un grandissimo cantautore che è Di Martino. Questi sono i miei preferiti, i tuoi?»
Allora, io salvo Malika Ayane, secondo me il suo è un pezzo ben strutturato, mi ricorda molto Alan Sorrenti. Non mi è dispiaciuta Ditonellapiaga, non l'esibizione dal vivo, ma in radio. Secondo me è un pezzo che ha un senso e una coerenza. Mi è piaciuto Luchè. Il brano, dietro, ha come autore Tropico. Io però a questo punto mi aspetto che vinca Sal Da Vinci, perché un Sanremo così tradizionale e tradizionalista lo può vincere soltanto chi, sul palco, porta un tema come il matrimonio.
«Io metterei Sal Da Vinci più o meno nella stessa categoria di Valerio Scanu. Abbiamo dimenticato, questo è un mio errore grave, Ermal Meta, che ha scritto una canzone bellissima, una poesia, una ninna nanna. Forse poteva essere ancora un po' più esplicito».
Lasciamo un attimo Sanremo e parliamo di calcio, che in un qualche modo ha disturbato Sanremo perché ci sono state due partite di Champions importanti, Inter-Bodo e Juventus-Galatasaray. Che ne pensi dei sorteggi di Champions ed Europa League
«Io farei un'altra riflessione, se mi permetti. Le tre partite di andata di Atalanta, Inter e Juve sono state tre partite orribili. Le italiane, in quelle tre partite, hanno subito 10 gol. Al ritorno, sia l'Atalanta sia la Juve hanno fatto delle grandi partite. Perché? Perché hanno giocato a calcio, hanno giocato con aggressività, con ritmo, hanno giocato con tutti quegli ingredienti e quegli elementi che, in questi ultimi dieci, quindici anni sono mancati nel campionato italiano, nel quale invece si specula, si simula e si praticano sotterfugi. E questo non è qualunquismo, ma un dato di fatto. Entrambe avrebbero meritato la qualificazione, alla fine l'ha ottenuta soltanto l'Atalanta che avrà l'onore di giocarsi questo ottavo di finale con il Bayern Monaco. Con poche speranze ma, nel calcio, le speranze finiscono del tutto al triplice fischio. Per quanto riguarda invece l'Europa League, il derby Bologna-Roma ci assicura comunque una squadra ai quarti. Già questo è un successo, di questi tempi. Il Bologna sarà molto più agguerrito, perché è l'ultimo obiettivo stagionale che ha. Una squadra che, negli anni scorsi, è stata fortissima mentre quest'anno si è presa una pausa. E mi sembra che la tifoseria l'abbia capito e compreso appieno. Già arrivare agli ottavi di finale di Europa League, con la Roma, è un bel risultato. Ricordo che meno di dieci anni fa il Bologna giocava uno spareggio con l'Avellino in Serie B, ai playoff. All'andata vinse 1-0 al Partenio, al ritorno perse 3-2 ma, all'ultimo secondo, Castaldo per l'Avellino sfiorò la traversa, anzi toccò la traversa. Non l'ho mai più vista quell'immagine, sono rimasto talmente male che non l'ho mai più vista, un po' come il ricordo di Baggio nel 1994. Quindi, all'ultimo secondo l'Avellino si stava per qualificare alla finale playoff che, invece, avrebbe vinto il Bologna contro il Pescara. Da allora il Bologna è rimasto in Serie A».
Tu pensa che sliding doors...
«Eh sì. Con questa mia tristezza e questa mia malinconia vi lascio e saluto te e tutta la famiglia Pelizzari».
Buon Sanremo visto che ci sarà la finale questa sera.
«Buon Sanremo, buona finale, divertiti».
L'ultimissimo saluto: io però sono un risultatista, il bel gioco anche no... Ne parliamo la settimana prossima però.
«Hai rovinato il calcio, Pelizzari, hai rovinato il calcio. Non solo il giornalismo, hai rovinato anche il calcio».

