La curiosità

Gli arti bionici a Gaza fanno bene all'autostima

Un progetto mira a fornire, agli amputati palestinesi, mani protesiche «intelligenti» che imitano l'anatomia e il movimento umano – Il conflitto con Israele ha lasciato centinaia di persone mutilate
Da marzo, un ospedale finanziato dal Qatar a Gaza fornisce protesi mioelettriche
Jona Mantovan
21.04.2022 12:00

Era il 2007. Ahmed se lo ricorda bene. Un giorno che ha cambiato la sua vita. Un ordigno inesploso si è innescato e la potenza della mina l'ha travolto. Ahmed Abu Hamda è vivo per miracolo. Ma la sua vita l'ha pagata comunque a caro prezzo, perché ci ha lasciato una mano. Una mano che gli è stata amputata, la destra. Un vero e proprio trauma che ha influenzato la sua esistenza in tutti questi anni. E non basta aver imparato tutto daccapo. Ogni gesto della quotidianità è fortemente ostacolato. Anche solo aprire il rubinetto e riempire un bicchiere d'acqua può diventare un'impresa che richiede un certo livello di coordinazione. Oggi, tuttavia, Ahmed sembra rinato. La sua vita ha preso una piega diversa. Migliore. Una mano protesica «intelligente» che imita l'anatomia e il movimento umano, infatti, gli ha permesso di riprendere a giocare come si deve con i suoi figli e riacquistare autostima. È il risultato di un progetto nella Striscia di Gaza. Qui, il conflitto con Israele ha lasciato centinaia di palestinesi senza arti. Da marzo, un ospedale finanziato dal Qatar a Gaza fornisce protesi mioelettriche, dispositivi motorizzati alimentati da batterie e controllati da segnali elettrici generati dai muscoli (guarda il video allegato a quest'articolo).

Il 36enne, come detto, aveva perso la mano destra nel 2007 a causa della detonazione di un ordigno inesploso. Ora, però, è di nuovo in grado di giocare con i suoi due figli, mangiare, bere e svolgere le classiche piccole riparazioni di casa, grazie al suo arto mioelettrico appena installato. «Da quando ho ricevuto la protesi, il mio aspetto esteriore è migliorato, la gente non riconosce che ho una mano amputata», ha confidato di fronte alle telecamere della Reuters, direttamente dall'ospedale Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani che lo segue nel percorso di riabilitazione e messa a punto dell'arto sintetico.
«A casa, adesso, posso bere dell'acqua senza problemi. Se vado al mercato posso tenere i sacchi e contemporaneamente il telefono cellulare», ha detto l'uomo, che nella vita si occupa di installazione di antenne satellitari.

Il progetto è il primo del suo genere nei territori palestinesi. E finora sono state 21 le persone amputate a Gaza che hanno ricevuto questi arti «intelligenti» dell'ultima generazione. Altre quaranta persone sono ancora in lista d'attesa, secondo quanto riportano i funzionari dell'ospedale. Mentre i dati pubblicati dal Comitato Internazionale della Croce Rossa stimano almeno 1.600 persone amputate sui due milioni di abitanti di Gaza. La Assalama Charitable Society, che si occupa di feriti e disabili, ha detto che sono state 532 quelle che hanno perso gli arti nel conflitto con Israele.

Inaugurato nel 2019, l'ospedale Hamad, ad oggi, ha curato centinaia di amputati. Dal 2014, il Qatar ha speso più di un miliardo di dollari in progetti di costruzione e soccorso a Gaza, che è gestita dal gruppo islamista Hamas. I pazienti non pagano per un arto artificiale, ha detto Noureldeen Salah, direttore generale della struttura, il quale sottolinea che il costo medio di una protesi «intelligente» sia pari a circa 20.000 dollari. Ora che ha la sua nuova mano artificiale, Abu Hamda ha detto che può gustare la vita appieno, abbracciando anche la figlia di quattro anni e il figlio di 18 mesi. «Ora posso tenerli in braccio, giocare con loro, afferrare le loro mani e camminare per strada», ha detto, con un sorriso.