«Abbiamo avviato trenta progetti, ora aspettiamo gli aiuti di Berna»

«Da questo evento estremo, che speriamo sia unico e irripetibile, cerchiamo di trarre gli insegnamenti per agire al meglio affinché in futuro sia possibile convivere ragionevolmente con la natura che non è più nostra amica come lo era in passato». Così il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali ha voluto ricordare la tragica alluvione che esattamente due anni fa ha causato morte e distruzione in Alta Vallemaggia. Ricordo con il quale il direttore del Dipartimento del territorio ha esordito questa mattina prima di presentare alla stampa quanto si è fatto da allora e quanto resta da fare per cercare di rimarginare le ferite inferte al territorio dalla furia degli elementi. «Anche dal profilo economico si è trattato di una devastazione che lascia sulle spalle dei Comuni colpiti un pesante carico, fonte di grande preoccupazione», ha proseguito Zali. L’ammontare dei danni, è stato confermato, si attesta a 100 milioni di franchi. Per ripristinarli i costi a carico del Cantone sono valutati in 44,5 milioni, mentre i sussidi della Confederazione si attestano a 14,3 milioni. A carico dei due Comuni colpiti i costi residui per la ricostruzione superano i 41 milioni. «Comuni, finanziariamente non solidissimi, che sono colpiti una seconda volta», ha affermato Zali, ricordando che per cercare di contenere il più possibile le ripercussioni economiche a carico di Cevio e Lavizzara il Consiglio di Stato e i due Municipi si sono impegnati a fondo affinché Berna conceda degli aiuti straordinari.
Auspicati tempi più celeri
La risposta del Consiglio federale vi è stata, ha rammentato Vitta, con la decisione di allestire un messaggio all’attenzione delle Camere federali per la richiesta di un contributo aggiuntivo agli usuali sussidi per coprire i costi di ricostruzione non solo in Ticino, ma anche nei Grigioni e in Vallese. «Dopo due anni da quel tragico evento siamo però ancora in attesa. La consultazione si è conclusa ed entro la fine dell’anno il Consiglio federale dovrebbe approvare il messaggio all’attenzione delle Camere», ha spiegato il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. «Non nascondo che ci attendevamo una maggiore tempestività. Ma, comunque, la prospettiva di ottenere ulteriori 10 milioni di franchi per le opere di ricostruzione in Alta Vallemaggia è confortante», gli ha fatto eco Zali.
Aggiornati i piani dei pericoli
Grazie alla pubblicazione dei piani delle zone di pericolo aggiornati dopo l’evento di due anni fa si sono potute meglio definire le opere di ripristino dei danni. I progetti di ricostruzione già avviati sono nel complesso 30, 14 dei quali si sono già conclusi. Tra questi figurano - tra i tanti elencati da Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni - il ripristino delle sorgenti di acqua potabile, la sistemazione di boschi di protezione o la sistemazione delle strade forestali. Altri 4 sono in corso d’esecuzione, mentre per i restanti 12 la fase di progettazione si trova a buon punto. Per completare il programma di ricostruzione e di adattamento del territorio dell’Alta Vallemaggia, ha annunciato Vitta, saranno necessari ulteriori messaggi governativi oltre a quello di 25 milioni già votato l’11 giugno del 2025 dal Gran Consiglio.
Una mano agli agricoltori
Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al settore agricolo, duramente colpito dall’alluvione. Ventiquattro aziende agricole, ha precisato Vitta, hanno subito danni e tre sono state addirittura distrutte. In collaborazione con i Comuni, le organizzazioni agricole e i servizi cantonali competenti, sono stati avviati importanti interventi di ripristino dei terreni danneggiati e di sostegno alle aziende colpite. «L’obiettivo che ci siamo posti è quello di recuperare la maggior superficie agricola possibile affinché l’attività del settore possa essere preservata», ha precisato il direttore del DFE, consapevole del fatto che per rimarginare le ferite del territorio ci vorrà ancora del tempo. Già nelle prossime settimane, ha comunque assicurato il sindaco di Lavizzara Gabriele Dazio, inizieranno i lavori di bonifica dei terreni toccati in maniera importante dall’alluvione (vedi CdT del 25 giugno). Parallelamente prenderanno il via le opere di arginatura dei corsi d’acqua danneggiati dalla piena di due anni fa.
Per quanto attiene al futuro Centro sportivo Lavizzara, Dazio ha confermato che lo studio di fattibilità conclude che, con i dovuti accorgimenti, la struttura potrà venir edificata, in posizione rialzata, un’ottantina di metri più a nord rispetto a dove si trova ora. Adesso si attendono gli esiti degli approfondimenti finanziari per capire se la costruzione e la gestione dell’opera siano sostenibili dal punto di vista finanziario. E a proposito di finanze, il sindaco di Lavizzara ha tenuto a sottolineare che dal giorno dell’alluvione ad oggi il Comune ha speso 8 milioni di franchi per le opere di ripristino. «Fin qui ce l’abbiamo fatta anche grazie alle preziose donazioni ricevute. Ora però serve che vengano sbloccati al più presto i fondi straordinari della Confederazione», ha chiosato Dazio.
Territorio da ricucire
Tra le opere più importanti che restano da eseguire sul territorio del Comune di Cevio vi sono quelle che rientrano nel progetto di ricucitura della frana di Fontana, Bosco e Mondada. Nel primo trimestre del prossimo anno, ha riferito la sindaca Wanda Dadò, è prevista la consegna del progetto di massima elaborato dal team multidisciplinare Baloi 3 guidato dallo studio Land Suisse, selezionato su un lotto di otto partecipanti alla procedura di prequalifica. L’investimento previsto è compreso tra i 5 e i 10 milioni di franchi.
