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Ad affermarlo sono fonti militari israeliane secondo cui al momento non sono stati rilevati segnali di «nessuna preparazione concreta» o «movimenti operativi» che indichino la possibilità di un attacco imminente contro Israele da alcun fronte – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Il punto alle 8.00
Fonti militari israeliane hanno affermato che al momento non sono stati rilevati segnali di «nessuna preparazione concreta» o «movimenti operativi» che indichino la possibilità di un attacco imminente contro Israele da alcun fronte: lo riporta Haaretz. Tali indicazioni riferite da fonti militari sono dunque non concordanti rispetto a quanto affermato dal premier Benjamin Netanyahu, che durante una visita alla base aerea di Tel Nof ha parlato dell'esistenza di «segnali» secondo cui, «in vista delle elezioni», i «nemici» del Paese «cercheranno di attaccare». Tale dichiarazione, sottolinea Haaretz in base a quanto riferito dalle fonti citate, ha sollevato interrogativi all'interno delle agenzie di sicurezza israeliane, che finora non hanno preso decisioni circa un innalzamento del livello di allerta dell'esercito, la mobilitazione dei riservisti o la convocazione di personale cruciale per le emergenze.
Dopo aver incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per un briefing sulla sicurezza, anche il leader dell'opposizione Yair Lapid ha dichiarato che «non c'è motivo di gettare la popolazione nel panico», criticando implicitamente il premier per aver sostenuto l'esistenza di un complotto pre-elettorale volto ad attaccare Israele. In un post sui social media rilanciato dal Times of Israel, Lapid ha affermato: «Le minacce alla sicurezza vanno gestite con professionalità e responsabilità. La sicurezza di Israele e le basi dell'Idf non sono lo scenario adatto per video elettorali». «In ogni caso, le elezioni si terranno regolarmente e nessuno ha scuse per ostacolarle», ha aggiunto. Lapid ha riferito di aver chiesto a Netanyahu di convocare un incontro a cui partecipassero loro due insieme al capo dello Shin Bet e al presidente della Commissione elettorale centrale, «per garantire che tutti siano aggiornati e coordinati in vista delle elezioni».
Gli Stati Uniti, intanto, offrono una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni capaci di compromettere i «meccanismi finanziari» del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) dell'Iran. Lo ha annunciato il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Tommy Pigott, nell'ambito degli sforzi americani per aumentare la pressione economica sul governo di Teheran. Gli Stati Uniti avevano già offerto in passato la stessa ricompensa, oltre ad altre multimilionarie, per informazioni sull'Iran, tra cui, ad agosto, la promessa di pagare 10 milioni per informazioni che portassero all'identificazione di cinque alti comandanti dei pasdaran. In una dichiarazione, Pigott ha anche affermato che gli USA hanno imposto sanzioni a otto nuove entità e cinque nuovi individui per il presunto coinvolgimento nell'approvvigionamento e nella proliferazione di armi o componenti di armi per l'Iran. Non è chiaro se questi siano distinti dai 10 individui ed entità che il Dipartimento del Tesoro USA ha in precedenza sanzionato per lo stesso motivo. «Continueremo a collaborare con i nostri partner per smantellare le reti di proliferazione iraniane e impedire al regime iraniano di accedere ai beni, alla tecnologia, ai finanziamenti e ai servizi che alimentano queste attività», ha assicurato Pigott.
