Aiuto alla stampa in Ticino, ATG: «Un “sì” incoraggiante»

È tutto pronto per la discussione in aula sull’aiuto alla stampa. Oggi la Commissione della gestione del Gran Consiglio ha infatti presentato e firmato due rapporti: uno di maggioranza, favorevole all’aiuto, e uno di minoranza, che invece lo contrasta. «Sin dal 2020 la nostra associazione ha promosso e seguito questo atto parlamentare che, nel concreto, è un gesto sostanzialmente simbolico in favore della stampa scritta», scrive in una nota l’Associazione ticinese dei giornalisti (ATG). Si tratta «di un modo con cui la politica fa capire alle singole testate che non sono lasciate da sole a combattere la battaglia con cui devono confrontarsi da quando la rivoluzione digitale ha invaso le nostre vite e indebolito negli anni la tenuta finanziaria delle rispettive redazioni».
«Il giornalismo è un pilastro del sistema democratico»
Questo aiuto, scrive ancora l’ATG, «è un segno “più” in un contesto segnato da troppi segni “meno”: meno entrate pubblicitarie, meno abbonati, meno impiegati, meno giornalismo. E non è soltanto una questione che riguarda la nostra professione, bensì un problema che investe tutta la nostra società». Il giornalismo «è unanimemente considerato uno dei pilastri su cui poggia il nostro sistema democratico, uno spazio che promuove e facilita il dibattito pubblico e la formazione dell’opinione pubblica». Bocciare l'aiuto in Ticino, come intende fare il rapporto di minoranza firmato oggi dalla commissione, «equivale a chiudere gli occhi davanti a questa realtà e a fare al tempo stesso anche un torto al sistema democratico, che i politici tanto dicono di voler sempre difendere».
L'auspicio
L’augurio «è che in Gran Consiglio possa imporsi il segno “più”, come pure auspichiamo che a livello federale vengano gettate le basi per una vera politica dei media nel nostro paese, oggi (quasi) del tutto assente. E questo in un contesto in cui il mercato pubblicitario online svizzero viene regolarmente saccheggiato dalle grandi piattaforme social statunitensi, senza che da Berna si possa anche solo intravedere un’azione di contrasto per frenare queste ingenti perdite finanziarie a danno del giornalismo svizzero». In conclusione «è dunque finalmente arrivato il momento di invertire la tendenza di questi ultimi anni e di passare al segno “più”, perché vuol dire anche più sicurezza per la nostra democrazia».
