A Milano fermata la «mente» dei cortei degenerati in scontri

È indagata per istigazione a delinquere anche la moglie del trentenne fermato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sul «Movimento 17 ottobre», nato sui social dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre per promuovere nuove mobilitazioni giovanili e coordinare appuntamenti di protesta in diverse città italiane. La donna, 32 anni, di origini libanesi, è indagata in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento, attraverso le quali sarebbero stati diffusi gli appelli alle proteste della scorsa settimana. La moglie, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce «libanese, palestinese e araba di appartenenza». Secondo i media italiani, la coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, pur avendo residenze anagrafiche differenti: lui nel Bresciano, lei a Como.
Il post mai pubblicato
L’inchiesta ha portato al fermo dell’uomo nella notte tra sabato e domenica, dopo un lungo interrogatorio. Gli investigatori lo avevano localizzato sabato, nel quartiere Corvetto, in un appartamento di Milano. Secondo quanto riportato dai media italiani, sarebbero riusciti a rintracciarlo anche grazie al cellulare della moglie, mentre il telefono dell’uomo risultava spento.
L’individuazione dell’uomo potrebbe ora fornire risposte anche a chi, in questi giorni, si era chiesto se ci fosse una regia dietro ai disordini di piazza. Dai primi accertamenti, che necessitano di ulteriori sviluppi investigativi, starebbe emergendo che non c’è alcuna organizzazione sostenuta da un Paese straniero. Secondo l’Ansa, però, potrebbe esserci un movimento politico e religioso come i Fratelli Musulmani.
Nei confronti del trentenne – cittadino italiano di seconda generazione, di origine marocchina, con una formazione accademica in scienze politiche, esperto di Medio Oriente, giornalista freelance e attivista propal – la Procura di Milano ipotizza i reati di istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», il nuovo reato introdotto dal decreto sicurezza appena entrato in vigore. La richiesta di convalida del fermo è attesa nelle prossime ore. Spetterà quindi al giudice per le indagini preliminari fissare la data dell’udienza.
Nel cellulare dell’uomo gli inquirenti avrebbero rintracciato un file con le indicazioni sui luoghi in cui si sarebbero dovute svolgere le manifestazioni. Per Milano erano previsti tre punti di ritrovo, dai quali i partecipanti avrebbero dovuto confluire verso il centro in un «unico fiume». Venerdì il movimento aveva annunciato l’annullamento dei concentramenti precedentemente comunicati, precisando tuttavia che la mobilitazione sarebbe proseguita e che i nuovi luoghi di ritrovo sarebbero stati resi noti alle 14.30 di sabato. L’annuncio, però, non è mai stato pubblicato sui canali social del movimento. Resta da chiarire se e in che misura l’intervento degli investigatori abbia influito sulla mancata diffusione delle indicazioni.
In diecimila a Milano
Le manifestazioni si sono comunque svolte in diverse città italiane, tra cui Torino, Bologna, Roma, Milano e Firenze, in una giornata caratterizzata da un importante dispiegamento di forze dell’ordine e da episodi di tensione in alcune piazze. L’attenzione era particolarmente alta dopo le devastazioni registrate a Milano il fine settimana precedente, che avevano fatto scattare l’allerta in tutto il Nord Italia, fino al confine con il Ticino. Il capoluogo lombardo ha vissuto un’altra giornata di mobilitazione, sotto stretta sorveglianza. Il centro è stato presidiato da circa 1.400 operatori tra forze dell’ordine e militari, compresi 500 paracadutisti della Folgore. Secondo il Corriere della Sera, circa 10.000 persone sono scese in piazza, tra manifestanti contro il carovita e partecipanti a una mobilitazione in sostegno della Palestina.
Il corteo, nel complesso pacifico, è stato segnato da alcuni momenti di tensione e da interventi delle forze dell’ordine. Non si sono tuttavia verificati saccheggi su larga scala. In vista di possibili incidenti, diversi esercizi commerciali del centro avevano abbassato le saracinesche o protetto le vetrine. Il bilancio è di tre arresti e 41 denunce. Altre 167 persone, tra cui 56 minorenni e 43 cittadini stranieri, sono state accompagnate negli uffici di polizia per accertamenti. In totale, sono state identificate 2.885 persone, un numero pari a circa due terzi delle 4.292 identificate complessivamente in Italia.
Como presidiata
L’allerta si è estesa anche al confine con il Ticino, dove a Como numerosi commercianti avevano protetto le vetrine con pannelli di compensato in previsione di possibili disordini. Il centro cittadino è stato presidiato dalle forze dell’ordine, ma la giornata si è svolta senza gli assalti temuti: con il passare delle ore, alcuni negozianti hanno rimosso le protezioni e riaperto le attività, mentre il lungolago è rimasto affollato di turisti.
A contribuire alla tensione erano state anche alcune chat circolate nei giorni precedenti, contenenti minacce e liste di negozi da colpire. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, molti dei contenuti diffusi erano falsi. La prudenza è rimasta alta anche in considerazione dei disordini del fine settimana precedente a Milano, per i quali erano stati fermati anche due giovani ticinesi.
Il bilancio nazionale
Il bilancio provvisorio diffuso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza registra complessivamente nove arresti, 87 denunce e 371 persone accompagnate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni e 69 cittadini stranieri. In tutta Italia sono state identificate 4.292 persone. A Torino il corteo è degenerato in scontri, con lanci di bottiglie e petardi, cui la polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni; si sono registrati feriti. A Bologna, dopo il lancio di sassi, le forze dell’ordine hanno utilizzato manganelli, lacrimogeni e idranti, con diversi feriti. A Roma, alcuni manifestanti hanno raggiunto l’area del Colosseo e si sono verificati lanci di bottiglie nei pressi del Quirinale.
