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Lugano-Roma, solo andata: la guerra in Medio Oriente arriverà in Europa?

Marcello Pelizzari e Carlo Tecce si confrontano anche sulla figuraccia rimediata da Crosetto e sulle parole di Tajani, mentre in Svizzera si fa polemica sul ruolo del DFAE
©FABIO FRUSTACI

Carlo, carissimo, ti ho chiamato al telefono perché non ti trovavo via Teams. Ma dove sei, in aeroporto? Stai andando a recuperare i cittadini italiani, svizzeri, ticinesi rimasti bloccati in Medio Oriente?
«Ciao Marcello, sì: non riesco più a stare a casa, in ufficio, oppure nei palazzi del potere senza risolvere questo problema che ci affligge tutti e che ha riempito le cronache dei giornali. Come faranno a tornare gli influencer da Dubai, i turisti da Dubai? Perché nessuno li ha avvisati? E perché, soprattutto, nessuno ha avvisato il ministro Crosetto? Salvate il soldato Crosetto, ministro della Difesa. Tu hai dormito, la notte, mentre Crosetto era ancora lì?».

No. Ma ti faccio un aggancio: anche qui si è fatta molta polemica, soprattutto rispetto al ruolo che ha esercitato il Dipartimento federale degli affari esteri, accusato di non essere intervenuto, di non aver organizzato e, soprattutto, pagato o sovvenzionato i voli di rimpatrio, chiamiamoli così. Insomma, la polemica è forte anche in Svizzera. Comunque, torno da te: ma Crosetto, alla fine, la versione che ha fornito ti ha convinto o no?
«Già parlare di versione è un passo avanti. Lui ha fornito diverse versioni, diversi dettagli, alcuni contingenti. Certo è che Crosetto, da una parte del governo, non è ben visto, almeno anche a leggere quello che ha fatto scrivere in un procedimento penale al suo avvocato. Ne ha parlato il quotidiano Domani. Crosetto, insomma, sembra un po' diffidente nei confronti di alcune strutture dello Stato. Quindi, questo piccolo incidente di percorso a Dubai, senza la scorta, con impegni istituzionali ma non familiari, ha significati più profondi del caso in sé. Detto che a me per preme soprattutto il risvolto. Cioè, mentre il mondo rifletteva e guardava, sgomento, quello che sta accadendo in Iran, ma soprattutto in tutta la regione, con il terreno di scontro che arriva oramai alle porte dell'Europa, se vogliamo considerare gli attacchi seppur sporadici su Cipro, mentre tutti riflettevano e rimanevano sgomenti rispetto alle notizie di cronaca, dicevo, noi eravamo impegnati a decifrare i viaggi di Crosetto. Con un Tajani, ministro degli Esteri, che mi ha colpito molto: mentre cercava la ribalta, come spesso fa alla Farnesina davanti all'unità di crisi per spiegare come procedere con il rimpatrio degli italiani, mentre gli chiedevano quando sarebbe tornato Crosetto lui rispondeva, impreparato, che non sapeva quando. Augurandosi, al contempo, un rientro entro il 7 marzo. Proprio mentre diceva queste testuali parole, il ministro della Difesa stava tornando in Italia con un aereo militare. Ecco, questo è la chiusa a tutto, è il simbolo di una politica che quando resta troppo ancorata al provincialismo, a questi messaggi subliminali o anche a queste semplici impreparazioni, ci lascia veramente di stucco».

Ma questo significa che l'Italia, come spesso tu mi dici di fronte a crisi di vario tipo, e questa è una è una crisi molto forte, non potrà mai recitare alcun ruolo?
«C'è modo e modo di recitare un ruolo. Per esempio, il presidente spagnolo Sanchez ha deciso di recitarlo con un'invettiva contro Trump. E però, comunque, con un atteggiamento da europeista. Ovviamente, l'ha fatto per il consenso interno, per crearsi spazio, anche per conquistare titoli e giornali. Invece, il silenzio – non tanto del governo quanto della presidenza del Consiglio – è un silenzio che sa di resa, perché è un silenzio che dimostra l'imbarazzo per la posizione che l'Italia ha assunto in questi anni e il governo Meloni in questi mesi, soprattutto con Donald Trump. E quindi, quando l'opinione pubblica inevitabilmente resta scossa dalle iniziative di Trump, il governo italiano fa fatica, la presidente Meloni fa fatica, anche a dire: noi avevamo un rapporto privilegiato. Ma poi, in concreto, questo rapporto privilegiato in che cosa si in cosa si produce? Che cosa ne ricava l'Italia da questo rapporto privilegiato, visto che il ministro della Difesa è partito senza sapere dell'attacco a Tehran e il governo ne è venuto a conoscenza ad attacco in corso, a differenza di altri partner negli Stati Uniti che sono molto più rigidi però, alla fine ,sono stati coinvolti almeno nella condivisione delle informazioni? Meloni, su questo fronte, sta soffrendo tantissimo. Poi, forse, le beghe tra Tajani, Crosetto, soprattutto i battibecchi in Aula l'altro giorno al Senato tra Renzi e lo stesso Tajani, sono anche utili alla presidente Meloni perché, così, evita di rispondere al grande quesito: ma adesso la politica estera dell'Italia sarà ancora strettamente legata a quella degli Stati Uniti di Donald Trump, oppure no? E l'Italia è davvero il ponte tra l'Europa e gli Stati Uniti? Cioè, l'Italia è davvero il mediatore tra i rapporti della Commissione Europea, quindi di Bruxelles, e gli Stati Uniti? No, l'Italia non è nessun ponte, non è una zattera, non è nulla. L'Italia è assolutamente inconsistente e inesistente nello scacchiere mondiale. Questa Italia che non è un'Italia e che, per una volta, paga la coerenza della presidente Meloni. La quale, sin da subito, ha cercato di schierarsi, porsi al fianco di Trump. Ricorderete anche, a proposito di Iran, quando Meloni andò negli Stati Uniti per risolvere il caso di Cecilia Sala? No, che era imprigionata proprio. Quell'intervento fu l'apice, credo, del rapporto tra Trump e Meloni».

Questa inconsistenza di cui parli è la stessa inconsistenza degli influencer a Dubai?
«Siamo stati facili profeti sulla politica estera italiana. Su Dubai, a parte gli scherzi e la burla che possiamo fare per divertirci un momento, e tornando seri, dico che gli influencer, a discapito della democrazia, che non c'è mai stata e non c'è, a discapito del rispetto dei diritti umani, a discapito anche del corretto utilizzo di denaro, si trovano molto bene. Soprattutto quelli che devono riciclare denaro, lo possiamo dire senza fraintendimenti e senza impedimenti. Ecco, per la prima volta questa penisola, che si è retta sul lusso, sull'eccesso, sull'assenza di regole, sulla libertà, questo modello insomma è messo in discussione dalla strategia, un po' folle, dell'Iran di bombardare tutti, spedendo missili e droni soprattutto. Una strategia del caos che Khamenei, prima di essere ucciso, avrebbe condiviso e studiato con i suoi generali. Come finirà? Lo sapremo, forse, fra una settimana, quando ci risentiremo. Certo, rimanendo nel solco dei facili profeti l'Italia, certamente, non si renderà protagonista. E da una parte possiamo dire anche meglio così. Però è chiaro che, prima o poi, ci sarà il tema, forse anche mentre andiamo in onda, del concedere o no le basi NATO agli americani. E che ruolo svolgerà l'Italia se ce ne fosse bisogno, ancora di più nella coalizione europea che comunque deve difendere i Paesi europei?».

Io però ti chiedo, e faccio un po' da ponte visto che voglio portarti su argomenti più frivoli, quanto è sentito il tema della guerra in Italia. O, come sempre e stereotipizzando un po', si parla sempre e soltanto di calcio e dell'involuzione dell'Avellino?
«Non accetto la provocazione sull'Avellino, la respingo subito. Chiaramente, è difficile dire se gli italiani abbiano cambiato la scala di interessi. Certo è che, stavolta, la guerra fa davvero paura, perché si è innescato quel meccanismo che abbiamo visto molte volte nella storia, soprattutto nella storia recente del Novecento, per il quale determinati assetti hanno portato la guerra a Paesi che non la volevano. Ci sono assetti, oggi, equilibri che si sono consolidati in tempo di pace che, adesso, vengono messi in discussione, fortemente in discussione. E credo che molti italiani, molti lettori, ascoltatori, gente che si informa, ma un po' tutti percepiscano la pesantezza di questo momento e capiscano che, alla fine, noi qui siamo abbastanza fortunati: nonostante il divertimento e le anomalie della nostra politica, restiamo ancora una piccola parte di mondo dove si vive bene. Leggevo un'intervista a Panetta, ex capo di gabinetto dell'amministrazione Clinton ed ex direttore della CIA. Quindi non uno qualsiasi. Diceva, un po' ammonendo, che anche in Italia dobbiamo aspettarci qualche missile e stare attenti al terrorismo. Ecco, questo preoccupa molto la gente. Perché? Perché mette a repentaglio proprio questa pace, questa serenità nella quale per molti anni e molti decenni, dopo la Seconda guerra mondiale, abbiamo vissuto. Per quanto riguarda l'Avellino, quello che posso dirti è che per una partita così importante Avellino-Padova, sarò allo stadio: è la partita dell'anno, è la partita che deciderà la stagione, perché può essere una partita che ferma, come dicevi giustamente tu, l'involuzione oppure la partita che rimette tutto in equilibrio. Per 90 minuti più recupero penserò soltanto ai Lupi».

E allora chiudiamo, almeno, con un sorriso. Fiducia comunque in Ballardini, detto Balla coi Lupi. Carlo, io ti ringrazio. Abbiamo finito il tempo a nostra disposizione, ci riaggiorniamo settimana prossima. Goditi la passeggiata per le vie di Roma e un grande abbraccio.
«Senti anche le campane, ti saluto con le campane. Un omaggio a te e a tutto il Ticino. Ciao Marcello, grazie».