Almeno un altro anno d'attesa per l'ex oratorio di Giubiasco

«Desideriamo che finalmente la cittadinanza possa vedere realizzato quanto promesso anni fa». Alla (travagliata) storia dell’ex oratorio di Giubiasco, il Municipio di Bellinzona è deciso a mettere un punto. O, meglio, trovare un lieto fine, dopo un’attesa tanto lunga da divenire «logorante, un po’ per tutti». Da noi contattato, Henrik Bang, capodicastero Opere pubbliche, spiega che i lavori al comparto, dopo anni di stop, dovrebbero riprendere tra non molto: «A inizio autunno, speriamo». Una tempistica evocata già un paio di settimane fa, al Mercato coperto di Giubiasco, nell’incontro fra Municipio e quartiere. «Se tutto va bene», ribadisce Bang, «riprenderemo in quel periodo i lavori, che dureranno verosimilmente un anno. A fine 2027 potremmo riuscire a vedere completate le opere». Il comparto, lo ricordiamo, ospiterà - oltre alle già insediate Fondazione Vita Serena e biblioteca regionale - uno spazio dedicato a una sala multiuso per rappresentazioni culturali e artistiche o attività associative e formative.
Un lungo iter
Prima, però, il Municipio dovrà ultimare un lavoro certosino: rifare i calcoli. Era il lontano 2015, del resto, quando il Consiglio comunale di Giubiasco approvò un credito di 7,95 milioni di franchi per la riqualifica del comparto dell’ex oratorio. Passato, con l’aggregazione, in mano a Bellinzona, il dossier entrò nella fase successiva nel giugno 2017, con l’inizio dei lavori. Ma nell’aprile del 2020 il cantiere venne improvvisamente fermato con l’emergere degli ormai noti sorpassi di spesa che comportarono lo stop contemporaneo anche ai progetti dello stadio Comunale e del Policentro della Morobbia a Pianezzo. Il preventivato costo complessivo dell’intervento era lievitato fino a circa 10,3 milioni di franchi, con un aumento del 28%.
Negli anni successivi, il Municipio decise di ripensare il progetto, individuando nel comparto il luogo ideale per la creazione di un Centro sociale e culturale intergenerazionale della Città. Di qui la decisione, a maggio 2022, di approvare un credito suppletorio di 2,71 milioni di franchi. Il ricorso di un privato, tuttavia, tenne congelato il progetto fino alla primavera dello scorso anno, quando – dopo il «niet» del Tribunale amministrativo cantonale – il ricorrente decise di non rivolgersi al Tribunale federale.
Non stupisce, allora, che dopo così tanto tempo si parli, appunto, di ricalcolare le spese. Come spiegato da Bang nel corso dell’incontro con il quartiere, i preventivi utilizzati per il credito suppletorio risalgono al 2021, cioè «a una situazione economica e geopolitica estremamente diversa da quella attuale», in cui i rincari dovuti alla guerra in Ucraina e alla crisi energetica, per esempio, non possono certo essere ignorati.
Pronti a limare
Quando il citato ricorso colpì il progetto, le procedure d’appalto si trovavano in fase avanzata. Su un totale di trenta concorsi, oltre una decina erano già risultati nella contrattualizzazione della commessa (con conseguente regolazione dei rincari), mentre altri – pur avendo già decretato una ditta «vincitrice» – non erano ancora stati finalizzati. Alcuni concorsi, invece, non erano ancora stati pubblicati. «Nel limite del possibile» spiega Bang al CdT, «vorremmo confermare gli appalti con le ditte che, ormai cinque anni fa, se li erano aggiudicati». Per alcuni, tuttavia, si renderà necessario rinegoziare la commessa tenendo conto dei rincari. Per altri, invece, bisognerà rifare tutto da capo, come in un caso nel quale la ditta appaltatrice è fallita. Specialisti e progettisti stanno esplorando le opzioni, e l’Esecutivo conta, entro fine estate, di avere una visione d’insieme sui nuovi costi. «Malgrado le incertezze e i rapidi cambiamenti, in questi anni, del contesto economico, il Municipio intende restare nei 2,71 milioni preventivati». Se necessario, chiarisce lo stesso capodicastero, anche «limando», dove possibile, alcuni dettagli del progetto. «Siamo ottimisti. In questi mesi abbiamo ottenuto segnali di disponibilità da parte dei progettisti e delle ditte: c’è voglia, per tutti gli attori coinvolti, di portare a termine i lavori». Ospite del comparto, la biblioteca regionale aperta lo scorso dicembre ha decisamente fatto centro: «Abbiamo ricevuto una risposta entusiasta della popolazione. L’apertura dello spazio aggregativo sarebbe la ciliegina sulla torta». E se tutto dovesse andare liscio – evitando nuovi ricorsi – a fine 2027, come detto, il piano potrebbe finalmente divenire realtà.
