Aiuti ai media, il pacchetto è più leggero: alla stampa locale un milione in due anni

Il pacchetto di aiuto ai media è passato da 2 milioni di franchi «spalmati» su quattro anni a un milione su due anni (2027-2028). La maggioranza della Commissione gestione e finanze ha infatti proceduto ad alleggerire quanto messo sul piatto dal Governo a fine gennaio. I motivi dietro questa decisione sono essenzialmente due: quello finanziario, che vede una forte pressione sui conti del cantone a partire dal 2029, e quello legato alle discussioni a livello federale. Come evidenziato nel rapporto dei relatori Samantha Bourgoin (Verdi) e Maurizio Agustoni (Centro) – sostenuto anche dal PS e parte del PLR – «è opportuno mantenere una certa agilità finanziaria, nonché tenere conto di eventuali sviluppi favorevoli alla stampa cantonale sul piano federale che potrebbero far venire meno le ragioni dell’aiuto». Ad ogni modo, rispetto alla proposta del Consiglio di Stato, la Gestione non ha modificato le modalità degli aiuti: il contributo cantonale verrà suddiviso fra quelle realtà editoriali che adempiono ai requisiti posti dalla Legge sulle poste. Questo modello circoscrive dunque il sostegno alle 5 realtà editoriali che beneficiano del sostegno federale: Corriere del Ticino, La Regione, Rivista di Lugano, Informatore e Tessiner Zeitung. «La situazione», ha spiegato Bourgoin riguardo al futuro degli aiuti ai media a livello federale «è ancora in evoluzione ma riteniamo assolutamente indispensabile un sostegno ai media, in particolare in questo momento di transizione». Visto che le bocce non sono ancora del tutto ferme, la maggioranza della Commissione ha ritenuto di fare un passo alla volta. Si comincia, dunque, con un milione di franchi per due anni. «Ciò non preclude che fra due anni si possa tornare a discuterne, avendo però maggiore chiarezza sull’evoluzione degli aiuti ai media a livello federale», ha sottolineato ancora la co-coordinatrice dei Verdi. Sul piano nazionale, lo ricordiamo, è stata posta in consultazione un’estensione del sostegno alla distribuzione mattutina dei quotidiani mentre si discute anche di nuove basi legali per un sostegno ai media elettronici e online.
Un altro aspetto che ha occupato la Commissione riguarda la compatibilità o meno rispetto al voto del 2022, quando il popolo svizzero aveva bocciato gli aiuti alla stampa. La maggioranza della Gestione, su questo tema, rileva che l’aiuto proposto dal Consiglio di Stato va nella direzione «di sostenere la pluralità linguistica della stampa svizzera e la pluralità di opinioni all’interno del contesto cantonale», e dunque esclude automaticamente i grandi gruppi mediatici d’Oltralpe. In questo modo, come si evince dal rapporto, «cade il principale motivo invocato dagli oppositori agli aiuti ai media respinti dal popolo svizzero (e ticinese)», dunque il sostegno non è incompatibile con il responso delle urne. Inoltre, secondo i relatori, l’entità dell’aiuto previsto non va a compromettere la libertà d’opinione degli editori.
«La via peggiore»
Di tutt’altro tenore il rapporto di minoranza che - pur riconoscendo le difficoltà del settore - boccia ogni tipo di aiuto. Secondo i relatori Alain Bühler (UDC) e Daniele Piccaluga (Lega) è lo strumento adottato a essere sbagliato. «Il Consiglio di Stato propone oggi esattamente ciò che aveva escluso nel 2021 senza spiegare cosa è cambiato, ignora il voto popolare del 2022 contro il finanziamento diretto dei media, presenta un sussidio diretto come se fosse assimilabile al modello federale quando non lo è, e lancia un nuovo compito statale senza definire nessun obiettivo verificabile né criteri di uscita». Per Bühler, la proposta «non ci convince perché l’Esecutivo ha scelto la via peggiore, quella del sussidio diretto, fortemente problematica. Ci troviamo con una linea diretta finanziaria tra lo Stato e la redazione». Per il capogruppo democentrista, inoltre, «a livello federale già ci si è mossi». Ad ogni modo, visti i rapporti di forza, è probabile che il pacchetto cantonale di aiuti ai media passi lo scoglio del Parlamento. In quel caso, l’UDC raccoglierà le firme? «Le valutazioni le faremo solo dopo il risultato in aula ma è altamente probabile che lanceremo il referendum», ha concluso Bühler.
