Addio a Cristina Casari, collega e amica indimenticabile

La notizia della scomparsa improvvisa di Cristina Casari ha lasciato tutti noi nello sgomento. Un dolore difficile da accettare, perché fino a pochi giorni fa Cristina era al suo posto, come sempre. Giovedì sera aveva ancora chiuso le pagine della redazione sportiva del Corriere, con quella professionalità, quella dedizione e quella affidabilità che da anni rappresentavano una certezza per colleghi e collaboratori.
Prima ancora che una collega, Cristina era un’amica. Generosa, fedele, entusiasta, possedeva una rara capacità: quella di portare serenità, buonumore e sorrisi in redazione. I ricordi si affollano numerosi e preziosi. Tra i più cari, quelli legati al periodo natalizio, quando non mancava mai di sorprendere ciascuno di noi con i suoi sacchetti di dolci e leccornie preparati con amore nella cucina di casa, accompagnati da un biglietto personale. Gesti semplici ma profondamente significativi, che raccontavano meglio di qualsiasi parola la bontà d’animo e la straordinaria generosità di una donna a cui tutti, senza eccezione, volevano bene.
Cristina è stata una presenza costante e preziosa nella vita della redazione. Spesso era lei a garantire i delicati turni di chiusura, sempre con competenza, precisione e disponibilità. Qualità professionali rare, che si accompagnavano a una grande umanità.
Il suo grande amore sportivo è stato il pattinaggio artistico, disciplina che aveva praticato con passione e dedizione e della quale è diventata negli anni una firma autorevole e una stimata commentatrice. Ma le sue passioni non si fermavano qui. Amava il Liverpool e proprio di recente era stata ad Anfield Road insieme al marito Carlo per celebrare un doppio traguardo importante: i suoi 60 anni e i 40 anni di matrimonio. Un viaggio speciale, regalo dei loro tre figli. Nel suo cuore trovavano spazio anche l’HC Lugano e, fuori dal mondo dello sport, il mito intramontabile di Elvis Presley, di cui conosceva ogni canzone.
Il suo impegno per il giornalismo sportivo ticinese si è espresso anche attraverso l’ATGS, l’Associazione ticinese giornalisti sportivi, della quale è stata per lungo tempo la storica segretaria. Un ruolo svolto con passione e dedizione fino a poche settimane fa, quando l’assemblea dell’associazione le aveva tributato un caloroso e sentito applauso di ringraziamento per il prezioso lavoro svolto nel corso degli anni.
Lo scorso anno, Cristina aveva festeggiato proprio il traguardo dei sessant’anni, organizzando una grande festa, circondata dall’affetto di familiari, amici e colleghi. Una serata che oggi assume un significato ancora più profondo: quello di un abbraccio collettivo a una persona che per tutta la vita ha saputo donare attenzione, affetto e disponibilità agli altri.
Cristina lascia il marito Carlo, i figli Simona, Matteo e Michelle e l’amata nipotina Hayley, ai quali si stringono con affetto amici, colleghi e tutte le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerla.
A loro, e a Cristina, va il nostro pensiero più sincero. Nel ricordo di una collega esemplare, di un’amica autentica e di una persona davvero unica, il cui sorriso e la cui gentilezza continueranno ad accompagnarci ogni giorno.
La dote dell'empatia
Una delle principali doti professionali di Cristina era l’empatia. È grazie all’empatia che riusciva a entrare in connessione con gli sportivi che intervistava. Per ricordarla, pubblichiamo qui, oggi, questo passaggio di una sua intervista all’amato Stéphane Lambiel, da noi pubblicata nel marzo del 2008 in occasione dei Campionati del mondo di pattinaggio artistico di Göteborg. Cristina amava definire Lambiel come «il piccolo principe di Saxon». Ecco il brano.
Non è mai stata una persona paziente, Stéphane Lambiel. E oggi morde il freno, non vede l'ora di scendere in pista per presentare il suo «Carne cruda». E, paradossalmente, non gli interessa tanto il risultato quanto piuttosto «restare nella memoria della gente. Portare un reale progresso alla disciplina». Da questo punto di vista, possiamo stare tranquilli, Stéphane Lambiel è diverso da tutti gli altri pattinatori perché è innanzitutto un artista. «Ho comunque molta voglia di confrontarmi e di battermi con gli altri. Ma non ne faccio una priorità assoluta: non devo più provare a nessuno di saper vincere, i miei due titoli di campione del mondo, le mie medaglie d'argento europee e olimpica lo dimostrano da soli. Per me la competizione ha ora un'altra valenza: voglio piacere al pubblico, lasciare una traccia, dare un'impronta al pattinaggio con programmi riusciti. Non è che non mi piaccia vincere, per carità. È bello essere sul podio, magari sul gradino più alto. Ma il mio ruolo, adesso, è quello di dare emozioni, di dividere la mia passione con il pubblico. Ieri, qualcuno mi ha detto: “Quando sei sul ghiaccio non si riesce a distogliere lo sguardo da te”. Ciò significa che, dentro di me, ho ancora qualcosa da dire alla gente e che devo condividerlo».
