Democrazia

Affitti a un prezzo equo, a Berna la porta è socchiusa

Il Consiglio federale invita a respingere l’iniziativa sulle pigioni, che chiede «controlli regolari e automatici» per evitare abusi – Proposto un controprogetto indiretto, ma l’Associazione degli inquilini alza un muro: «Decisione scandalosa»
© CHRISTIAN BEUTLER
Luca Faranda
25.09.2026 20:30

La Svizzera è un Paese di inquilini: poco più del 60% della popolazione è tenuto a pagare un affitto. Si tratta, secondo le stime, di 2,4 milioni di economie domestiche. Il problema? Trovare un alloggio, oggi, non è facile. I prezzi, in determinate località, sono quasi proibitivi. E c’è anche chi ne approfitta: proprio per questo motivo, l’Associazione degli inquilini (ASI) e il campo rossoverde hanno promosso l’iniziativa «Sì alla protezione contro pigioni abusive», anche nota come Iniziativa sulle pigioni. Oltre a inserire nella Costituzione la definizione di pigione abusiva, il testo chiede in particolare di verificare automaticamente e periodicamente le pigioni per evitare abusi.

Oggi, il Consiglio federale si è detto contrario all’iniziativa. «La sua attuazione comporterebbe l’istituzione di un sistema di controllo delle pigioni estremamente oneroso». Non solo. Per il Governo, questa proposta potrebbe anche provocare un calo degli investimenti nel settore edilizio, «senza portare a una protezione efficace contro gli abusi».

Tuttavia, invece di una modifica costituzionale, il Governo intende proporre ed elaborare entro il prossimo anno un controprogetto indiretto. Apre dunque la porta a una modifica di legge.

Regole poco trasparenti

Berna lo ammette: «Le regole attualmente in vigore sulle pigioni abusive sono complesse e in parte poco trasparenti». Già oggi infatti, secondo le normative vigenti, una pigione può essere considerata abusiva se il locatore ne ricava un profitto eccessivo. Tuttavia, oggi accade raramente perché il sistema è poco chiaro e nella pratica questo aspetto non viene quasi mai controllato. Occorre intervenire. In che modo? Il Consiglio federale prevede «una pigione di riferimento statistica per la determinazione della pigione iniziale e un’indicizzazione nel rapporto di locazione in corso». Tradotto: ciò significa facilitare la fissazione degli affitti in base ai prezzi di mercato (tramite un modello statistico) e legare maggiormente gli affitti al rincaro (e non più al tasso ipotecario di riferimento come oggi).

Il Consiglio federale, da un lato, vuole così favorire anche chi affitta case o appartamenti: l’obiettivo dichiarato è infatti «assicurare buone condizioni quadro per gli investimenti nella costruzione di abitazioni da dare in locazione». Stando al Governo, queste regole più chiare e trasparenti consentiranno a locatari e locatori di verificare più rapidamente e facilmente se una pigione è abusiva. E la verifica automatica e periodica dei prezzi degli affitti? «Non è necessaria», risponde il Consiglio federale.

L’ASI insorge

I promotori come hanno accolto la posizione del Governo? L’Associazione svizzera degli inquilini parla di «decisione scandalosa». Di più. Il Consiglio federale «gioca a fare il piromane con la divisa da pompiere», critica dal canto suo il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga (PS/GE), presidente dell’ASI. Partito socialista e ASI sostengono infatti che il Governo stia proponendo una modifica del sistema e non un controprogetto.

«Se gli affitti vengono svincolati dai costi reali e dal tetto massimo di profitto, e ai proprietari viene data carta bianca per fissarli, non ci saranno limiti. I proprietari potrebbero intascare profitti sempre maggiori a spese degli inquilini, e farlo con una giustificazione legale», spiega il PS. Il motivo? Il Consiglio federale vuole che gli affitti non siano basati sui costi effettivi, «ma su un affitto statisticamente comparabile, ad esempio, in caso di trasloco. Ciò significa che, poiché gli affitti sono già eccessivi, questi diventerebbero un riferimento per affitti ancora più alti». Il PS teme così una «spirale di aumenti degli affitti senza fine». Ovvero, l’opposto di quanto auspicava l’iniziativa.

Se ne riparla nel 2027

E ora? Il Consiglio federale non ha ancora concretizzato la controproposta. Ora il Dipartimento federale dell’economia (DEFR), diretto da Guy Parmelin, dovrà elaborare una proposta di legge: ci sarà una consultazione nei primi mesi del 2027, mentre il messaggio al Parlamento è atteso per la fine del prossimo anno.