Votazione del 14 giugno

«10 milioni», un tetto che divide

Sotto la lente l’iniziativa per la sostenibilità: se accolta il 14 giugno, le prime misure dovranno già essere prese nel giro di pochi anni - È il terzo progetto dell’UDC contro la libera circolazione delle persone – Il Consiglio federale avverte: non risolve i problemi attuali e crea incertezze
© CdT/Chiara Zocchetti
Luca Faranda
11.05.2026 06:00

Manca poco più di un mese al 14 giugno, ma la campagna per il voto sull’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)» è decisamente entrata nel vivo. Ecco tutto quello che c’è da sapere prima dell’appuntamento alle urne.

1. Che cosa chiede l’iniziativa popolare?
L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!», definita anche Iniziativa per la sostenibilità, mira a limitare la crescita della popolazione in Svizzera. «Prima del 2050 la popolazione residente permanente della Svizzera non può superare i dieci milioni di abitanti». Altrimenti, bisognerà adottare misure per uno sviluppo «sostenibile». L’iniziativa chiede inoltre di denunciare o di rinegoziare diversi trattati internazionali che promuovono la crescita demografica. L’Accordo con l’UE sulla libera circolazione delle persone (ALC) dovrebbe essere denunciato dopo due anni dal primo superamento del limite, se non fosse possibile negoziare o invocare alcuna clausola di eccezione o di salvaguardia.

2. Quali misure potrebbero entrare in vigore già prima del 2050?
Secondo l’iniziativa, sono da prevedere misure intermedie al superamento dei 9,5 milioni e dei 10 milioni. Già entro un anno dalla sua accettazione (quindi entro il 14 giugno 2027), il Consiglio federale deve emanare mediante ordinanza le prime misure per attuare l’iniziativa. Tuttavia, la prima tappa di rilievo sarà se (o meglio, quando) la popolazione residente permanente della Svizzera dovesse superare i nove milioni e mezzo prima del 2050. Ovvero, forse già nel 2030 (vedi box a lato). Per garantire il rispetto del limite il Consiglio federale e il Parlamento dovrebbero prendere provvedimenti a livello legislativo, riguardanti in particolare il settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare (per i quali vigono però anche obblighi internazionali). Alle persone ammesse provvisoriamente (permesso F) non sarebbe più accordato alcun diritto di restare. Il Governo deve inoltre attivarsi per rinegoziare gli accordi internazionali che favoriscono l’immigrazione.

3. Questa iniziativa fermerà l’immigrazione?
No, stando all’UDC circa 40 mila persone potrebbero comunque arrivare in Svizzera ogni anno fino al 2050. Inoltre, limitare il ricongiungimento familiare per i cittadini UE sarebbe in contrasto con la libera circolazione delle persone. Tuttavia, ci sarebbero dei limiti. I promotori vogliono che il Consiglio federale negozi clausole d’eccezione o di salvaguardia. Se il limite di dieci milioni di abitanti fosse superato prima o dopo il 2050, l’iniziativa chiede l’adozione di altri provvedimenti e anche la denuncia degli accordi internazionali «che favoriscono la crescita della popolazione». I promotori citano ad esempio il Patto globale ONU sulla migrazione. Ma il bersaglio grosso è l’accordo sulla libera circolazione delle persone.

4. Quando verrebbe denunciata la libera circolazione delle persone?
Stando alle disposizioni transitorie dell’iniziativa, ci sono due condizioni. Primo: se la soglia di 10 milioni di persone dovesse essere superata per due anni consecutivi. Secondo: se la Svizzera non riesce a negoziare o invocare «alcuna clausola d’eccezione o di salvaguardia». Se queste condizioni si verificassero, la Svizzera dovrebbe denunciare l’Accordo sulla libera circolazione delle persone «il prima possibile». Per il partito, ciò rappresenta l’extrema ratio. Vorrebbe pertanto ottenere una clausola di salvaguardia sull’immigrazione molto prima.

5. Cosa succede in caso di denuncia dell’ALC?
Un aspetto ancora da chiarire è in che modo sarà denunciato l’Accordo. Secondo la Segreteria di Stato della migrazione, questo passo dovrebbe essere approvato dal Parlamento (con possibilità di referendum e di voto popolare). Tuttavia, in caso di sì, la modifica costituzionale potrebbe dare la facoltà al Consiglio federale di porre fine all’accordo di propria iniziativa senza dover passare dalle Camere federali. L’incertezza attorno a questo punto è di natura giuridica, ma soprattutto politica. E non ci sarà una risposta chiara prima del voto. In caso di denuncia unilaterale della libera circolazione da parte della Svizzera, in virtù della «clausola ghigliottina» decadrebbero automaticamente anche gli altri quattro accordi dei Bilaterali I: trasporti terrestri e aerei, agricoltura, ostacoli tecnici al commercio e appalti pubblici. Inoltre, se l’iniziativa venisse accolta, sarebbero a rischio l’Accordo di associazione a Schengen e Dublino (Bilaterali II). nonché l’intesa appena negoziata con Bruxelles (ormai sdoganata come Bilaterali III), che aggiorna gli accordi attuali e integra gli elementi istituzionali.

6. Perché si chiama iniziativa per la sostenibilità?
I promotori vogliono modificare l’articolo 73 della Costituzione, che regola lo «Sviluppo sostenibile». Secondo l’UDC, limitare l’immigrazione permetterebbe di salvaguardare le risorse naturali. Confederazione e Cantoni, stando ai promotori, in caso di superamento dei limiti dovrebbero prendere «provvedimenti per uno sviluppo sostenibile della popolazione, volti in particolare a proteggere l’ambiente e nell’interesse della conservazione duratura delle basi naturali della vita, dell’efficienza delle infrastrutture, dell’assistenza sanitaria e delle assicurazioni sociali svizzere». Il partito, in realtà, collega l’ecologia alla sovrappopolazione sin dalla sua iniziativa «contro l’immigrazione di massa», approvata nel 2014.

7. È il primo tentativo di mettere in discussione la libera circolazione delle persone?
No. Dopo l’iniziativa contro l’immigrazione di massa (accolta nel 2014) e quella per la limitazione (respinta nel 2020), è il terzo tentativo democentrista di far cadere la libera circolazione delle persone. L’iniziativa accolta nel 2014 (dal 50,3% dei votanti) chiedeva che l’immigrazione fosse controllata attraverso tetti massimi e quote. L’UDC sostenne all’epoca che la proposta fosse compatibile con gli accordi bilaterali. Tuttavia, per l’UE la libera circolazione delle persone è un elemento centrale del mercato unico, al quale la Svizzera partecipa solo parzialmente. Il Parlamento, al momento dell’applicazione, optò quindi per una versione «light» tramite un trattamento preferenziale per i cittadini residenti (l’obbligo per le aziende di segnalare i posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento) al fine di non compromettere gli accordi bilaterali. Nel 2020, l’iniziativa «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)» che chiedeva esplicitamente la cessazione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone, fu chiaramente respinta con il 61,7% dei voti. Ora, con questa iniziativa per contenere l’immigrazione, l’UDC cerca una strada intermedia, con la denuncia dell’ALC solo tra molti anni e solo come ultima ratio.

8. Cosa potrebbe succedere dopo il 2050?
In caso di sì, dal 2050 il Consiglio federale può, mediante ordinanza, innalzare ogni anno il limite nella misura dell’incremento naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi. Tuttavia, queste cifre sono modeste (nel 2024 si parla di circa 6 mila persone). La Svizzera oggi registra in media un saldo migratorio positivo annuo di 70 mila persone, il che spiega in gran parte l’aumento della popolazione. In futuro, l’immigrazione verrebbe ridotta sempre con l’obiettivo di non superare i 10 milioni di abitanti.

9. Quali sono gli argomenti dei favorevoli?
Per i promotori dell’iniziativa, oggi in Svizzera arrivano troppe persone, anche tramite il sistema d’asilo. Nel denunciare il sovraffollamento, il comitato d’iniziativa cita le infrastrutture al limite, gli ingorghi stradali, i treni pieni, la carenza di alloggi e gli affitti troppo alti, nonché i metri quadri di prati verdi sostituiti dal cemento. A ciò si aggiunge la «perdita di cultura e identità», «maggiore violenza e criminalità», nonché un calo della qualità dell’istruzione. E questo poiché «più bambini di lingua straniera ci sono in una classe, più il livello medio si abbassa».

10. Quali sono gli argomenti dei contrari?

Per il Consiglio federale e il Parlamento, che invitano a respingere l’iniziativa senza contrapporre alcun controprogetto, denunciare l’ALC metterebbe in pericolo la via bilaterale con l’UE. Per il Governo, la denuncia unilaterale dell’ALC farebbe scattare la cosiddetta clausola ghigliottina, che comporta l’abrogazione di tutti gli accordi bilaterali I con l’UE. Inoltre, vi è il rischio che anche gli accordi di associazione a Schengen e a Dublino siano disdetti, il che potrebbe portare a un aumento della migrazione irregolare: uscendo dal sistema di Dublino, qualsiasi richiedente asilo la cui domanda sia stata respinta in uno Stato membro del sistema di Dublino potrebbe presentare una nuova domanda di asilo in Svizzera. Con un freno all’immigrazione, si rischierebbero una penuria di manodopera, gravi lacune di personale in settori chiave come la sanità e la perdita di persone attive (con conseguenti effetti sul finanziamento delle assicurazioni sociali). I contrari la definiscono anche «iniziativa del caos», poiché ritengono che non risolva i problemi attuali e crei al contempo nuove incertezze.

11. Quali contromisure sono state adottate?
Pur senza contrapporre alcun controprogetto, il Governo ha pensato a una serie di misure per contenere le sfide legate alla crescita della popolazione, ad esempio promuovendo la costruzione di abitazioni a prezzi accessibili e investendo nell’ampliamento delle infrastrutture stradali e ferroviarie. Il titolare del dossier, il consigliere federale Beat Jans, è convinto che la clausola di salvaguardia negoziata con Bruxelles nell’ambito dei cosiddetti Bilaterali III consenta di limitare l’immigrazione in caso di gravi problemi sociali o economici, senza compromettere la via bilaterale.

12. Quali sarebbero gli effetti per il Ticino?
Nel caso in cui si dovesse mettere un freno all’immigrazione e alla popolazione residente permanente, le zone di frontiera potrebbero subire un contraccolpo a causa del possibile aumento di lavoratori frontalieri che giungono in Svizzera per lavorare, ma senza abitarvi.

13. Chi è favorevole e chi è contrario all’iniziativa?
Il fronte dei favorevoli è guidato dall’UDC, seguito da Lega dei Ticinesi, Mouvement Citoyens Genevois (MCG) e Unione democratica federale (UDF). Tutti gli altri partiti sono contrari, così come quasi tutte le associazioni economiche e sindacali, nonché la Conferenza dei governi cantonali, l’Unione delle città svizzere e l’Associazione dei comuni svizzeri. L’Unione svizzera dei contadini ha lasciato libertà di voto. I sondaggi pubblicati finora, però, danno la partita in equilibrio.

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