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Lugano-Roma, solo andata: meglio Inter-Juve o San Valentino?

E le Olimpiadi di Milano-Cortina, come stanno andando? Marcello Pelizzari e Carlo Tecce si confrontano sui temi caldi a cavallo del confine
©ELISABETTA BARACCHI

Carlo, carissimo, come stai? Tutto bene?
«Ciao Marcello, quando ti sento sto sempre bene, sempre meglio».

Questo è un jeter des fleurs, come diciamo a Parigi. Mi fa molto piacere che tu dica così, mi sensibilizzi su una puntata romantica e ci arriveremo. Prima, però, ti chiedo: che Olimpiadi sono state finora? Ti sono piaciute, non ti sono piaciute? Dimmi...
«Mah, Olimpiadi di grande successo per l'Italia, diciamo per l'Italia olimpica. C'è stata, ci sarà ancora una grossa partecipazione mediatica, anche abbastanza politica e istituzionale. Protagonista assoluto Mattarella, vestito di bianco sulle nevi, a Cortina, nella mitica Olimpia delle Tofane dove ha vinto l'oro Brignone. Il sogno Brignone, titolavano tutti i siti, effettivamente è stata un'impresa. Per il resto ci sono sport occasionali, anche più che occasionali, periodici, che vengono visti ogni quattro anni con una certa curiosità. Una maggiore curiosità, adesso, perché le Olimpiadi si tengono in Italia e, quindi, tornando al bilancio direi più che sufficiente. Ma l'avevamo detto anche mesi e mesi fa, no? Avevamo detto che, comunque, l'evento sportivo sarebbe stato eccellente perché le quinte sono eccellenti: l'Italia, le montagne italiane, le Dolomiti, anche l'inaugurazione a San Siro. È tutto eccezionale, anche più di eccellente, quasi unico al mondo. Poi, quello che lascerà questo evento sportivo sarà poco, pochissimo sul territorio. Lascerà anzi tanti cantieri, lascerà pochi appassionati di tutte queste discipline che vediamo ogni quattro anni. L'anno prossimo, prendiamoci l'impegno, ci interrogheremo sugli sport, sul medagliere, e non ci ricorderemo nulla. Di questo ne sono convinto. Ricorderemo la medaglia di Brignone, ricorderemo la triplice medaglia d'oro dell'atleta svizzero, von Allmen, che ha messo in difficoltà identitaria il grande Odermatt. Queste cose saranno ricordate, ma per il resto fra un anno in Italia ci saranno ancora i cantieri. Io non cambio idea sulle Olimpiadi, non so tu».

No, non cambio idea neanch'io, soprattutto sui famosi sport occasionali. Lo dico e lo sottoscrivo: io odio il curling, mi dispiace, non ce la faccio, anche se stanno cercando di renderlo, sportivamente parlando, sia simpatico sia sexy, mostrandotelo come uno sport meraviglioso. In realtà, è una rottura incredibile. Io, però, vorrei portarti sull'asse Milano-Sanremo: c'è stata una polemica forte, con RAI Sport sul piede di guerra, rispetto alla telecronaca fatta dal direttore di RAI Sport in occasione della cerimonia d'apertura. Direttore, ricordiamo, che era già stato sfiduciato. Insomma, un caos venutosi a creare attorno alla RAI e al concetto di Tele Meloni. Un concetto che abbiamo ritrovato, in parallelo, quasi fosse uno slalom olimpico, a Sanremo per la questione «Pucci sì, Pucci no, Pucci che direttamente si chiama fuori e dice io non vengo». Come leggi tu questa doppia polemica? Parliamo di due eventi su cui la RAI scommette, se non tanto, diciamo abbastanza...
«È una fase difficile per questa azienda, che negli anni ha resistito a turbolenze di tutti i tipi, a partiti, coalizioni, nuove alleanze. Poi, sai, sono anche nella scomoda posizione di essere un collaboratore della RAI, essendo un collaboratore di Report. Ma aggiungerei, a questi casi, altri. Ad esempio, puntate o parti di programmi, come quello di Giletti, in cui si è discusso di questioni che riguardano un collega della stessa azienda e della stessa rete. Tutto questo è sintomatico di una situazione di grande confusione. Soprattutto, la RAI è sempre l'anteprima di quello che vedremo, dopo, in politica: per gli assetti di potere, per gli equilibri all'interno delle coalizioni. La RAI dà una lettura in anteprima di tutto quello che accade in politica. E che cosa ci dice, oggi, questa anteprima? Ci dice che ci stiamo avvicinando alle elezioni e la RAI, nel 2026, come nel 2006 o nel 1996, è uno snodo cruciale per il potere, la propaganda, la comunicazione di tutti i partiti. Però tutti quanti, nei rispettivi ruoli e anche con le rispettive preferenze e le rispettive origini professionali, dovremmo tener conto che la RAI è un servizio pubblico».

Certo...
«E quindi, benché l'origine di ciascuno di noi possa essere diversa e anche le nostre idee possano essere diverse e conflittuali, tutti dovremmo, sempre, tener conto che stiamo svolgendo un'attività rivolta a tutto il pubblico, a tutti gli italiani, a tutti coloro che pagano il canone. A tutti coloro che, aggiungo, sono obbligati a pagare la RAI e a sostenere le spese di questa grande azienda, storica azienda, che ha fatto del bene al Paese, ma che senz'altro poteva fare ancora meglio. Questo obiettivo statutario dell'azienda sta venendo un po' meno».

Posso farti una domanda per chiudere l'argomento e per buttarla in caciara? Ma a te Pucci fa ridere?
«No, ma tra l'altro io è irrilevante perché io, lo ammetto, sono uno scarso fruitore della televisione generalista. Guardo pochissimi programmi, perché c'è pochissima offerta che mi piace. Ma è una questione di gusti. Per dire, io Mediaset la guardo forse solo per la Coppa Italia, o per qualche rarissimo evento, e perciò io quasi ignoravo del tutto l'esistenza di Pucci. E me ne scuso con Pucci stesso. Quando ho associato il nome a un volto, quel volto mi era familiare. Ma è una mia carenza, perché Pucci ha un suo pubblico e Pucci, in rappresentanza evidentemente di questo pubblico, era stato scelto come ospite a Sanremo. Però dobbiamo ritrovarci, è il discorso che facevo prima, attorno a dei principi. Ecco, la satira non deve avere limiti, perché appena si pone un limite, un altro limite può essere applicabile ed egualmente giustificato. Per quel poco che ho riassunto e scoperto di Pucci, comunque, ho visto come lui abbia utilizzato della satira per colpire dei politici, nel caso specifico Schlein, con delle argomentazioni né di satira né di politica, e quello poteva essere un elemento critico. Detto ciò, per me Pucci poteva tranquillamente andare a Sanremo, è una polemica inutile. Va bene Pucci, va, va bene chiunque. Poi, è importante che chi si prende la responsabilità di scegliere Pucci o di scegliere Natangelo, il mio amico vignettista del Fatto Quotidiano, ne paghi le conseguenze o raccolga i risultati, i meriti, rispetto a quello che sarà il risconto del pubblico. E non solo degli ascolti, perché se no ci misuriamo soltanto sugli ascolti. Ma perché questa polemica è stata così vistosa sui giornali e sui media? Perché, come ci diciamo da diverse settimane, e di questo siamo entrambi testimoni, la politica, il centrodestra, il partito di Meloni, Fratelli d'Italia, cavalca queste polemiche a costo zero per creare una sorta di dialettica, di propaganda utile soprattutto ai fini di questa prossima scadenza elettorale, che è il referendum sulla riforma costituzionale che riguarda la giustizia. E i media, devo dire, sono molto ricettivi da questo punto di vista perché mettono a disposizione queste polemiche, inutili e di cui alla gente non frega nulla, in grande abbondanza».

Allora, siamo quasi fuori tempo massimo. Io vorrei chiederti, giuro, vorrei chiederti del Consiglio Europeo e dell'Italia ma...
«Ecco, posso dire una cosa sul Consiglio Europeo?».

Dilla, ma telegrafica perché poi ho la domanda delle domande.
«Tante pagine, tanti commenti, tanti editoriali su questo nuovo asse Roma-Berlino, che tra l'altro non rimanda a epoche felici, per dire che, finalmente, l'Italia diventa protagonista in Europa e abbiamo un alleato forte, la Germania di Merz, che è strettamente connessa a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Ma l'Italia da questa alleanza, come un po' l'altra volta, può soltanto perderci, perché è un'alleanza, un'idea di Europa, che confligge rispetto agli interessi stessi dell'Italia. C'è un racconto italiano di questa sintonia, potremmo dire occasionale come il curling, tra Roma e Berlino, che però non corrisponde alla realtà, soprattutto non corrispondepiù alle esigenze del Paese. Però, va bene per la propaganda, andrebbe un po' meno bene per i giornali, dire che, che la trazione europea, adesso, passa dal motore, come ho letto da qualche parte, Roma-Berlino. Scusami, ti ho interrotto...».

Tu, sabato sera, 14 febbraio 2026, guarderai Inter-Juve o festeggerai San Valentino con la tua compagna?
«Io festeggerò San Valentino guardando Inter-Juve»

Sei veramente l'ultimo dei grandi romantici rimasti. E con questa ti ringrazio. Viva il calcio, viva Inter-Juve. Grazie Carlo.
«Viva el futbol. Ciao Marcello, grazie».