La guerra

«Accordo mai così vicino» e Ginevra si mette in gioco

Secondo Reuters, già domenica le delegazioni di Stati Uniti e Iran potrebbero arrivare in Svizzera per la firma del protocollo d’intesa – Al netto dei proclami, resta da capire quale sarà il contenuto del testo eventualmente accettato dalle due parti in conflitto
© AP Photo/Mohammed Zaatari
Paolo Galli
12.06.2026 23:05

Una delle notizie che giravano oggi in tarda mattinata indicava come possibile un incontro decisivo a Ginevra. Già domenica. Lo riportavano, d’altronde, fonti autorevoli come Reuters e Bloomberg. Certo, specificavano: prima di arrivare alla firma di un memorandum, andrebbero definiti i dettagli. E un accordo simile si gioca proprio sui dettagli, che quindi dettagli non sono. A quel punto, trovata un’intesa sul testo, a Ginevra si presenterebbero da una parte il vicepresidente americano JD Vance e, dall’altra, il presidente del Parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf. Roba da pezzi grossi. Sarà davvero così? E nel caso, verrebbe poi scelta Ginevra quale sede del vertice?

Prima le smentite

Difficile confermare simili speculazioni, soprattutto alla luce delle dichiarazioni piovute da una parte come dall’altra. In tarda serata, ad esempio, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che il memorandum «sarà firmato da remoto».

Se si sono fermate le bombe - per ordine dettato da Donald Trump giovedì sera -, non altrettanto si può dire per le minacce. E lo stesso presidente americano, nel pomeriggio, attraverso il proprio profilo Truth e a suon di maiuscole, tuonava: «Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare sono fake news e NON hanno NULLA a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno riferito, inclusa la loro debole e patetica dichiarazione di aver raggiunto un accordo, non ha alcun riscontro nella realtà. Persone molto disonorevoli con cui trattare. Con loro, non esiste il concetto di trattare in buona fede. INCREDIBILE! Inoltre, il loro attacco con droni, totalmente respinto, di questa sera contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz è ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE. Meglio che si diano una mossa, e in fretta!». Non proprio parole al miele, insomma. Ma le smentite sono giunte anche da parte iraniana, con la solita agenzia Fars a riportare ancora la voce scettica del regime e con Irna a riferire che l’Iran non intende rinunciare al controllo dello Stretto di Hormuz, il quale «non sarà mai concesso» in gestione agli Stati Uniti. «L’unico punto menzionato - si legge - è la normalizzazione del transito attraverso lo Stretto al termine della guerra, il ripristino della sicurezza marittima da parte degli Stati costieri, la fine del blocco illegale e la rimozione delle minacce alla navigazione commerciale da parte di Stati Uniti e Israele».

Poi le aperture

Annunci, smentite: un giorno come tanti, verrebbe da dire, quello di oggi. Vale da qualche mese a questa parte. A fare la differenza, forse, è stato il passo avanti fatto dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che su X ha scritto: «Possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace. Il Pakistan sta lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi. La pace non è mai stata così vicina come ora». Un annuncio, questo, non proprio come tutti gli altri, da parte di uno dei principali attori negoziali. Un altro attore potrebbe, come detto, stagliarsi all’orizzonte: la Svizzera. E la Svizzera, al di là delle indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, si è offerta a tutti gli effetti come sede per l’eventuale firma del protocollo d’intesa, «qualora le due parti dovessero concordarlo», come ha indicato il Dipartimento federale degli affari esteri sollecitato da Keystone-ATS. Stando al suo portavoce Nicolas Bideau, il DFAE sarebbe in stretto contatto con entrambi i Paesi, con Stati Uniti e Iran. E Berna «è pienamente mobilitata» in vista di un simile appuntamento. Bideau ha spiegato: «Il DFAE sta svolgendo un ruolo di mediatore per sostenere gli sforzi volti alla stipula di un memorandum of understanding destinato a consolidare la tregua e ad aprire la strada a una distensione nel contesto del conflitto». Oggi, tra l’altro, i capi delle diplomazie di Pakistan e Svizzera, Mohammad Ishaq Dar e Ignazio Cassis, si sono parlati proprio per delineare un eventuale incontro.

I punti e i dubbi

Ora sappiamo che l’accordo è vicino, ma nessuno ancora può sbilanciarsi sul contenuto del protocollo d’intesa. Anche perché entrambi i fronti hanno evidenziato chiare linee oltre le quali non avevano intenzione di spingersi. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in questo senso ha chiesto ai media di evitare le speculazioni. Secondo quanto trapelato, però, il testo conterrà indicazioni in merito a futuri dialoghi sul programma nucleare iraniano così come sull’alleggerimento delle sanzioni americane. Dovrà anche includere un’apertura definitiva dello Stretto di Hormuz e la revoca da parte degli Stati Uniti del blocco navale. Ma su questo punto sarà interessante capire, in un secondo momento, chi gestirà il flusso. E poi ci sono le questioni che riguardano Israele e Libano. Lo stesso Araghchi, rivolgendosi alla nazione, ha affermato che il memorandum d’intesa porrà fine al conflitto su tutti i fronti, compreso quello libanese. Una pace difficile, ora come ora, da immaginare, anche perché sia Benjamin Netanyahu, sia Hezbollah, non sembrano ancora pienamente coinvolti nel progetto di pace.

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