Abusi sul figliastro, «Ma io non ho fatto nulla»

«Non ho fatto nulla» così si è difeso questa mattina in aula davanti alla Corte delle Assise criminali presiedute dal giudice Mauro Ermani (a latere i colleghi Chiara Ferroni e Fabrizio Filippo Monaci) il 40.enne cittadino croato accusato di ripetuti atti sessuali con un fanciullo, figlio della sua attuale compagna.
I fatti
I fatti contestati all’imputato sono stati negati da quest’ultimo durante tutto l’interrogatorio condotto dal giudice. In particolare si tratta di due episodi in cui l’uomo avrebbe avuto degli approcci sessuali con il giovane, all’epoca minore di 16 anni. In un primo episodio - ha spiegato il giudice - l’imputato si trovava a letto con il ragazzo e mentre guardavano la tv da soli si è fatto masturbare dal giovane. Nel secondo episodio ha avuto un rapporto sessuale completo e uno orale con la vittima dopo avergli fatto vedere un film pornografico.
Il dettaglio fisico
«Dal verbale di confronto è emerso come il ragazzo si chieda perché l’imputato non si prenda le sue responsabilità e si assuma le sue colpe, ribadendo che queste cose sono successe davvero», ha evidenziato il giudice. «Altrimenti come farebbe il ragazzo a ricordarsi di un dettaglio fisico molto intimo dell’uomo? Bisogna trovarsi molto vicini per riuscire a notarlo». Non solo. Il presidente della Corte ha anche ribadito come l’imputato fosse solito fare ricerche di contenuti pornografici «incestuosi in senso lato». «Anche rapporti con figliastri. Se ha fatto queste ricerche significa che quelle cose gli piacciono. Quindi anche i rapporti semi incestuosi ma l’incesto è un reato».
Altri reati sessuali
L’imputato, ha evidenziato Ermani, aveva già commesso altri abusi sessuali e molestie nei confronti della nipotina della compagna, pure lei - all’epoca - minore di 16 anni. «Lei aveva già il vizietto», ha sottolineato ripercorrendo i fatti di quel decreto d’accusa, «ha già fatto cose che non doveva fare sul piano sessuale».
Circostanza anche questa negata dall’imputato che però aveva ammesso in precedenza e per la quale era stato condannato.
La requisitoria
Dal canto suo la procuratrice pubblica Chiara Buzzi ha sottolineato nella sua requisitoria come le versioni dell’imputato siano state poco coerenti, logiche e lineari oltre al fatto di negare le accuse. «Si è sempre trincerato dietro le negazioni». La gravità dei fatti, ha spiegato Buzzi, è aumentata dall’averli commessi nei confronti di un adolescente con il quale aveva uno stretto legame: «Come compagno della mamma ha saputo conquistarsi il rapporto di padre che dovrebbe proteggere i figli, soprattutto quando si trovano nel pieno dell’adolescenza. La vittima è sempre stata credibile nei suoi racconti quando confidava gli abusi subiti». Secondo la pp, nei suoi confronti «ci sono stati ripetuti atti sessuali». La colpa nei confronti dell’imputato è grave sia da un profilo oggettivo che soggettivo, ha sottolineato Buzzi: «Oggettivamente perché ha colpito il figliastro che lo considerava un padre e soggettivamente perché l’imputato non aveva nessun bisogno di arrivare a quel punto, come adulto e con una vita sessuale soddisfacente. Non ha nemmeno mai ammesso i fatti, cosa che avrebbe aiutato la vittima ad elaborare il tutto. Non c’è nessuna scemata imputabilità, nessun pentimento. L’imputato aveva tutti gli strumenti per non delinquere e non l’ha fatto».
«È evidente che queste pratiche estreme lo eccitano a tal punto che vuole riprodurle nella realtà. L’imputato non si tira indietro rispetto alle sue pulsioni. Salvo poi negare tutto. Quando c’è qualcosa di troppo difficile da ammettere lui si trincera dietro il ''non è mai successo''. Questo dà maggiore credito alla versione della vittima». Per queste ragioni la pp ha chiesto nei suoi confronti una pena di 36 mesi di carcere da espiare, deducendo il carcere preventivo già sofferto. L’uomo si trova infatti dietro le sbarre dal 24 dicembre 2023.
L’arringa
«Questa vicenda porta alla luce aspetti di grande tristezza» ha esordito l’avvocato Fabio Käppeli, patrocinatore del 40.enne, nella sua breve arringa difensiva. «La situazione famigliare di partenza dell’imputato, tanto per cominciare, e poi la tristezza dei fatti che gli sono rimproverati dal figlio della attuale compagna». Käppeli ha spiegato come già l’infanzia dell’imputato sia stata particolarmente difficile in Croazia. «Ha perso la madre a 7 anni e non ha mai conosciuto il padre, è stato in diversi istituti. Quando conosce la sua compagna, si reca in Svizzera sperando di trovare stabilità ma trova anche in questo caso una famiglia già frammentata e una realtà complicata. In questo contesto prova a portare un po’ di stabilità assumendo il ruolo di padre per il figliastro». L’imputato, sottolinea ancora il difensore, è sempre stato lineare nel suo negare di aver commesso questi atti, «ha sempre detto di non voler fare del male e non si è mai sottratto agli accertamenti». «È anche difficile - ha continuato Käppeli - contestualizzare delle accuse a 12 anni dai fatti (che sarebbero avvenuti tra il 2011 e il 2012, ndr.) anche perché i legami in famiglia erano tutt’altro che sani».
Per queste ragioni e in virtù del principio in dubio pro reo, il difensore ha chiesto il proscioglimento e l’immediata scarcerazione del 40.enne.
Infine l’imputato che poteva beneficiare dell’ultima parola davanti alla Corte, ha preferito non dire nulla.
La sentenza è attesa nel pomeriggio.
