Svizzera

«A Crans-Montana i feriti erano davvero tanti, noi però potevamo concentraci solo su un paziente alla volta»

Evelien Cools, medico d'urgenza alla base Air Zermatt di Gampel, racconta i momenti drammatici della notte di Capodanno
© KEYSTONE/Alessandro della Valle
Red. Online
04.01.2026 18:30

Per il personale che presta i primi soccorsi e per quello sanitario, ma non solo, le prime ore del 2026 a Crans-Montana sono state frenetiche. Il rogo sviluppatosi all'interno del bar Le Constellation ha messo sotto forte pressione i professionisti accorsi sul luogo della tragedia. Tra questi anche Evelien Cools, medico d'urgenza alla base Air Zermatt di Gampel.

«Quando abbiamo ricevuto la chiamata per prestare soccorso a Crans-Montana abbiamo subito intuito che quella non sarebbe stata una missione di routine», racconta Cools sulle colonne del Tages-Anzeiger. In effetti sono stati mobilitati in una sola volta tutti gli elicotteri di Air Zermatt. «È estremamente raro che ciò accada». La scena, già dall'alto, si presenta tragica: si vedevano le numerose luci blu dei mezzi di soccorso.

Una volta atterrati con l'elicottero fuori dal centro del paese, i soccorritori vengono trasportati in auto sul luogo dell'incidente dal personale dell'Organizzazione cantonale di soccorso del Vallese. «Sul posto tutto era ben strutturato. Le procedure erano chiare: prendere in carico un paziente, stabilizzarlo e trasportarlo», spiega Cools. «Ci è stato chiaramente detto di curare solo il paziente a noi assegnato e di portarlo via. Intorno a noi, infatti, i feriti gravi erano molti, ma ci è stato detto di ignorarli in modo tale da poterci concentrare al 100% sulla persona a noi assegnata».

La donna si occupa innanzitutto di un paziente con gravi ustioni al viso. «Quando la testa è colpita, sappiamo che le vie respiratorie sono in pericolo. Non c'è tempo per esitare. Abbiamo subito somministrato al paziente un'anestesia totale e lo abbiamo intubato per prevenire il gonfiore delle vie respiratorie. Gli abbiamo poi tolto gli abiti».

In questi frangenti, il tempo per lunghe riflessioni non c'è. «Prendi un paziente e te ne vai».

Stabilizzata la persona, si decolla in direzione di Berna. Il viaggio dura 25 minuti. Quella notte Cools farà tre voli.

Il mattino seguente, tutti i pazienti trasportati da Cools sono ancora vivi. L'incertezza, tuttavia, rimane: in caso di ustioni gravi, il destino del paziente non si decide la prima notte. «Non sapremo quanti sopravviveranno davvero per mesi, forse non prima di un anno», spiega Cools. «Infezioni o insufficienza d'organo sono possibili conseguenze a lungo termine».

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