Alphabet a caccia di fondi per l'IA, «ci vogliono 80 miliardi»

Google scommette sull'intelligenza artificiale e punta a raccogliere 80 miliardi di dollari per finanziare i suoi investimenti e restare così competitiva nella corsa a quella che è ritenuta la tecnologia del futuro.
Nella sua caccia a fondi freschi, Alphabet ha annunciato un accordo con Berkshire Hathaway, alla quale venderà azioni per 10 miliardi consolidando il loro rapporto. Gli altri 70 miliardi saranno raccolti nel corso del 2026 tramite vari strumenti finanziari, quali offerte pubbliche sottoscritte e collocazioni dirette sul mercato.
I fondi saranno usati per finanziare l'espansione dei data center e per assicurarsi la capacità di calcolo necessaria per l'addestramento e l'esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale. Il piano di Google mette in evidenza come gli hyperscaler guardino con maggiore interesse alle riserve di capitale esterne per finanziare le loro ambizioni infrastrutturali molto costose.
Davanti a loro le sfide sono infatti molte e non riguardano solo i significativi investimenti necessari. C'è infatti da superare lo scetticismo degli americani, i timori delle autorità e i limiti relativi all'offerta di energia. Problemi che Google sta cercando di ovviare. Di recente ha acquisito Intersect, azienda che sviluppa impianti eolici e solari, per reperire ulteriore energia elettrica per i suoi data center.
La spinta di Google arriva mentre Trump firma l'atteso ordine esecutivo sull'intelligenza artificiale che prevede, fra altro, la creazione di un centro di scambio informazioni sull'IA per la sicurezza informatica, in collaborazione volontaria con il settore.
La firma era attesa nelle scorse settimane ma Trump l'ha posticipata perché il provvedimento che gli era stato sottoposto non lo soddisfaceva. Secondo indiscrezioni, la Casa Bianca si è spaccata sull'ordine. Lo zar dell'intelligenza artificiale David Sacks si è infatti schierato a favore dell'imposizione di poche regole in modo che l'industria americana possa competere con la Cina.
Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha invece spinto per alzare barriere su modelli di IA tipo Mythos temendo che possano essere usati dalla Cina. Il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent hanno spinto per far sì che i colossi dell'intelligenza artificiale offrano volontariamente al governo la possibilità di valutare i loro modelli.