CentoParole

«Tanto lo chiedo a ChatGPT», ma davvero pensate che basti?

In questa puntata del podcast letterario, vi racconto il libro di Torkel Klingberg e Åsa Wikforss, «Perché imparare se le macchine sanno già tutto?», pubblicato da Feltrinelli
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Dario Campione
19.09.2026 06:00

Le macchine hanno reso il nostro sforzo fisico quasi inutile da almeno un secolo: abbiamo ascensori, automobili, gru, escavatori. E però, proprio quando lo sforzo fisico è diventato facoltativo, molti hanno cominciato a farlo per scelta. In palestra. Perché hanno capito una cosa semplice: un corpo che non viene allenato si indebolisce. Se questo vale per i muscoli, perché non dovrebbe valere per la mente? È esattamente da qui, da questa domanda, che parte il libro di Torkel Klingberg e Åsa Wikforss. «In questo mondo incerto, sempre più dominato dalla tecnologia e dall'intelligenza artificiale, non possiamo fare a meno della conoscenza». La conoscenza critica, la conoscenza razionale. Quella conoscenza che per continuare a svilupparsi ha bisogno di «una base di sapere». L'automazione non elimina il bisogno di allenamento, lo trasforma in una scelta consapevole. Nel momento in cui una macchina può produrre il risultato al posto tuo, imparare diventa come andare in palestra: qualcosa che fai per te, e che devi volere.

In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, vi racconto il libro di Torkel Klingberg e Åsa Wikforss, Perché imparare se le macchine sanno già tutto?, pubblicato da Feltrinelli.

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